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XVIII Pandora

Antonello Borra

Cari figli, vi scrivo
queste poche parole,
che spero vi teniate
ben ferme nel ricordo
mio e di questa casa
che sta cadendo a pezzi.
Tutto quello che avevo
da darvi, ve l’ho dato.
Ne avete avuto troppe
disgrazie? Non è questo
che volevo per voi,
vi ho dato tutto, tutto!
Per me ho tenuto solo
una speranza, e basta!
da: Autoscatti(pubblicati su Steve)

Gea

Alessandra Racca

Alessandra Racca

Come sono i tuoi fondali?
E dove si incontrano le correnti del tuo mare?
Quanti satelliti hai?
E quando si compiono le tue eclissi? (eclissi totali?)
Di cosa si alimenta il tuo sole?
Dove sono i tuoi ghiacci?
Lo sai che ho un giacimento nascosto d’oro bianco?
(nemmeno io ho ancora scoperto dov’è)
Lo senti il lavorio degli insetti nei prati?
Hai una foresta di querce?
Il tuo clima è abbastanza mite per i pini marittimi?
Ho una magnolia gigante, sai?
Potrei sapere dove vive il tuo animale più raro?
Ti va di ascoltare il mio silenzio?
Credo di aver visto uno stormo di gru cenerine
riempire il tuo cielo – migravano, vero?
Ascolta, le rondini lanciano gridi altissimi dentro i miei tramonti
(diventano un po’ matte la sera)
Il tuo mondo ha grandi città?
Posso venire per un’estate intera sulla tua spiaggia di sassi bianchi?
Ti piacciono i miei scogli?
Scogli rossi.
Ci tuffiamo da qua?
Alessandra Racca, da L’amore non si cura con la citrosodina (Neo Edizioni, 2013)

Nenia, nel Canavese

Agostino Richelmy

Avevano l’altezza che ha l’arbusto
del mirto nero e stretto contro il muro,
camminavano insieme, egli robusto
il corpo, il volto soleggiato e duro,
ella infiammata e ondata da uno scialle
nel dolce portamento delle spalle.
Ora tra i muri o al più lontano prato
o in altra parte non li puoi trovare,
nemmeno discendendo fino al mare.
Fuori del luogo dove il tempo è stato
nessun ricordo si vede o si tocca.
Non c’è più fiato in loro, non c’è bocca.
Erano lì dove ora il mirto ha fiore.
Più meraviglia morte che l’amore.

Poesia n. 217 Giugno 2007
Agostino Richelmy. Poesia del disgelo
a cura di Irene Barichello