Archivi tag: Poesia campanese

Cavallo di ritorno

Stelvio Di Spigno

Stelvio Di Spigno

A Stefano Dal Bianco
Di una duna che si converte in altre dune,
facendo scempio di ramarri e poltiglie sottomarine,
forse di questo stavo leggendo, ritornando su Ciclo del mare,
e di come anch’io sono passato sotto le carrube
della sera e del male, fino a smarrirmi
nella dolcissima pena – andavo adocchiando, ridacchiando
della mia futura trasparenza, senza infiltrare spiegazioni,
incoraggiando gennaio a seppellirmi
con quel freddo che interpone tra le mani.
E di quanto ha di meschino
lo sbocciare della vita
per chi ha il mandato di salvarsi da solo,
anche questo ho letto, a pagina 68, scansando
i turisti e le camicie estive, i cerotti immischiati
tra le borse da spiaggia e chi insistendo rinasce,
mentre senza salite, nelle ore di passaggio,
il mare ci conduce alla morte e si defila.
(Da Fermata del tempo, Marcos y Marcos, Milano 2015)

Infilo gli occhi nel verde / la poesia alle elementari

Rossella Tempesta

Rossella Tempesta

Infilo gli occhi nel verde
non vedo più la strada, sfuggono le case.
Così il mondo è già completo, solo distese verdi,
file di alberi immensi e alberi soli e immoti.
Perfette sono le siepi e i rampicanti
perfetti gli ikebana di sterpi e fiori.
Sono lontana, sono una foglia
un tronco una farfalla.
Solo per il tuo canto ritorno.
Rossella Tempesta (Napoli, 1968), da L’impaziente (Ed. boopenled , 2009)

Il pane velato

Luigi Trucillo

Luigi Trucillo

Adesso che i piatti sono bianchi
penso che il tuo cibo era un colore
sparso ogni giorno su una tela
fitta di gocce e fibre.
Fermo lì accanto
aspettavo che il mondo fosse pronto
come un bambino nei pressi di un fornello
futuro e antico
dove ribolliva in alto
la sua fame.
E così il tuo cuocere e impastare
diventava una vita
per altre vite,
la catena di tuorli e di farine
dove chi mangiava assimilava il fiato
speso e rubato
all’inerzia scura
di chi non ha le mani per sentire
il rivolo che ci scorre accanto
così sempre figlio.
Luigi Trucillo (Napoli,1955), da

Altre amorose

(Quodlibet, 2017)
– consigliato da
Franca Mancinelli

la condizione umana chiude

Luigia Sorrentino

Luigia Sorrentino

la condizione umana chiude
in sé la forma del tempo
che non vuoi più, allora
ti incammini tastando
muri che non vedi, conosci
la disaffezione
negli occhi scende, toccata
nell’incertezza della gamba
è poca cosa
è poca cosa anche
l’oscillare sulla strada sdegnosa
hai visto il tempo nello spazio
brevissimo, ancora da varcare
Luigia Sorrentino (Napoli), da Olimpia (Interlinea, 2013)

Su Bianca è caduta la neve

Luciano Somma

Luciano Somma

Bianca sa che il padrone non torna,
ma lo aspetta ugualmente.
L’ospedale è a due passi da lei
come il cibo che non vuol mangiare
perché la memoria sua è ferma
alla mano callosa ma buona
che la carezza la testa…
e ora che resta?
A che serve il Natale
(perché sa, lo ha capito
guardando un albero peno di luci
ch’è festa)
se il suo amico più caro non c’è?
Eppure lo cerca caparbia
nel viso di ogni passante!
Ma l’odore di chi amava tanto
è ormai troppo lontano.
L’aria attorno si è fatta di gelo.
Le si appannano gli occhi.
Su Bianca è caduta la neve.

Il Professor Steiner ha detto con sussiego…

Lello Voce

Lello Voce

Il Professor Steiner ha detto con sussiego:
poesia e letteratura sono arti da imbecille,
da scuola bassa, da quoziente meno 1000.
Io, per me, con altrettale sussiego me ne frego:
il tempo scorre via, Voce o Steiner che sia,
tutti già vecchi, a scapolare l’ora che rintocca,
tutti che nutriamo sempre la speranza sciocca
che, con noi, morta sia pure la poesia…
Lello Voce (Napoli, 1957), da Farfalle da combattimento (Bompiani, 1999)

FBP # 17

Lello Voce

Lello Voce

Scrivo quando sono stanco quando
sono vivo parlo quando parlo vivo
e quello che dico dopo non lo scrivo
l’abbandono lo smèmoro l’ossìmoro
l’edùlcoro l’àncoro al tempo e poi
quando il tempo passa io prendo
fiato prendo tempo penso forse
scrivo perché ho nostalgia di prima
di quando parlavo ed ero vivo.

Lello Voce

(Napoli, 1957), da #Facebook Poetry (inedito)

Anche questo silenzio

Giovanni Ibello

Giovanni Ibello

Anche questo silenzio
è colpevole
e dei corpi rimane sempre
un’ombra sinistra
ai margini della stanza.
Si viene al mondo
in un tramestio di voci,
mi disse, ma il commiato
è un rito quieto:
si celebra per sottrazione.
Giovanni Ibello (Napoli, 1989), da Turbative siderali (Terra d’ulivi edizioni, 2016)