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Compianto dei mendicanti arabi

Ismaël Aït Djafer

Ismaël Aït Djafer

La danza dei panini davanti a panche vuote
Quando i clown
imbolsiti
Spolmonati
Tubercolotici
Della carità
Soffiano nel tubo del loro intestino tenue
Per convincervi che è
Vuoto
Vi insulto
Iene e sciacalli
Andate a farvi impiccare
Alla trave
Della Vanitas, Vanitatis
Con la vostra letteratura di borghesi
Tronfi
Con la vostra eloquenza dal collo
Torto
Con i vostri Roberto Benzi26 e i vostri Paganini
Che non hanno bisogno di rosicchiare il legno del loro violino
Per pranzare
E nemmeno hanno bisogno del loro archetto per farsi dei
Gargarismi
Andate a farvi impiccare alla forca dell’inutilità
Con i vostri quadri
I vostri gioielli
I vostri soprammobili
I vostri Aristotele e Goya
I vostri whisky à gogo e i vostri Peter
Cheyney27
I vostri dottor Petiot28
I vostri “cerrrto mia cara”
E le vostre frottole
L’Impiccagione eccola
Carlo Magno
Mangiare
Mangiare
Da mangiare
Da mangiare per le Yasmina che non
Sono ancora
Nella tomba
Mangiare rozzamente
E macinare
In un rumore di salive e mascelle
Soddisfatte
Pane e carne
E inghiottirli e sentirli passare per
L’esofago
E immaginarli
A calmare il compianto degli stomaci che hanno
Fame
E delle membra che hanno freddo
Mangiare
Iene e sciacalli
Ma i figli di Carlo Magno con la pancia piena
Cantano una canzone
Una di quelle che s’imparano a scuola
Sur le pont d’Avignon
On y danse, on y danse
Sur le pont d’Avignon
On y danse tous en rond.29
Ho visto
Sangue sgocciolare
E gente correre, e gente fuori di testa, e gente impaurita
E gente coraggiosa e gente ficcanaso e gente frettolosa
E in mezzo a tutti
Un vigile
Urbano
Col suo blocchetto
E una penna
E me la sono svignata…
Era all’incirca il
20 OTTOBRE 1949
Alle quattordici scriverà il giornale
Me la sono svignata per i vicoli
Della mia Casba
Trascinando
Per mano il corpo della piccola Yasmina
Assassinata
Mentre rinchiudevano il suo piccolo
Papà assassino
Nella prigione di Barberousse
E inoltre mentre
ricostruivano la scena del suo
Assassinio
Lì in strada
Con una bambola di stracci
Per i vicoli della Casba con la sua mano d’assassinata
E abbiamo camminato
Ogni giorno e ogni notte
Rasentando la grande muraglia della civiltà
Con i piedi sanguinanti
La pancia vuota
E la testa pesa del
Sangue
Dei suppliziati e abbiamo urlato con la sua mano d’assassinata
Fate la Carità e abbiate Pietà Signori
E Signore
La Carità
La Carità
Per noi che siamo anche noi figli
Del Buon Dio
E anatre selvagge30
Con la sua mano e la mia voce abbiamo raschiato
Il muro di questa grande muraglia
E lì abbiamo schiacciato
I pidocchi
Del nostro corpo e lo sporco della nostra pelle
E siamo passati vicino a tutti i nostri fratelli mendicanti
E abbiamo sfiorato i loro pidocchi
nel
Dormitorio pubblico del Marché Randon31
E nell’albergo dei poveri nelle strade del mondo intero
Abbiamo teso le ossa dure
della mano dura
Della piccola
Vecchia cieca
col velo
Che vende scatole di fiammiferi
Sotto l’oscura volta
Della Rue Porte-Neuve
L’ossa dure della mano del piccolo cieco della stazione dei filobus
Al Marché de la Lyre
L’ossa dure della mano dell’enorme Smina, il cantore cieco, che
S’accompagna battendo su una scatola di fiammiferi
Il ritmo di tutto il suo grasso
Affamato
L’ossa dure della mano
Del tipo tutto storto
aggrovigliato attorno
Alla sua colonna vertebrale a pezzi
Lungo i muri freddi dei portici della Rue Bab Azoun
L’ossa della mano
Dello Sciancato
Col culo rosso
Di caucciù
Nella Rue Bab-el-Oued
E l’ossa dure della mano
Dei beccai dilaniatori di coscienza delle vie
Della mia bell’
Algeri.
A uno a uno
A due a due
A tre a tre
A mucchi a mucchi
A orda a orda
Con mano tesa
Seduti
Sdraiati
Disperati
Fiduciosi
Scherzosi
Pazzi
Pazzi a metà
Pallidi, neri, ilari, tristi.
Cupi,
rassegnati.
Bisogna vederli
Nei giorni di pioggia e di freddo
Pigiati attorno al magro calore dello sfiatatoio
Dei Fornai
A succhiarsi la fame e il buon odore del pane che cuoce
Della farina che impastano
E della legna che crepita…
È lì che stanno!… silenziosi, gli occhi tondi
La bocca aperta
Senza voce
Senza rabbia
Senza perché?
Senza come?
Senza gridare “Ehi, che scandalo”
Senza alzarsi
Per legittima difesa
Dinanzi all’aggressione del pane che cuoce…
…per gli altri
Per chi non he ha BISOGNO…
Mentre
Giorno dopo giorno interminabilmente
Nel silenzio
Tra quattro pareti, una porta e tre sbarre
Su un pagliericcio
Un assassino sporco triste e muto
Nell’ombra
Dorme
Pranza
Dorme
Cena
E dorme
Giorno dopo giorno interminabilmente
Ma con la pancia piena i figli di Carlo Magno
Cantano una canzone
Una di quelle che s’imparano a scuola
«Savez-vous planter les choux
A la mode, à la mode
Savez-vous planter les choux
A la mode de chez nous…32»
Giorno dopo giorno interminabilmente
Fino al mattino del
30 Ottobre 1951
Quando dei giudici togati
Si sono fregati le mani
E dei giurati si sono dati pacche
sulle cosce
Quando degli avvocati
Panciuti
Dimenandosi
Hanno gridato alle circostanze attenuanti
Quando dei pubblici buffoni hanno inscenato movimenti
Vari
Per permettere
A un tale J.P. specialista in cani investiti
Di scrivere le seguenti idiozie – che riporto per intero e
Bla bla bla:

I soldati

HAMID TIBOUCHI

HAMID TIBOUCHI

La porta della casa
è aperta
è sempre aperta
quindi entrano

senza bussare entrano
violentemente
quanti sono dieci quindici
armati fino ai denti

cercano dicono delle armi
ribelli che sarebbero stati nascoste
spintonano mia madre
mettono tutto a soqquadro

non avendo trovato nulla
se la prendono con le nostre provviste
per l’inverno olio semola
olive e fichi secchi

le sparpagliano per terra
tutta roba
che i ribelli
non piglieranno

ripartono gl’infami
– baccano risate
picchiettio delle armi –
con i gioielli di mia madre

Non siamo più nel medioevo

HAMID TIBOUCHI

HAMID TIBOUCHI

Un’ idea da due soldi
un tratto di penna solo per ridere
ragionare col pilpul
cercare il pelo nell’uovo

oppure per importunare
la stupidità l’oscurità
per rendere strampalate
le credenze medievali

– una pioggia di pallottole
d’acciaio come risposta
per far fuori un uomo
una donna una semplice idea

per cancellare un tratto maldestro
dio non è
sproporzionato
pagato a caro prezzo

Quella dell’ombra

HAMID TIBOUCHI

HAMID TIBOUCHI

Da qui e ora,
a Tahar Djaout: Che cosa scrivere
che non sia indecente?
la bestia
ignobile
guadagna
terreno

insensibilmente
subdolamente
in una lenta molto lenta
avanzata desertica

mangiucchia
ogni giorno
un po’ di spazio
di libertà

in cerchi
concentrici
si avvicina
al focolare

la notte
lancia
le sue frecce
avvelenate

senza rumore
le
proietta
come lucciole

a favore della notte
si sgranchisce & all’interno
dei nostri organi vitali
depone il suo verme che

repentinamente
meccanicamente
si mette a rosicchiare
dolcemente ma sicuramente

è così
che la bestia inqualificabile
– unitamente al deserto –
guadagna lentamente terreno

Casa della poesia (a Jacques Fournier)

HAMID TIBOUCHI

HAMID TIBOUCHI

quasi dimenticate
risalite dalle lontananze fino alla mia bocca
mio malgrado paure da panico
angosce fossilizzate

la poesia è anche questo
ravvivare istanti
di vita passata
seppelliti in noi

l’oued Soummam quasi a secco in estate
poteva crescere
senza avvertire
inondare il villaggio di Sidi-Aïch

anche la memoria – come
contenerla – talvolta straripa
reclamando la parola
per la pace

l’avvilimento quindi
poiché il tempo ci è calcolato
di non poter dire tutto
di tutte le antiche ferite

Il viaggiatore

Abdallah Bensmain

Abdallah Bensmain

Il viaggiatore è come un cielo
Che il vuoto non riempie mai

Contro la sua barca onde
Rotolano i loro destini
Come uccelli sfiorano
Le linee curve del sole
Le pareti del cielo

Perciò il Viaggiatore
Sarebbe un’onda – direbbe l’uccello
Un volatile – risponderebbe la schiuma

Ma il Viaggiatore muta
Ecco perché è il vuoto
E ancora il cielo che il vuoto non riempie mai (Il viaggiatore è come un cielo, Versetti per un viaggiatore

Fadhma

Abdelkrim Ghezali

Abdelkrim Ghezali

Fadhma, di fronte al focolare, il riflesso

della brace rischiara il suo viso

dimentica la profondità della sua notte

convoca il suo sole diurno.

Il mestolo le cade di mano

Fadhma eterna sognatrice,

donna che ha tanto atteso

che un’onda la spinga

verso il paese della libertà.

Il sole brilla sul suo viso

e le dice: “perché non vieni

con me ad incontrare i tuoi fratelli di sofferenza

perché non facciamo assieme lo stesso cammino?”

Contempla le scintille

che salgono e che scendono

vorrebbe unirle

per dire la sua con loro.