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Un maglione

Visar Zhiti

Visar Zhiti

Se tu sapessi, amore,
quanto ti ama il mio cuore.
I tuoi lunghi capelli taglieresti,
e un maglione per me faresti

– Che te ne pare di questo stornello,
scritto da un detenuto? –
chiesi a un compagno di cella.

– Poveretto, avrà avuto freddo! – mi disse
e tacque.
Il tempo, maglione strappato,
lascia penetrare il vento nelle ossa della patria.

Continuamente si tradisce l’uomo

Visar Zhiti

Visar Zhiti

Continuamente si tradisce l’uomo,
e non dico del suo giorno
che improvvisamente diventa notte,
né della notte dei suoi capelli
che inalba e diventa tacito giorno di vecchiaia.

Si tradisce l’uomo
E non dico che anche la sua tomba muore e il nome
diventa erba marcita di oblio,
ma l’uomo è continuamente tradito dall’uomo.

E quando una metà mangia l’altra metà
non resta più l’intero,
mi disse c hi era invecchiato nelle prigioni.

Compleanno in cella

Visar Zhiti

Visar Zhiti

Secondo giorno d’inverno
è il mio compleanno.

Ho compiuto 27 anni
la poesia è la prostituta
che mi denunciò ai poliziotti.
La cella, vagone assurdo di un treno
precipita
precipita.

Si sono vivo, ma che destino il mio
quando anche le pacifiche ali degli uccelli
mi sembrano lame di coltelli.
Mi arrestarono perché avevo pensieri proibiti,
avevo scritto versi ermetici.

Ma più ermeticamente mi hanno rinchiuso
eppure parlano di libertà di pensiero.
La testa china
abat jour stanco
con la lampada bruciata.

Anna Frank
sul mio petto potrà riposare,
felice piangerà, afflitta sorriderà.
Sì, sì, sarà così
perché non inutilmente
ho compiuto (dopo la morte) 27 anni.

La mia sera

Nerinda Hysa

Nerinda Hysa

Questa è la mia sera

profonda

che respira

nel mio silenzio

Il cielo scuro,

teso,

senza stelle

il mare silvestre, intoccabile

e rigoglioso

La melodia raminga alle sponde

della cervella infastidite

Un aroma di nostalgia

veleggia

nello spazio serale

È una notte

fuggita

che non so da dove arrivi.

Essa mi sta

Di fronte ed io

A lei

Fo fronte

Nelle buie sponde

Degli animi ebri

I nostri contorni

S’elevano uno sull’altro.

L’incontro

Migjeni

Migjeni

O donna che t’incontrai il giorno della mia fortunata disgrazia
Con le paure e gli occhi del più cupo colore
Mi sentii della stessa sensazione,
vittima, come te
O donna che c’incontrammo il giorno della nostra fortunata disgrazia
Cuore a cuore, faccia a faccia
I sensi fusi in una dolce sintonia
Amaro pianto di nostalgia…
Cosi, in mezzo alla strada, vendemmo il nostro cuore
alla gente che di noi solo si burlò.
E soddisfatta andò via, compiaciuta per aver appreso
l’intimo segreto della nostra vita.
E noi due, di un dolore sincero soffrendo
Con il cuore in gola come due bambini
Persi in lontani paesi, nella notte buia…
O donna che c’incontrammo il giorno della fortunata disgrazia.