Archivi tag: Poesia uruguaiana

Perduta

Martha Canfield

Martha Canfield

Il tuo sguardo rimpianto
il tuo sorriso perduto
i tuoi occhi azzurri
nella profonda oscura irrimediabile assenza
che mi lascia senza te
quando non riesco a respirare l’aria non tua
né a contemplare la terra che t’ignora
né posso di nuovo amare
la vita non vita dei miei giorni senza te
il tuo sguardo nei miei occhi
il tuo sorriso nella mia anima
la tua vita andata nella speranza cieca
di un percorso che compio
giorno dopo giorno senza te
avvolta nel calore sicuro della tua ombra
ugualmente senza te
ugualmente per sempre con te
nel sogno senza sogno
del tuo amore per me
Martha Canfield (Montevideo, Uruguay, 1949), da Luna di giorno (LietoColle – Pordenonelegge, 2017)

Sono finiti gli anni della casa

Mario Benedetti

Mario Benedetti

Sono finiti gli anni della casa,
anche quelli che si pensava fossero ancora lì
con abeti, la bicicletta che tenevano su.
Ci sono un ragazzo e una donna
nei movimenti che si rompono senza dolore
lungo quello che è il loro cortile.
C’è dell’erba di là, come non saprei dire,
sotto gli alberi che fa un po’ di prato.
Come le viti sono i legni secchi dei rovi,
qualche foglia strana dei rovi.
Sono un fiore che cresce più di quello che possa,
di quello che è a toccarlo.
Come quando si dice “mi hai portato dei fiori”,
e sono solo dei poveri fiori.
Come quando si dice “così sono stati i poeti”.
Mario Benedetti (Udine, 1955), da Una terra che non sembra vera (Campanotto editore, 1997)

Su svegliati amore

Mario Benedetti

Mario Benedetti

Bonjour buon giorno guten Morgen
su svegliati amore e prendi nota
solo nel terzo mondo
muoiono quarantamila bambini ogni giorno
nel pacifico cielo senza nuvole
planano i bombardieri e gli avvoltoi
quattro milioni hanno contratto l’AIDS
l’avidità depreda l’Amazzonia

Vedere nuda la vita

Mario Benedetti

Mario Benedetti

Vedere nuda la vita
mentre si parla una lingua per dire qualcosa.
Uscire di sera rende la vita più bella
ma è il poco sole obliquo la sera senza parole.
Vedere nuda la vita quando c’eri con le tue cose.
Adesso le cose sono sole,
non c’è la promessa del tuo svegliarti
e continuare con le ciabatte, le tazze, i cucchiai.
Non è valsa la pena affaccendarsi.
Il gioco dei giorni è la promessa che non sapevi
aperdere sempre da prima.
Mario Benedetti (Udine, 1955), da Tersa morte (Mondadori, 2013)

Venerdì Santo

Mario Benedetti

Mario Benedetti

Il cielo sta su nel pensiero di piangere.
Sulla strada
gli uomini sono andati metà muro, metà fiume.
Sto qui molto lontano dai templi,
dalle processioni tra i lumini,
molto lontano dai romanzi
dove c’era la luce dei visi.
Sto con gli ultimi anni di un uomo a cui voglio bene,
vorrei perdonargli di morire, cosa fare.
A sapere bene forse potrei dire:
anche per noi una visione intera
con uno specchio sopra, con un cielo.
Mi tengo al suo sguardo perduto
così particolare, così solo,
senza romanzi, con il campo che non è un mondo.
Non so andare avanti.
Ogni tanto
i contadini di Anna Karenina falciano Masckin Verch.
Ogni tanto sogno bambini bellissimi
nell’acqua effervescente di una strada.
E io li vedo di schiena,
qualcuno ci vede,
io sono di schiena nei colori.

Questa città è un inganno

Mario Benedetti

Mario Benedetti

Non è possibile.
Questa città è un inganno.
Non è possibile che le palme si pieghino
a accarezzare il crine dei cavalli
e gli occhi delle puttane siano teneri
come in una Venere di Luca Cranach
non può essere che il vento sollevi le gonne
e tutte le gambe siano belle
e che i consiglieri vadano in bicicletta
dall’autunno all’estate e viceversa.