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Avvertenza per i nufraghi

Paulo Leminski 

Paulo Leminski 

 

Questa pagina, ad esempio,
non nasce per essere letta.
….Nasce per essere pallida,
mero plagio dell’Iliade,
….qualche cosa che tace,
foglia che torna al ramo,
….molto dopo la caduta.

….Nasce per essere spiaggia,
forse Andromeda, Antartide,
….Himalaia, sillaba offesa,
nasce per essere ultima
….quella ancora non nata.

….Parole portate da altrove
dall’acqua del Nilo, papiro,
….questa pagina, un giorno,
dovrà essere tradotta
….in simbolo, in sanscrito
in ogni dialetto dell’India,
….dovrà dire buongiorno
a ciò che si dice solo all’orecchio,
….dovrà essere la brusca pietra
dove han fatto cadere il vetro.
….Non è così che è la vita?

.

….mulino di versi
mosso dal vento
….in notti di follia

….verrà il giorno
che tutto ciò che dirò
….sarà poesia

Cura e traduzione di Massimiliano Damaggio

Ricetta di donna

Vinicius

Vinicius

 

Le molto brutte mi perdonino
ma la bellezza è fondamentale. Bisogna
ci sia qualcosa di fiore in tutto ciò
qualcosa di danza, qualcosa di haute couture
in tutto ciò (o forse
che la donna socializzi elegantemente in azzurro, come nella Repubblica Popolare Cinese).
Non c’è via di mezzo possibile. Bisogna
che tutto ciò sia bello. Bisogna che subito
si abbia l’impressione di vedere un airone appena posato e che un volto
a volte acquisti quel colore che solo si rivela al terzo minuto dell’aurora
bisogna che tutto ciò sia senza essere, ma che si rifletta e sbocci
nello sguardo dell’uomo. Bisogna, è assolutamente necessario
che sia tutto bello e ispirato. Bisogna che la palpebre serrate
ricordino un verso di Eluard e che sulla braccia si carezzi
qualcosa che vada oltre la carne: che le si tocchi
come l’ambra d’una sera. Ah, lasciate chi vi dica
bisogna che la donna che sta come corolla di fronte all’uccello
sia bella o almeno abbia un volto che ricordi un tempio e
sia lieve come un residuo di nuvola: ma che sia una nuvola
con occhi e natiche. Natiche è importantissimo. Occhi, non
se ne parla, che guardino con una malvagità innocente. Una bocca
fresca (mai umida!) è anch’essa di estrema pertinenza.
Bisogna che le estremità siano magre; che spuntino alcune
ossa, soprattutto la rotula all’incrocio delle gambe, e le punte pelviche
all’allaccio d’una cintura semovente.
Gravissimo è pero il problema della saponiera: una donna senza saponiere
è come un fiume senza ponti. Indispensabile
ci sia un’ipotesi di pancetta, e in seguito
la donna si sviluppi a calice, e che i seni
siano un’espressione greco-romana, più che gotica o barocca
e possano illuminare l’oscurità con una capacità minima ci cinque candele.
Oltremodo necessario che il cranio e la colonna vetebrale siano
lievemente in mostra; e che esista un grande latifondo dorsale!
Che le membra finiscano come aste, ma ci sia anche un certo volume di cosce
e che siano lisce, lisce come petali e coperte di soavissima peluria
sensibile quindi alla carezza in senso contrario.
E’ consigliabile sull’ascella una dolce erba di aroma proprio
appena sensibile (un minimo di prodotti farmaceutici!)
preferibile senz’altro il collo lungo
di modo che la testa dia a volte l’impressione
di non aver nulla a che vedere con il corpo, e la donna non ricordi
fiori senza mistero. Piedi e mani devono contenere elementi gotici
discreti. La pelle dev’essere fresca sulle mani, sulle braccia, sul dorso e sul volto
ma che concavità e rientranze abbiamo una temperatura mai
inferiore a 37° centigradi, così che possano provocare bruciature
di primo grado. Gli occhi, che siano di preferenza grandi
e di rotazione lenta almeno quanto la terra; e
che si pongano sempre aldilà d’un invisibile muro di passione
che si deve oltrepassare. Che la donna sia anzitutto alta
o, se bassa, che abbia l’attitudine mentale delle alte cime.
Ah, che la donna dia sempre l’impressione che se si chiudono gli occhi
quando li riapriremo lei non ci sarà più
col suo sorriso e le sue trame. Che sorga, non venga; parta, non vada
e possegga una certa capacità di ammutolire all’istante e di farci bere
il fiele del dubbio. Oh, soprattutto
che non perda mai, non importa in che mondo
non importa in che circostanza, la sua infinita volubilità
di uccello; e che carezzata nel fondo di se stessa
diventi un fiera senza perdere la grazia di uccello; e che esali sempre
il profumo impossibile; e distilli sempre
il miele inebriante; e canti sempre il canto inaudibile
della sua combustione; e non smetta mai d’essere l’eterna ballerina
dell’effimero; e nella sua incalcolabile imperfezione
costituisca la cosa più bella e più perfetta di tutto l’innumerevole creato.

Cura e traduzione di Massimiliano Damaggio

La rosa di Hiroshima

Vinicius

Vinicius

 

Pensa a quei bambini
muti telepatici
pensa alle bambine
cieche ed inesatte
pensa a quelle donne
rose alterate
pensa alle ferite
come rose ardenti
ma non ti scordare
della rosa della rosa
la rosa di Hiroshima
la rosa ereditaria
la rosa radioattiva
stupida ed invalida.
La rosa con cirrosi
l’antirosa atomica
né colore né profumo
né rosa né niente.

Cura e traduzione di Massimiliano Damaggio

L’avere

Vinicius

Vinicius

 

Resta, sopra a tutto, questa capacità di tenerezza
quest’intimità perfetta con il silenzio
resta questa voce intima che chiede perdono per tutto
– Perdonali! perché non hanno la colpa di essere nati…

Resta questo antico rispetto per la notte, questo parlar piano
questa mano che tasta prima di avere, questa paura
di ferire toccando, questa mano forte di uomo
piena di mansuetudine per tuto ciç che esiste.

Resta quest’immobilità, questa economia di gesti
quest’inerzia ogni volta maggiore di fronte all’Infinito
questo balbettio infantile di chi vuole esprimere l’imesprimibile
questa irreducibile rifiuto alla poesia non vissuta.

Resta questa comunione con i suoni, questo sentimento
di materia a riposo, quest’angoscia della simultaneità
del tempo, questa lenta decomposizione poetica
in cerca di una sola vita, una sola morte, un solo Vinicius.

Resta questo cuore che brucia come un cero
in una cattedrale in rovina, questa tristezza
di fronte al quotidiano; o quest’improvvisa allegria
al sentire passi nella notte che si perdono senza storia.

Resta questa volontà di piangere di fronte alla bellezza
questa collera di fronte all’ingiustizia e al malinteso
quest’immensa pietà di se stessi, quest’immensa
pietà di se stessi e della propria inutile forza.

Resta questo sentimento d’infanzia improvvisamente sviscerato
di piccoli assurdi, questa capacità
di ridere per niente, questo ridicolo desiderio d’essere utile
e questo coraggio di compromettersi senza necessità.

Resta questa distrazione, questa disponibilità, questa indeterminatezza
di chi sa che tutto è già come sarà quando sarà
e allo stesso tempo questa volontà di servire, questa
contemporaneità con il domani di chi non ha avuto ieri né oggi.

Resta questa facoltà incoercibile di sognare
di trasfigurare la realtà, dentro questa incapacità
di accettarla per come è, e questa visione
ampia degli avvenimenti, e questa impressionante

e inutile prescienza, e questa memoria anteriore
di mondi inesistenti, e quest’eroismo
statico, e questa luce piccolina e indecifrabile
cui a volte i poeti danno il nome di speranza.

Resta questo desiderio di sentirsi uguale a tutti
di specchiarsi negli sguardi senza curiosità e senza memoria
resta questa povertà intrinseca, questa vanità
di non voler esser principi se non del proprio regno.

Resta questo dialogo quotidiano con la morte, questa curiosità
per l’attimo che viene, quando, affrettato
verrà a socchiudermi la porta come una vecchia amante
ma si ritirerà in veli vedendomi accanto alla mia amata…

Resta questo costante sforzo di proseguire nel labirinto
questo eterno rialzarsi dopo ogni caduta
questa ricerca dell’equilibrio sul filo del rasoio
questo terribile coraggio di fronte alla grande paura, e questa paura
infantile di avere piccoli coraggi.

Cura e traduzione di Massimiliano Damaggio

Ballata del mangue

Vinicius

Vinicius

 

Poveri fiori di gonococco
voi che di notte sfogliate
i vostri petali tossici!
Povere voi, pensa, marce
orchidee di spudoratezza
non siete Lelia la tenebrosa
non siete Vanda la tricolore:
siete fragili, e striminzite
dalie recise al gambo
corolle scolorite
cenobitiche senza fede,
ah, giovani puttane delle sere
che cosa vi è successo
che avvelenate così
il polline che Dio v’ha dato?
E così digrignate sorrisi
all’interno di gabbie accese
mostrate il rosso della preda
parlando di cose d’amore
e a volte cantate urlando
come le cagne alla luna
che in questa via senza nome
in cielo rotola perduta…
Più che fulgore malvagio di stella
nei vostri occhi lilla
capisco quando, fallaci,
fate entrare ragazzi!
Sento allora nei vostri seni
formarsi immediati
il veleno putrefatto
con il quale avvelenare
o misericordiose!
Glabre, glutee, pappone
imbevute di gelsomino
scagliando canti felici
in prospettive senza fine
cantate, iene materne
canzoni da tenutarie
grasse polacche serene
sempre pronte a piangere.
Come soffrite, che silenzio
non deve gridarvi dentro
quell’immenso, atroce silenzio
dei santi e degli eroi!
E il vostro contrappunto
con cui ampliate il mistero
come rassomiglia alle luci
votive di un cimitero
scolpito di memorie!
Povere, tragiche donne
multidimensionali
punto morto degli autisti
passerella dei marinai!
Bionde mulatte francesi
vestite da carnevale:
vivete la festa dei fiori
al contrario di queste vie
ancorate al canale?
Dove andranno i vostri canti
dove andrà la vostra nave?
Perché immobili vi adagiate
allergiche sensitive
nei giardini di quest’ospedale
etilico ed eliotropico?
Perché non vi trucidate
o nemiche? o meglio
non date fuoco alle vesti
e vi lanciate come torce
contro quell’uomo da niente
in questa terra di nessuno!

Cura e traduzione di Massimiliano Damaggio

Poetica

Vinicius

Vinicius

 

Di mattina scurisco
di giorno tardo
di sera annotto
di notte ardo.

Ad ovest la morte
contro cui vivo
del sud cattivo
l’est è il mio nord.

Che contino altri
passo per passo:
io muoio ieri

nasco domani
vado dove c’è spazio:
– il mio tempo è quando.

Cura e traduzione di Massimiliano Damaggio

Poesia di Natale

Vinicius

Vinicius

 

Per questo siamo fatti:
per ricordare ed esser ricordati
per piangere e far piangere
per interrare i nostri morti –
per questo abbiamo braccia lunghe per gli addii
mani per cogliere ciò che è dato
dita per scavare la terra.
Così sarà la nostra vita:
una sera sempre a scordare
una stella a spegnersi nella tenebra
un sentiero fra due tumuli –
per questo dobbiamo vegliare
parlar basso, camminare piano, guardare
la notte dormire in silenzio.
Non c’è molto da dire:
una canzone sopra una culla
un verso, a volte di amore
una preghiera per chi se ne va –
ma quell’ora non si scorda
ed è lì che i nostri cuori
si abbandonano, gravi e semplici.
Perché per questo siamo fatti:
per la speranza nel miracolo
per la partecipazione della poesia
per vedere la faccia della morte –
d’improvviso non attenderemo più…
Oggi la notte è giovane; dalla morte appena
siamo nati, immensamente.

Cura e traduzione di Massimiliano Damaggio

Un tisico professionale

Manuel Bandeira

Manuel Bandeira

 

Provinciale mai stato capace
d’abbinare la giusta cravatta
Pernambucano cui fa ribrezzo
il coltello del pernambucano
Poeta scarso che nell’arte della prosa
s’è fatto vecchio nell’infanzia dell’arte
e che pure scrivendo delle cronache
è rimasto un cronista di provincia
Musicista e architetto fallito:
una volta ha inghiottito un piano:
la tastiera è rimasta fuori
Senza famiglia e filosofia
né religione e poco portato
all’inquietudine dello spirito
che viene dal soprannaturale
E in materia di professione
un tisico professionale

Cura e traduzione di Massimiliano Damaggio

Pneumotorace

Manuel Bandeira

Manuel Bandeira

 

Febbre, emottisi, dispnea e sudori notturni
La vita intera che poteva essere e non è stata
Tosse, tosse, tosse

Fanno chiamare il medico
……Dica trentatré
……Trentatré… trentatré… trentatré…
……Respiri
……Ha un’escavazione al polmone sinistro e quello destro infiltrato

Allora, dottore, non è possibile tentare con lo pneumotorace?
No. L’unica cosa da fare è suonare un tango argentino

Cura e traduzione di Massimiliano Damaggio

Arte d’amare

Manuel Bandeira

Manuel Bandeira

 

Se vuoi sentire la felicità d’amare
scorda la tua anima, l’anima
guasta l’amore
solo in Dio s’appaga
non in un’altra anima, solo in Dio
o fuori del mondo

Le anime sono incomunicabili

Lascia che il tuo corpo s’intenda con un altro corpo

Perché i corpi si comprendono,
le anime no

Cura e traduzione di Massimiliano Damaggio