Archivi tag: Poeti emergenti

Siamo in trincea

Maria Allo

Maria Allo

 

Ignoriamo i disegni dell’universo.
L’alba tarda a far chiaro.
E ogni mattina state lì a ricordarci
le spine, ma a poco servono
informazioni ansiogene di appelli
discorsi obliqui e cappe nere.
Penso alla vita per i morti
Penso alla vita per i vivi.
Penso a chi si perde nel vuoto
e non c’è grazia per nessuno
nessuna traccia sulla terra.
Tanto vale con ostinato rigore
frapporci tra noi e la fine:
resistere come la ginestra sotto
il peso franoso della lava.

Come Thel

Maria Allo

Maria Allo

 

Le gemme sul punto di fiorire
al primo vento cadono.
Il silenzio diviene rombo spietato
confonde itinerari sull’acqua
nel deserto bianco dell’attesa.
Sa l’Aquila cosa c’è nell’abisso?

Vedo Cose

Maria Allo

Maria Allo

 

Occhieggia l’alba in mezzo al porto.
Il silenzio infranto delle onde
le rauche lingue dei gabbiani
implodono lontane in mezzo al mare tagliano a colpi d’ascia
dolore sopra dolore.
Io da qui vedo impronte diradarsi
vedo cose e mi lascio attraversare
con una distanza sempre più lieve
dal candore feroce delle tue mani.
Si tocca il fondo di tanto in tanto
per il troppo bene e non c’è
altra parola tra il vento e l’acqua
più forte e chiara come un fiume
che scorre verso il mare.

Aprile

Maria Allo

Maria Allo

 

Mi fiorisce…
Stamane sale marino si annoda
alle tempie come un riparo
ma solo spruzzi nelle mie mani
increspate e poi il boato…
[…devi fidarti il sole ancora brilla
come un sacramento tra le foglie]
Nel flusso si percepisce il mondo.
Sulla pelle il marchio di un dolore
ci lega giorno dopo giorno
come indaco buio volteggia.
Lembi di passato scrutano
fino a farmi male,
orizzontalmente si macerano veglie
come calice di un veleno
che non promette scampo.
Acini di alfabeti dispersi si flettono
dentro le venature delle mie gote
sempre più sottili…
Ma le tempie del mare balenano
mia madre in dissolvenza,
i tratti del suo viso
l’ancora della sua fermezza
su margine in frantumi di silenzi.
Ecco. Assaporo il pane caldo
delle mie mestizie.
Intanto mi fiorisce dentro aprile.

Tu ascolti solo partiture

Maria Allo

Maria Allo

 

Tu ascolti solo partiture.
La nudità delle foglie e il pudore del verde,
vibrazioni di arterie che precedono il silenzio,
amaro scampanio di vertebre
nell’incavo di pause e nel mio tempo.
Niente ti trattiene.
Mi percorri con le ansie del domani
mentre un pendio di tigli germoglia e poi scompare, carnale e mistico il vento intesse parole
incise nel vuoto, possibile fine o improvviso senso. Ti ostini a pulsare nel mio ventre,
via obbligata del fondale fino a sfiorare
la sponda risanata, lo sguardo umano
la carne inafferrabile l’assenza.

Ogni immaginare

Maria Allo

Maria Allo

 

Resisteremo a questo gioco di ombre
ai dubbi al vivere sadico di attese
ai fraintendimenti strabici di un anno
brucato di assenze e di vuoti da riempire. Un giorno sapremo apprezzare forse
anche il nostro esilio le vite deformate
la carezza dei libri le telefonate le sere
di sconcerto senza luna e nel sangue
le morti voraci che il cuore non regge.
Divenire è vivere vorace cambia luce
come in ogni tempo pulsa assedia
ma il futuro trabocca ogni immaginare.

Una tristezza antica

Maria Allo

Maria Allo

 

C’è una tristezza antica nelle ossa.
Attraversa i corpi e le giunture
gli intonaci delle case nei luoghi
[a noi noti
sfavilla in lievi cerchi tra le travi
in ogni androne nelle sale d’aspetto
sugli scaffali nei carteggi impolverati.
Ci prende tutti nella luce e nell’ombra.
Si libra nel cielo e cade con la pioggia
sulla terra bagnata senza rumore
ai bordi delle cose sulla radura
[tra i vicoli
dentro il presente che divora.
C’è una tristezza antica
[in questa fine estate.
Ecco. Vedi si cercano risposte
oltre la pelle a metà tra due roghi
mentre le sterpaglie balbettano
e dal ventre dell’Etna in rivolta
[epos corale sale.

Sapete

Maria Allo

Maria Allo

 

Sapete, abbiamo flussi di fango da estirpare lapilli di lava e ginepri neri lungo i secoli.
Quanto a me un fuoco serpeggiava
nelle ossa: ma non immaginavo una voce
finché ho riposto nel mio seno
l’odore della sua pelle come a stornare
da lampi di biancospini l’inverno vissuto
in continua guerra a debita distanza
come aceri rossi che in un soffio ora
volteggiano deserti intorno al vento.
Sapete, mi sveglio al mattino
scrutando ogni foglia sul ramo più basso
di quel che è disperso fra noi.

Tu Credi

Maria Allo

Maria Allo

 

Non si muore che soli come puntute foglie
quando basterebbe lo sguardo colmo
di un melo in fiore e il coraggio di un cigno
dalle ali distese in pieno volo
***
Ho sognato inutilmente nel grigio immobile
credendo di essere a un passo dalla luce
quella di Vermeer che non va scemando
Solo dio sa con quale sguardo puntavo
al sole ma a sera pietoso filtrava un domani
già passato come un miraggio senza la visione
***

Tu credi che sia inerte in questo silenzio
ma è nel silenzio che il sangue pulsa
incandescente dentro feritoie straniere
per scandire geometrie di spazi in sordina
nel soffio ancestrale di un secolo in rovina
Nel silenzio c’è odore d’incenso e chiarore
a dare voce a nuova voce per non morire

Tu Credi

Maria Allo

Maria Allo

 

Non si muore che soli come puntute foglie
quando basterebbe lo sguardo colmo
di un melo in fiore e il coraggio di un cigno
dalle ali distese in pieno volo
***
Ho sognato inutilmente nel grigio immobile
credendo di essere a un passo dalla luce
quella di Vermeer che non va scemando
Solo dio sa con quale sguardo puntavo
al sole ma a sera pietoso filtrava un domani
già passato come un miraggio senza la visione
***
Tu credi che sia inerte in questo silenzio
ma è nel silenzio che il sangue pulsa
incandescente dentro feritoie straniere
per scandire geometrie di spazi in sordina
nel soffio ancestrale di un secolo in rovina
Nel silenzio c’è odore d’incenso e chiarore
a dare voce a nuova voce per non morire