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Canto II

Vicente Huidobro

Vicente Huidobro

(…)
Si perde il mondo sotto il tuo chiaro andare
Giacché tutto è artificio quando ti presenti
Nella tua luce minacciosa
Innocente armonia senza affanno né oblio
Elemento di lacrima che ruota all’interno
Fatto di timore altero e silenzio
Fai dubitare il tempo
E il cielo con istinti di infinito
Lontano da te tutto è mortale
Lanci l’agonia sulla terra umiliata dalle notti
Solo ciò che pensa a te ha sapore di eterno
Ecco qui la tua stella che passa
Con il tuo respiro di lontani affanni
Con i tuoi gesti e il tuo modo di camminare
Con lo spazio magnetico che ti saluta
Che ci separa con leghe di notte

Autunno

Vicente Huidobro

Vicente Huidobro

Porto negli occhi
Il calore delle tue lacrime…
Le ultime.
Ormai non piangerai più.
Sui sentieri
Giunge l’Autunno
E porta via tutte le foglie.
Oh, che stanchezza!
Una pioggia di ali
Copre la terra.
Traduzione di Gabriele Morelli

Poesia n. 341 Ottobre 2018
Vicente Huidobro. Acrobata del cielo
a cura di Gabriele Morelli

 

 

 

 




Giorno e notte ti ho cercato

Vicente Huidobro

Vicente Huidobro

Giorno e notte ti ho cercato
Senza trovare il luogo dove canti
Ti ho cercato nel tempo sopra e nel fiume
Ti sei perduta tra le lacrime
Notti e notti ti ho cercato
Senza trovare il luogo dove piangi
Perché io so che stai piangendo
Basta guardarmi in uno specchio
Per sapere che stai piangendo e mi hai pianto
Solo tu salvi il pianto
E da oscuro mendicante diventa re coronato dalla tua mano Traduzione di Gabriele Morelli

Poesia n. 341 Ottobre 2018
Vicente Huidobro. Acrobata del cielo
a cura di Gabriele Morelli

 

 

 

 




Inquietudini sentimentali VII

Teresa Wilms Montt

Teresa Wilms Montt

Due seni pallidi e inquietanti insieme; occhi rapiti
di lubricità, e una carezza impudica e carnale,
di traverso al mio passo e al mio cammino. E una voce
dal suono indefinibile, come il duro singhiozzo
di un bambino, che mi sussurra: Vieni! Io sono l’eros.
Ed io andavo seguendo questa menade folle, come
un lembo d’acciaio segue la calamita. Avanzavo
sospinta dal mistero… S’eran fatte di ghiaccio le
mie labbra, chiusa la gola da sbarre di ferro. Il mio
sguardo era lucido d’umore, gli occhi raggianti come
pietre alcoliche…
E ritornai, le labbra insonnolite, gli occhi accecati e
trepide le mani contro se stesse in orrido conflitto,
assetate di scempio e, nel mio cuore, una sorta
di marchio rosso fuoco, denso della più amara delusione.
Ma io non ero lì: non mi porgeva, la baccante folle,
alcun rimedio per il mio mal d’amore.
Traduzione di Cristina Sparagana

Poesia n. 228 Luglio/Agosto 2008
Teresa Wilms Montt.Un canto di libertà
a cura di Cristina Sparagana



 

Ti regalai

Roberto Bolaño

Roberto Bolaño

Ti regalai un abisso, disse lei,
ma in maniera tanto sottile che lo capirai solo
quando saranno passati molti anni
e sarai lontano dal Messico e da me.
Quando ne avrai bisogno lo scoprirai,
e quello non sarà
il finale felice,
bensì un istante di vuoto e felicità
E magari allora ti ricorderai di me,
anche se non tanto.

Walking around

Pablo Neruda

Pablo Neruda

Accade che mi stanco di essere uomo
Accade che entro nelle sartorie e nei cinema smorto,
impenetrabile, come un cigno di feltro
che naviga in un’acqua di origine e di cenere.
L’odore dei parrucchieri mi fa piangere e stridere
Voglio solo un riposo di ciottoli o di lana
Non voglio più vedere stabilimenti e giardini
Mercanzie, occhiali e ascensori.
Accade che mi stanco dei miei piedi e delle mie unghie
E dei miei capelli e della mia ombra
Accade che mi stanco di essere uomo.
Dopo tutto sarebbe delizioso
Spaventare un notaio con un giglio mozzo
O dar morte a una monaca con un colpo d’orecchio.
Sarebbe bello andare per le vie con un coltello verde
E gettar grida fino a morir di freddo.
Non voglio essere più radice nelle tenebre,
barcollante, con brividi di sonno, proteso all’ingiù,
nelle fradicie argille della terra
assorbendo e pensando, mangiando tutti i giorni.
Non voglio per me tante disgrazie
Non voglio essere più radice e tomba
Sotterraneo deserto, stiva di morti,
intirizzito, morente di pena.
E per ciò il lunedì brucia come il petrolio
Quando mi vede giungere con viso da recluso
E urla nel suo scorrere come ruota ferita
E fa passi di sangue caldo verso la morte.
E mi spinge in certi angoli, in certe case umide,
in ospedali dove le ossa escono dalla finestra,
in certe calzolerie che puzzano d’aceto
in strade spaventose come crepe.
Vi sono uccelli color zolfo e orribili intestini
Appesi alle porte delle case che odio,
vi sono dentiere dimenticate in una caffetteria
vi sono specchi
che avrebbero dovuto piangere di vergogna e spavento,
vi sono ombrelli dappertutto e veleni e ombelichi.
Io passeggio con calma, con occhi, con scarpe,
con furia, con oblio
passo attraverso uffici e negozi ortopedici
e cortili con panni tesi a un filo metallico:
mutande, camicie e asciugamani che piangono
lente lacrime sporche.

E poiché l’amore battaglia

Pablo Neruda

Pablo Neruda

E poiché l’amore battaglia
non solo nelle ardenti agricolture
ma anche nella bocca di uomini e donne,
Voglio finire imboccando il sentiero lontano
a colui che tra il petto e il tuo profumo
vuole interporre i propri impianti oscuri.
Su di me, niente di peggio
ti riferiranno amore mio
di quello che ho detto
Ho vissuto nelle praterie
prima di conoscerti
e non mi aspettavo e non aspettavo l’amore
sdraiato attendevo e saltai sulla rosa.
Che altro ti possono dire?
Io non sono né buono né cattivo, ma un uomo
e quindi assoceranno il pericolo
della mia vita, che tu conosci
e che con la tua passione condividi.
Ebbene, questo pericolo
è un pericolo di amore, di amore completo
per tutta la vita,
per tutte le vite,
e se questo amore ci porta
la morte e le prigioni,
Sono sicuro che i tuoi occhi grandi,
come quando li bacio,
saprai chiudere con orgoglio,
in doppio orgoglio, amore,
con il tuo orgoglio e il mio orgoglio.
Ma per le mie orecchie verranno prima
di logorare il tour
di dolce e duro amore che ci lega,
e diranno: “L’unica
Che ami,
non è una donna per te,
Perché la ami? Credo che
tu possa trovarne una più bella,
più seria, più profonda,
più di altri, lei mi capisce, guarda come lei è la luce,
e che mente che ha,
e guardate come si veste,
” e eccetera e eccetera “.
Ed io in queste righe dico:
Ti voglio in questa maniera, amore,
ti amo così amore,
come ti vesti..e in che modo sollevi i capelli
e come la tua bocca sorride,
leggera come l’acqua
della sorgente sulle pietre pure,
ti amo così, adorata
Al pane quotidiano non chiedo di insegnarmi
ma solo di non mancare durante la vita quotidiana.
Io non so niente di luce, né da dove
viene né dove va,
Voglio solo che la luce sorga
Non chiedo alla notte
spiegazioni,
Io la aspetto e mi avvolge,
E così, voi, pane e luce
E ombra sono.
Sei arrivata nella mia vita
con ciò che ti stavi portando,
già fatto
di luce, di ombra e di pane io ti aspettai,
e come tale ho bisogno di te,
Così ti amo,
ed a coloro che vogliono sentire domani
quello che io non gli dico, lasciate che leggano qui,
e lasciali perdere per oggi, perché è presto
per questi argomenti.
Domani daremo loro solo
una foglia dell’albero del nostro amore, una foglia
che cadrà sulla terra
come se fosse stata prodotta dalle nostra labbra
come un bacio che cade
dalle nostre altezze invincibili
per mostrare il fuoco e la tenerezza
di un amore vero.