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Se avessi saputo

Nizar Qabbani

Nizar Qabbani

Se avessi saputo che l’amore è così pericoloso
non mi sarei innamorato
Se avessi saputo che il mare è così profondo
non sarei mai andato a nuotare
Se avessi immaginato la fine
non avrei mai iniziato
Ho nostalgia di te
Insegnami a non averla
Insegnami come estirpare le radici di questo amore profondo
Insegnami come muore la lacrima sul viso
Insegnami come muore il cuore e a uccidere il desiderio di vederti
Se sei un profeta
liberami da questo incantesimo.

Le ho viste

Maram al Masri

Maram al Masri

Le ho viste.
Loro,
i loro volti dai lividi celati.
Loro,
gli ematomi nascosti tra le cosce,
Loro,
i loro sogni rapiti, le loro parole azzittite
Loro,
i loro sorrisi affaticati.
Le ho viste
tutte
passare nella strada
anime scalze,
che si guardano dietro,
temendo di essere seguite
dai piedi della tempesta,
ladre di luna
attraversano,
camuffate da donne normali.
Nessuno le può riconoscere
tranne quelle
che sono come loro.

Le donne come me

Maram al Masri

Maram al Masri

Le donne come me
non sanno parlare;
la parola le rimane
di traverso in gola
come una lisca
che preferiscono inghiottire.
Le donne come me
sanno soltanto piangere
a lacrime restie
che improvvisamente
rompono e sgorgano
come una vena tagliata.
Le donne come me
sopportano gli schiaffi,
senza osare renderli.
Tremano di rabbia
e la reprimono.
Come leoni in gabbia,
le donne come me
sognano
di libertà…

Due sigilli

Faraj Bayraqdar

Faraj Bayraqdar

Non è una farfalla soffocata
per ridestargli il cuore
una campana di fiori di melograno.
Non è altro che lui
che forse le dice:
smetti farfalla azzurra
smetti mia nostalgia
di non avere approdo.
L’ombra si appoggia agli alberi
e i ricordi alla fatica.
Non sei rovine perché ti pianga
né i poeti mi somigliano quando piangono.
Riportami la brezza
che è passata sul grano
la brezza signora dei campi
la brezza signora dei cavalli
la brezza signora dei giunchi.

Richiamo

Faraj Bayraqdar

Faraj Bayraqdar

Il tuo richiamo di colomba mi insegue la sera.
Inseguimi allora.
È come il vino della poesia quando mi chiami
e io per causa tua
spingo i cavalli alle lacrime
piego le ali agli uccelli
vado al di là del canto.
Il tuo richiamo è un’altalena
e la distanza uno stretto
uno stretto nell’assenza.
L’albero del cuore basta
se cade la nostra brezza
e cadiamo con lei?
È fatto del nostro sangue l’albero del cuore
o è solo illusione?
Una domanda che mi ossessiona meteora dopo meteora
una rosa due rose
mi dormono sul braccio
e l’alba s’insinua azzurra
perché si bagni la rugiada
perché io la veda.
Per questa domanda gazzella
per quel che ci terrà imprigionati
nella rete della risposta
perché il cielo non si restringa.
Libererò uno stormo di giovani colombe
e aprirò le mie mura al loro domani.
Se mi annegheranno nel richiamo
annegherò
e se mi sveglieranno
lascerò aperta la finestra del sogno
e dormirò.

Traduzione di Elena Chiti

Poesia n. 313 Marzo 2016
Faraj Bayraqdar. Una colomba ad ali spiegate
a cura di Elena Chiti

 

 

 

 




Danza sul filo

Adel Karasholi

Adel Karasholi

Danza sul filo
E così mi parlò Abdullah
L’ignoto è alla tua destra
E l’ignoto è alla tua sinistra
Perché stai danzando su un filo
E disse
La domanda è d’intralcio per la domanda
Così pure la risposta per la risposta
Perché stai danzando su un filo
E disse
Né l’Oriente è Oriente
Né l’Occidente è Occidente dentro di te
Perché stai danzando su un filo
E disse
Chiudi gli occhi
E corri più veloce che puoi
Perché stai danzando su un filo
Traduzione di Lorenzo Mari