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Cantare la fonte

 

Rachid Kaci

 

Cantare la fonte
di queste lacrime
Oh così rassicuranti,
appannaggio di coloro i quali
sperano un giorno
di ricavare la felicità
dalla pietraia.

Cantare il passaggio
di questo sguardo estraneo
illuminato di mille riflessi,
sguardo che si abbassa
sotto il peso di tutti i suoi fiotti
di mendicità.

Cantare l’infallibile sogno
fra quattro mura viscide,
l’infallibile chiarore ritrovato
nell’oceano di sgomento
nella solitudine plurale.

Cantare il poeta
dalle palpebre ricucite,
dal sorriso smembrato,
mutilato del potere delle sue parole.

Cantare di essere più numerosi a gemere,
a serrare i denti
contro questo corpo imponente
indesiderabile per il suo voler impedire
l’infernale melodia dei lamenti.

Esser lì, tutti insieme
a cantare la terribile avventura
l’incredibile ballata
al di là dei cuori

Poi… poi distendermi finalmente
vicino al mio corpo e gridare con tutta la forza
del mio pianto, la mia ultima canzone!..

Attendo

 

Mohamed Younsi

 

 

Attendo gli occhi alle prese con l’orizzonte
finirò mai di attendere perché ci sono queste formiche
che mi scarnano i piedi per costringermi
ad andare via queste vespe volano a raso
del mio viso impassibile in reiterate incursioni
il mio orizzonte è fatto solo di queste ombre fruscianti
ai venti e che lacerano i rovi l’essere immerso
nell’assenza e le formiche si danno un bel dafare a scarnificarmii piedi le vespe a prendermi per il loro nido
attendo c’è la tua immagine viva che ondeggia fra
i miei occhi come una farfalla che avanza pretese su
un fiore adesso le vespe suonano una melodia
et le formiche danzano sulle foglie morte

Domani

Méziane Ourad

prorompere

poi sgocciolare

lungo i muri dei palazzoni

Invadere la strada

per spezzarne la noia

innaffiare l’asfalto

per farvi sbocciare

Il garofano

Fondere per rinascere

Nuovo nel mondo color “terra”

Abbasso la geometria!

Sempre dritto, non c’è nulla,

Dovunque c’è la vita

che piange i propri amici morti

su un letto di sapere.

L’amore giace accanto a lei

Con gli occhi stravolti,

nella sua mente un ricordo;

quello di un vero abbraccio

quello d’un incendio sterile

quello di un bambino nato morto

che non vuole morire

Questi campi, questi ruscelli…

sono troppo belli,

non posso separarmene!

E si alza

E se ne va

E la vede

L’abbraccia

L’amore sorride

e tutto si spegne

E ora canteremo l’amore

Jean Senac

Jean Senac

E ora canteremo l’amore
perché non c’è Rivoluzione senza Amore
né mattino senza sorriso.
La bellezza sulle nostre labbra è un canto eterno.
E’ ora di cantare il corpo senza fine rinnovato della donna,
la mano dell’amico,
il profilo come uno scritto sullo spazio
di tutte queste viandanti e di questi viandanti
che danno al nostro cammino la sua vera luce,
al nostro cuore il suo slancio.

Compianto dei mendicanti arabi

Ismaël Aït Djafer

Ismaël Aït Djafer

La danza dei panini davanti a panche vuote
Quando i clown
imbolsiti
Spolmonati
Tubercolotici
Della carità
Soffiano nel tubo del loro intestino tenue
Per convincervi che è
Vuoto
Vi insulto
Iene e sciacalli
Andate a farvi impiccare
Alla trave
Della Vanitas, Vanitatis
Con la vostra letteratura di borghesi
Tronfi
Con la vostra eloquenza dal collo
Torto
Con i vostri Roberto Benzi26 e i vostri Paganini
Che non hanno bisogno di rosicchiare il legno del loro violino
Per pranzare
E nemmeno hanno bisogno del loro archetto per farsi dei
Gargarismi
Andate a farvi impiccare alla forca dell’inutilità
Con i vostri quadri
I vostri gioielli
I vostri soprammobili
I vostri Aristotele e Goya
I vostri whisky à gogo e i vostri Peter
Cheyney27
I vostri dottor Petiot28
I vostri “cerrrto mia cara”
E le vostre frottole
L’Impiccagione eccola
Carlo Magno
Mangiare
Mangiare
Da mangiare
Da mangiare per le Yasmina che non
Sono ancora
Nella tomba
Mangiare rozzamente
E macinare
In un rumore di salive e mascelle
Soddisfatte
Pane e carne
E inghiottirli e sentirli passare per
L’esofago
E immaginarli
A calmare il compianto degli stomaci che hanno
Fame
E delle membra che hanno freddo
Mangiare
Iene e sciacalli
Ma i figli di Carlo Magno con la pancia piena
Cantano una canzone
Una di quelle che s’imparano a scuola
Sur le pont d’Avignon
On y danse, on y danse
Sur le pont d’Avignon
On y danse tous en rond.29
Ho visto
Sangue sgocciolare
E gente correre, e gente fuori di testa, e gente impaurita
E gente coraggiosa e gente ficcanaso e gente frettolosa
E in mezzo a tutti
Un vigile
Urbano
Col suo blocchetto
E una penna
E me la sono svignata…
Era all’incirca il
20 OTTOBRE 1949
Alle quattordici scriverà il giornale
Me la sono svignata per i vicoli
Della mia Casba
Trascinando
Per mano il corpo della piccola Yasmina
Assassinata
Mentre rinchiudevano il suo piccolo
Papà assassino
Nella prigione di Barberousse
E inoltre mentre
ricostruivano la scena del suo
Assassinio
Lì in strada
Con una bambola di stracci
Per i vicoli della Casba con la sua mano d’assassinata
E abbiamo camminato
Ogni giorno e ogni notte
Rasentando la grande muraglia della civiltà
Con i piedi sanguinanti
La pancia vuota
E la testa pesa del
Sangue
Dei suppliziati e abbiamo urlato con la sua mano d’assassinata
Fate la Carità e abbiate Pietà Signori
E Signore
La Carità
La Carità
Per noi che siamo anche noi figli
Del Buon Dio
E anatre selvagge30
Con la sua mano e la mia voce abbiamo raschiato
Il muro di questa grande muraglia
E lì abbiamo schiacciato
I pidocchi
Del nostro corpo e lo sporco della nostra pelle
E siamo passati vicino a tutti i nostri fratelli mendicanti
E abbiamo sfiorato i loro pidocchi
nel
Dormitorio pubblico del Marché Randon31
E nell’albergo dei poveri nelle strade del mondo intero
Abbiamo teso le ossa dure
della mano dura
Della piccola
Vecchia cieca
col velo
Che vende scatole di fiammiferi
Sotto l’oscura volta
Della Rue Porte-Neuve
L’ossa dure della mano del piccolo cieco della stazione dei filobus
Al Marché de la Lyre
L’ossa dure della mano dell’enorme Smina, il cantore cieco, che
S’accompagna battendo su una scatola di fiammiferi
Il ritmo di tutto il suo grasso
Affamato
L’ossa dure della mano
Del tipo tutto storto
aggrovigliato attorno
Alla sua colonna vertebrale a pezzi
Lungo i muri freddi dei portici della Rue Bab Azoun
L’ossa della mano
Dello Sciancato
Col culo rosso
Di caucciù
Nella Rue Bab-el-Oued
E l’ossa dure della mano
Dei beccai dilaniatori di coscienza delle vie
Della mia bell’
Algeri.
A uno a uno
A due a due
A tre a tre
A mucchi a mucchi
A orda a orda
Con mano tesa
Seduti
Sdraiati
Disperati
Fiduciosi
Scherzosi
Pazzi
Pazzi a metà
Pallidi, neri, ilari, tristi.
Cupi,
rassegnati.
Bisogna vederli
Nei giorni di pioggia e di freddo
Pigiati attorno al magro calore dello sfiatatoio
Dei Fornai
A succhiarsi la fame e il buon odore del pane che cuoce
Della farina che impastano
E della legna che crepita…
È lì che stanno!… silenziosi, gli occhi tondi
La bocca aperta
Senza voce
Senza rabbia
Senza perché?
Senza come?
Senza gridare “Ehi, che scandalo”
Senza alzarsi
Per legittima difesa
Dinanzi all’aggressione del pane che cuoce…
…per gli altri
Per chi non he ha BISOGNO…
Mentre
Giorno dopo giorno interminabilmente
Nel silenzio
Tra quattro pareti, una porta e tre sbarre
Su un pagliericcio
Un assassino sporco triste e muto
Nell’ombra
Dorme
Pranza
Dorme
Cena
E dorme
Giorno dopo giorno interminabilmente
Ma con la pancia piena i figli di Carlo Magno
Cantano una canzone
Una di quelle che s’imparano a scuola
«Savez-vous planter les choux
A la mode, à la mode
Savez-vous planter les choux
A la mode de chez nous…32»
Giorno dopo giorno interminabilmente
Fino al mattino del
30 Ottobre 1951
Quando dei giudici togati
Si sono fregati le mani
E dei giurati si sono dati pacche
sulle cosce
Quando degli avvocati
Panciuti
Dimenandosi
Hanno gridato alle circostanze attenuanti
Quando dei pubblici buffoni hanno inscenato movimenti
Vari
Per permettere
A un tale J.P. specialista in cani investiti
Di scrivere le seguenti idiozie – che riporto per intero e
Bla bla bla:

I soldati

HAMID TIBOUCHI

HAMID TIBOUCHI

La porta della casa
è aperta
è sempre aperta
quindi entrano

senza bussare entrano
violentemente
quanti sono dieci quindici
armati fino ai denti

cercano dicono delle armi
ribelli che sarebbero stati nascoste
spintonano mia madre
mettono tutto a soqquadro

non avendo trovato nulla
se la prendono con le nostre provviste
per l’inverno olio semola
olive e fichi secchi

le sparpagliano per terra
tutta roba
che i ribelli
non piglieranno

ripartono gl’infami
– baccano risate
picchiettio delle armi –
con i gioielli di mia madre