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Una sorta di Profezia

Xu Lizhi 

Xu Lizhi 

I vecchi del paese dicono
che somiglio a mio nonno da giovane
a me non pareva ma a forza di sentirmelo dire
me ne sono convinto

Quasi provenissimo dallo stesso grembo
mio nonno ed io abbiamo in comune
l’espressione del viso, il temperamento, le passioni

I vecchi avevano soprannominato lui “canna di bamboo”
e me “attaccapanni”

Lui spesso mascherava i suoi pensieri
e io spesso sono perfino ossequioso

A lui piaceva tirare a indovinare
io credo nelle premonizioni

Nell’autunno del 1943
i diavoli giapponesi ci invasero
e lo bruciarono vivo

Aveva 23 anni,

Quest’anno
anche io compio 23 anni

Mangime per le macchine (Ist. Onorato Damen, 2016)
traduzione di A. Lavecchia

Il viaggio della mia vita E’ tutt’altro che completo

Xu Lizhi 

Xu Lizhi 

E’ qualcosa che nessuno si aspettava
Il viaggio della mia vita
E’ tutt’altro che completo
Ma ora sono bloccato qui,  a metà strada
Non è che difficoltà cosi’, non esistessero prima
Ma non arrivavano
Cosi’ di colpo
Cosi’ ferocemente
Lotto continuamente
Ma è tutto inutile
Voglio rimanere in piedi più che chiunque altro
Ma le mie gambe non collaborano
Il mio stomaco non collabora
Tutte le ossa del mio corpo non collaborano
Posso solo rimanere disteso
Nel buio, mandando
Un silenzioso segnale di sofferenza, ancora e ancora
Solo per ascoltare, ancora e ancora,
L’eco della disperazione

Camera in affitto

Xu Lizhi 

Xu Lizhi 

Uno spazio di dieci metri quadri
Stretto e soffocante, nessun raggio di sole per tutto l’anno
Qui dormo, cago, e penso
Tossisco,  mi viene mal di testa, invecchio, mi ammalo, ma ancora non riesco a morire
Sotto la luce giallo spento, ancora con uno sguardo inespressivo, balbettando come un idiota
Cammino avanti e indietro, cantando a bassa voce, leggendo, scrivendo poesie
Ogni volta che apro la finestra o il cancello d’ingresso
Sembro un uomo morto
Che sta lentamento aprendo il coperchio di una bara

Sul Mio Cadavere

Xu Lizhi 

Xu Lizhi 

Voglio guardare un’ altra volta l’oceano, osservare l’immensità delle lacrime di metà di una vita
Voglio scalare un’ altra montagna, provare a richiamare l’anima che ho perso
Voglio toccare il cielo, sentire quel blu cosi’ leggero
Ma non posso fare niente di tutto questo,
quindi lascio quesot mondo
Tutti quelli che mi conoscono
Non saranno sorpresi della mia partenza
Ancora meno, dovreste piangere o stare in lutto
Stavo bene quando sono arrivato, sto bene ora che me ne vado

Mi assopisco così, in piedi

Xu Lizhi 

Xu Lizhi 

I fogli che mi stanno davanti leggermente ingialliscono
Con una penna vi incido neri ineguali.
Sono solo parole di lavoro
reparto, catena di montaggio, macchinario, tesserino, straordinario, stipendio….
Mi hanno addomesticato ben bene.
Non so urlare, non so ribellarmi,
Non so denunciare, non so biasimarmi,
Sopporto lo strenuo, in silenzio.
Quando è iniziata
bramavo solo quella grigia busta paga il 10 del mese
perché mi procurava una tarda consolazione.
Per questo ho dovuto levigarmi gli angoli, levigare le mie parole
rifiutare permessi, malattie, ferie
rifiutare ritardi, ritiri.
Me ne sto fisso alla catena di montaggio, come ferro, le mani come fossero ali
Quanti giorni, quante notti
mi assopisco così, in piedi.

Ho ingoiato una luna fatta di ferro

Xu Lizhi 

Xu Lizhi 

Ho ingoiato una luna fatta di ferro
Certi la chiamano chiodo
Ho ingoiato scarichi industriali,
certificati di disoccupazione
I giovani ingobbiti sui macchinari
muoiono prima del tempo

Ho ingoiato ritmi disumani
e destituzione
Ho ingoiato passaggi pedonali,
una vita ricoperta di ruggine

Non posso ingoiare più
Tutto quello che ho ingerito
mi spilla fuori dalla gola

E così srotolo la terra
dei miei antenati
In una poesia senza grazia.

Preghiera del giorno del ringraziamento

William Burroughs

William Burroughs

Grazie per il tacchino selvatico e
i piccioni viaggiatori, destinati
a essere cacati attraverso le sane
budella americane.

Grazie per un Continente da saccheggiare
e avvelenare.

Grazie per gli Indiani che ci procurano
quel tanto di sfide e di pericoli.

Grazie per le immense mandrie di bisonti
da uccidere e scuoiare, lasciando le
carcasse a marcire.

Grazie per le laute ricompense sui lupi
e i coyotes.

Grazie per il Sogno Americano
da involgarire e falsificare fin quando
le nude menzogne non vi risplendano attraverso.

Grazie per il KKK

Per gli uomini di legge che incidono
una tacca per ogni negro ucciso
Per le rispettabili signore casa-e-chiesa
con le loro facce meschine, smunte,
sgradevoli, perverse.

Grazie per gli adesivi
«Ammazza un frocio in nome di Cristo».

Grazie per l’AIDS di laboratorio.

Grazie per il Proibizionismo e la
Lotta contro la Droga.

Grazie per un paese dove
a nessuno è dato di badare
ai fatti propri.

Grazie per una nazione di spie.

Sì, grazie per tutti i
ricordi… va bene, facci vedere
le tue braccia…

Sei sempre stato un problema
e ci hai proprio rotto i coglioni.

Grazie per l’ultimo e più grande
tradimento dell’ultimo e più grande
dei sogni umani.

(Traduzione: Raffaella Marzano)

A John Dillinger

Thanksgiving Day, 28 Novembre 1986

Manifesto: Il Fronte di liberazione del contadino pazzo

Wendell Berry

Wendell Berry

Amate il guadagno facile, l’aumento annuale di stipendio,
le ferie pagate. Desiderate sempre più
cose confezionate. Abbiate paura
di conoscere i vostri vicini, e di morire.
E avrete una finestra nel pensiero.
Nemmeno il vostro futuro sarà più un mistero,
la vostra mente sarà perforata in una scheda
e messa via in un cassetto.
Quando vi vorranno far comprare qualcosa
vi chiameranno. Quando vi vorranno
far morire per il profitto ve lo faranno sapere.
Ma voi amici, ogni giorno, fate qualcosa
che non possa entrare nei calcoli. Amate il Signore.
Amate la terra. Lavorate gratuitamente.
Prendete tutti i vostri averi e siate poveri,
amate qualcuno che non lo merita.
Denunciate il governo, e abbracciate
la bandiera. Sperate di vivere
in quella repubblica libera che essa rappresenta.
Approvate tutto ciò che non capite
e lodate quest’ignoranza, perché ciò che l’uomo
non ha incontrato non ha distrutto.
Fate domande che non hanno risposta.
Investite nel millennio. Piantate sequoie.
Dite che il vostro raccolto principale è la foresta
che non avete piantato
e che non vivrete per raccogliere.
Dite che le foglie si raccolgono
quando marciscono nella terra.
Chiamate questo profitto. Profetizzate questo di ricavo.
Ponete la vostra fiducia nei cinque centimetri di humus
che si formeranno sotto gli alberi
ogni mille anni.
Ascoltate le carogne: accostatevi l’orecchio
vicino per sentire il fievole chiacchiericcio
delle canzoni a venire.
Aspettatevi la fine del mondo. Ridete.
Il riso è incalcolabile, siate gioiosi
pur considerando ogni questione.
Finché le donne non si svenderanno per il potere,
sostenete le donne più che gli uomini.
Domandatevi: questo potrà dar gioia
alla donna che è contenta di aspettare un bambino?
Disturberà il sonno della donna
che sta per partorire?
Andate col vostro amore nei campi.
Stendetevi tranquilli all’ombra. Posate la testa
sul suo grembo. Giurate fedeltà
alle cose più prossime ai vostri pensieri.
Non appena i generali e i politicanti
sapranno prevedere i movimenti della vostra mente,
abbandonateli. Lasciateli come segnali
per indicare la falsa traccia, la via
che non avete preso. Siate come la volpe,
che lascia più tracce del necessario,
alcune nella direzione sbagliata.
Praticate la resurrezione.

L’ordine della natura
a cura di Paolo Severini