Verginità

Zuzanna Ginczanca

 

Zuzanna Ginczanca

 

Se non sono radice e solo questo,
ahi, quando si vedranno il mio stelo e i miei fiori,
e quando nasceranno i frutti?
Quale giorno attende il tempo, quale l’aria,
e perché Dio mi vuole lancia oscura
nella sua dura terra?
Non è che non voglio più essere radice
quando già posso esser tronco, foglie, rami,
dei miei fiori più belli.
Frutto fra i denti degli uomini,
voglio continuare ad essere radice.
Spiccare il salto trascinando terra
e unirla al cielo.
Sempre radice, tra il grano
scuro come ora sono scura.
Ma andando verso il regno del volo,
camminando tra le brezze; essere il porto degli uccelli,
il legno della nave, e che le coppe
si colmino del mio corpo e della mia essenza.
Se non spero d’essere fiore, aprirmi in frutto,
avere tra le mani terra e cielo,
vibrare come colonna tra i due…
Tu Dio; tu che mi hai creato, non costringermi
ad essere una radice della terra:
radice, solo radice: profonda radice!

Traduzione di Gabriele Morelli

Poesia n. 321 Dicembre 2016
Carmen Conde. Senza Eden
a cura di Gabriele Morelli