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Nessuno più mi consola

Leonardo Sinisgalli

Leonardo Sinisgalli

Questa terra grigia lisciata dal vento nei suoi dossi
nella sua galoppata verso il mare,
nella sua ressa d’armento sotto i gioghi
e i contrafforti dell’interno, vista
nel capogiro dagli spalti, fila
luce, fila anni luce misteriosi,
fila un solo destino in molte guise,
dice: “guardami, sono la tua stella”
e in quell’attimo punge più profonda
il cuore la spina della vita.
Questa terra toscana brulla e tersa
dove corre il pensiero di chi resta
o cresciuto da lei se ne allontana.
Tutti i miei più che quarant’anni sciamano
fuori del loro nido d’ape. Cercano
qui più che altrove il loro cibo, chiedono
di noi, di voi murati nella crosta
di questo corpo luminoso. E seguita,
seguita a pullulare morte e vita
tenera e ostile, chiara e inconoscibile.
Tanto afferra l’occhio da questa torre di vedetta.

vanno verso qualche cosa di ghiaccio

Domenico Brancale

Domenico Brancale

vanno verso qualche cosa di ghiaccio
i fiumi che
pronunciamo
tra le sponde dei labbri
verso un non scorrere
mai divenuti mare
un restare
alle prese della cute
(eterno ghiacciare)
uno di noi se mai fosse stato
uno di noi qui raggelato
quanto manca per dire che siano ossa
le lame che frangono la terra?
aliti vi siete fatti
cristalli in mezzo alla scia
bruciando
da incerti umani

addò sòo i?

Domenico Brancale

Domenico Brancale

Addò sòo i?
Addò sòo?
Cusse i’è u suonne ca mi fàzze
non sàcce si so’ spine o curtielle
’ssi cose citte ca m’abbruculèine
u sanghe d’o pinziere
no’ mmi fàzze capace
eccó minnè nd’u liette di vammace
angune non pìgghie pace
Addò sòo i
no’ ng’è morte ca mi strùsce
da Canti affilati

in principio ho camminato

Domenico Brancale

Domenico Brancale

in principio ho camminato
la bora non ha smesso di frustarmi le dita
non potevo restare
non più solo
non più domani
nessuno sarebbe partito
per nessuno motivo
dalle strette agli strappi
dalle mani giunte sarebbe sfuggito
assolo di tutti coloro che andranno
pietre spaccate nel corpo del suono
mani dissolte nel grasso dell’ombra
non possedevo estremità di parola
incomparabile forse è chi ama
nel congedo dilaniato
del profondo
da incerti umani