Notte di preghiera

Thich Nhat Hanh

 

Thich Nhat Hanh

 

In quel momento
il vento si fermò e gli uccelli tacquero.
Sette volte la terra tremò, mentre l’immortalità
traversò il fiume di nascita e morte.
La mano sulla ruota –
nel gesto di pace –
sbocciò come fiore nella notte.
In quel momento
il fiore dell’immortalità si aprì
nel giardino della nascita e della morte –
e l’illuminato sorrise:
parole e similitudini.
Egli è venuto per imparare la lingua dell’uomo.
Quella notte nel Paradiso Tushita
gli dei guardarono in basso:
videro la terra, mia patria, più lucente di una stella,
mentre le galassie s’inchinarono, adoranti,
finché l’Est tornò rosa
e i giardini Lumbini si trasformarono in soffice culla
per salutare Buddha, il rinato.
Stanotte, stanotte sulla Terra,
mia patria, gli uomini guardarono su.
I loro occhi senza lacrime si rivolsero al paradiso Tushita.
Ovunque grida di dolore, mentre la mano di Mara
preme sulla violenza e sull’odio.
Nell’oscurità la Terra, mia patria, anela
l’evento miracoloso, quando
l’eternità apre il sipario,
si dissolvono le ombre, e Maitreya
giunge nel mio paese. Il suono degli esseri
risuona nel canto di un bimbo.
Stanotte luna e stelle fanno da testimoni:
lascia pregare per il Vietnam
la Terra, la mia patria –
le sue morti, i suoi incendi,
il dolore ed il sangue –,
che il Vietnam possa sollevarsi dalla sua sofferenza
e tornare quella soffice culla per il Buddha che verrà.
Lascia la Terra, mia patria, pregare
che il fiore possa ancora sbocciare.
Stanotte noi speriamo che questa nostra
agonia porterà frutti; che nascita e morte traverseranno
il fiume dell’immortalità
e la corrente dell’amore bagni 10mila cuori;
che l’uomo impari la lingua dell’inesprimibile.
Che il balbettio di un bimbo
ci indichi la via.

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