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El verano

Yolanda Soler Onís

Yolanda Soler Onís

L’estate
è un sentiero
che costeggia il dirupo,
trasparenza d’acqua fra le isole
sparse, pietre del lampo
e caverne che uniscono la spiaggia
con l’orizzonte.
Nell’entroterra,
c’è chi porta agli altri il mare
nello sguardo,
gocce di sabbia nei boccioli del sogno.
L’estate è un ragazzo dagli occhi chiari,
un lunedì di febbraio, nel pomeriggio
in un bar di Madrid.

Esigenza dell’eta’

Uberto Stabile

Uberto Stabile

Esigenze dell’età
Dicono che l’ultima cosa che si perde è la speranza,
ma se hai perso il senso dell’umorismo,
a che ti serve la speranza?
Ho il doppio dei tuoi anni
dormo la metà di te
fumo tre volte di più
ogni giorno guadagno la pazienza che ogni giorno tu perdi,
e credi ancora che noi siamo anime gemelle…?
Dopo l’amore arriva sempre il sonno
e mentre tu russi io divoro sigarette,
la tua ansia ha un limite
la mia una fine.
Quando perderai il sonno
scoprirai che l’amore è sempre
un’altra cosa,
ciò che per te è un mito
per me è solo una leggenda.
E’ l’età quella che non perdona
non ammette crediti, restituzioni o cessioni,
possiamo condividere una vita
ma della morte dovremo ridere da soli.

(Valencia, 1959)da Cien días de mayo

(Ed. Homoscriptum – México, 2006)

Se tu sapessi

Pedro Salinas

Pedro Salinas

Se tu sapessi che quel
grande singhiozzo che stringi
tra le tue braccia, che quella
lacrima che tu asciughi
baciandola,
vengon da te, sono te,
dolore di te mutato in lacrime
mie, singhiozzi miei!
Allora
non chiederesti più
al passato, ai cieli,
alla fronte, alle lettere,
che cosa ho, perché soffro.
E tutta silenziosa,
con quel denso silenzio,
della luce e del sapere,
mi baceresti ancora,
e desolatamente.
Con la desolazione
di chi al fianco non ha
altro essere, un dolore
estraneo; di chi è solo
ormai con la sua pena.
Volendo consolare
in un altro chimerico
il gran dolore ch’è suo.

Ti sta vedendo l’altra

Pedro Salinas

Pedro Salinas

Ti si sta vedendo l’altra.
Somiglia a te:
i passi, la stessa fronte aggrondata,
gli stessi tacchi alti
tutti macchiati di stelle.
Quando andrete per la strada
insieme, tutte e due,
che difficile sapere
chi sei, chi non sei tu!
Così uguali ormai, che sarà
impossibile continuare a vivere
così, essendo tanto uguali.
E siccome tu sei la fragile,
quella che appena esiste, tenerissima,
sei tu a dover morire.
Tu lascerai che ti uccida,
che continui a vivere lei,
la falsa tu, menzognera,
ma a te così somigliante
che nessuno ricorderà
tranne me, ciò che eri.
E verrà un giorno
– perché verrà, sì, verrà –
in cui guardandomi negli occhi
tu vedrai
che penso a lei e che la amo:
e vedrai che non sei tu.

Tu non le puoi vedere

Pedro Salinas

Pedro Salinas

Tu non le puoi vedere
io, si.
Terse, rotonde, tiepide.
Lentamente
vanno al loro destino;
lentamente, per indugiare
più a lungo sulla tua carne.
Vanno verso il nulla; non sono
che questo, il loro scorrere.
E una traccia, verticale,
che si cancella subito.
Astri ?
Tu
non le puoi baciare.
Le bacio io per te.
Sanno; hanno il sapore
dei succhi del mondo.
Che gusto nero e denso
di terra, di sole, di mare!
Restano un istante
nel bacio, indecise
fra la tua carne fredda
e le mie labbra; infine
io le prendo. E non so
se erano davvero per me.
Perché io non so nulla.
Sono stelle, o segni,
sono condanne o aurore?
Nè guardando nè coi baci
ho imparato che cos’erano.
Ciò che vogliono resta
là indietro, tutto ignoto.
E così pure il loro nome.
(Se le chiamassi lacrime
nessuno mi capirebbe).

Naufraghi dei cieli

Pedro Salinas

Pedro Salinas

I cieli sono uguali, azzurri, grigi, neri
si ripetono sopra l’arancio o la pietra: guardarli ci avvicina.
Annullano le stelle, tanto sono lontane, le distanze del mondo.
Se noi vogliamo unirci, non guardare mai avanti:
tutto pieno di abissi, di date e di leghe.
Abbandonati e galleggia sopra il mare o sull’erba,
immobile, il viso al ciel.
Ti sentirai calare lento, verso l’alto, nella vita dell’aria.
E ci incontreremo oltre le differenze invincibili,
sabbie, rocce, anni,
ormai soli, nuotatori celesti, naufraghi dei cieli.

Quello che sei

Pedro Salinas

Pedro Salinas

Quello che sei
mi distrae da quello che dici.
Lanci parole veloci,
pavesate di risa,
invitandomi
ad andare dove mi porteranno.
Non ti presto attenzione, non le seguo:
sto guardando
le labbra da cui sono nate.
Intanto guardi lontano.
Fissi lo sguardo laggiù,
non so in cosa, e già si precipita
a cercarlo la tua anima
affilata, come saetta.
Io non guardo dove guardi:
io ti vedo guardare.
E quando desideri qualcosa
non penso a quello che vuoi
né lo invidio: è il meno.
Ciò che ami oggi, lo desideri;
domani lo dimenticherai per un nuovo amore.
No.
Ti aspetto oltre qualsiasi fine o termine
in ciò che non deve succedere.
Io resto nel puro atto del tuo desiderio,
amandoti.
E non voglio altro
che vederti amare.