Il sonno del padre

William Cliff

William Cliff

mio padre si lamentava spesso dei suoi dolori
sputava parolacce strofinandosi la schiena
o d’un tratto schiacciato dall’eccesso di fatica
sprofondava nel sonno come un sacco di patate
dormiva a gambe aperte e col mento sul petto
ovunque crollando sotto il peso del lavoro
e a volte anche a tavola scansando il suo piatto
con la fronte sulle mani si addormentava
allora gli sfilavamo piano il tovagliolo
da sotto la fronte e le mani le posate
sparecchiavamo la tavola furtivamente
in punta di piedi uscivamo dalla sala
affinché avesse il suo momento di riposo
lo lasciavamo con la fronte poggiata al tavolo
dove dormiva sconfitto come una bestia morta
ma più tardi sentivamo delle urla in sala
gridava perché il sonno lo stava abbandonando
il suo corpo dolente lo mordeva ovunque
le impronte delle dita gli restavano in volto
usciva oltraggiato dal sonno: era troppo bello
esser fuggito così lontano dai problemi!
inveendo e brontolando andava da Marie
in cucina a prendere un goccio di caffè nero
poi usciva saliva in macchina sentivamo
le gomme sulla ghiaia lo spavento era finito
riprendevamo il gioco della guerra fratricida