Velimir Chlebnikov Si affilia il filo azzurro delle notti

Velimir Chlebnikov

(…)
Sì, dobbiamo ritrovare quel bene perduto.
Scrutare la nuda verità, per ravvisare
la sicura bellezza. Giacché tu fosti Ariele,
l’Allodola tu fosti. Angelo decaduto
o in te un innato daimon, eri tu nostalgia?
Eri profezia? Al di là dell’uomo che ragiona,
l’uomo non eri che risuona a un canto inaudito?
Più che ladro di fuoco, tu ci portasti delle
faville da cui sprizzava l’illuminazione.
Lampada di minatore in fronte, divenisti
stanatore dei sortilegi di questo mondo:
volta stellata specchiante campi di azalee,
sinuosa grazia femminea delle colline,
acqua di un lago mutata in vapori di nubi,
e risa di fanciulli nei sorrisi di amanti,
ardente ricerca di un volto troppo lontano,
assetati bisbigli che un bacio ecco sigilla…

Traduzione di
Marco Cipollini

Poesia n. 328 Luglio/Agosto 2017
François Cheng. Un riciamo oltre lo spazio e il tempo
a cura di Marco Cipollini