AL VALICO DEL SOLLEONE

Tiberio Sergardi

Soave Umidità,
intrisa d’azzurro e di fresco,
pallido genio
che salvi dalla calura e dall’astio
la terra…
e sveleni l’amara Speranza
di nostalgie…
no, non andartene di qui!…
Pigra di sensi,
ritròvati!
e in margine al fiume
solleva le messi
riarse.
Vi hanno frodato sul nascere,
giovani Spighe,
abbandonate al suolo…
Avanti che venisse l’Ombra
la vita vi toglieste,
orripilate!…
povere Spighe,
rifiutando il mondo
come v’era apparso:
misterioso, turpe…
oscena ballata in controfuga
(il Bene col Male)
nel perno di macchine avverse.
Fatale ironia, controsenso.
Chi se non Dio vi permise
(voi così belle!)
quel lento suicidio
al vàlico del solleone?…
L’una di seguito all’altra,
vergini Spighe,
il capo chinaste al destino,
desiderando la Falce.
Ricordo.
Il Mare amavate, lontano…
e il fiume era secco.
I lidi costieri, e l’acqua morta,
indietro vi trattennero…
il Cielo di bronzo
risparmiò le lacrime…
L’orrido ballo in controfuga
mosse le febbri malsane
a ribellarsi a Dio!
Fu macabra danza in palude…
i vecchi Licheni accusarono se stessi:
aveva vinto il Fango,
e una lacrima colmò l’Eternità!……
………………
Finalmente il Cielo pianse,
tanto a lungo pianse
quanto era durato il suo silenzio,
la sua pena.
E l’Onda ruppe i lidi…
soave, beata Umidità!…
Per un gesto d’amore, infinito,
le Spighe rinacquero ai solchi.
E l’Attesa fu come quell’augure
in un cielo tutto suo…