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Il Piacere

Gabriele D’Annunzio

Gabriele D’Annunzio

Avere un pensiero unico, assiduo,
di tutte le ore, di tutti gli attimi…
non concepire altra felicità
che quella sovrumana,
irraggiata della sola tua presenza
sull’essere mio…
vivere tutto il giorno nell’aspettazione
inquieta, furiosa, terribile
del momento in cui ti rivedrò…
nutrire l’immagine
delle tue carezze,
quando sei partita,
e di nuovo possederti
in un ombra quasi creata…
sentirti quando io dormo,
sentirti sul mio cuore viva,
reale, palpabile,
mescolata al mio sangue,
mescolata alla mia vita…
e credere in te soltanto,
giurare in te soltanto,
riporre in te soltanto la mia fede,
la mia forza, il mio orgoglio,
tutto il mio mondo,
tutto quel che so
e tutto quel che spero…

La boccuccia

Gabriele D’Annunzio

Gabriele D’Annunzio

Sei come un piccolo fiore
tu tieni una boccuccia
un poco, davvero un poco
appassionata
Suvvia, dammelo, dammelo
è come una piccola rosa
dammelo un bacino
dammelo, Cannetella!
Dammelo e pigliatelo
un bacio piccolino
come questa tua boccuccia
che somiglia ad un piccola rosa
un po’, davvero un poco
appassionata.

Notte bianca

Gabriele D’Annunzio

Gabriele D’Annunzio

La mia lunga romanza in mi minore
va per la calma de la notte bianca:
io son già fioco, la chitarra è stanca;
ma voi non ascoltate, e il canto muore.
Vi traggono, Madonna, i sogni a ‘l fiume
che rispecchia ne l’acque alte i roseti,
ove dileguan sotto il mite lume
le coppie de le amanti e de i poeti?
<mentre sorgono i fiori a pispigliar
su da li antichi vasi de la China,
voi sommerge la fresca onda lunar?>>
La mia lunga romanza in mi minore
va per la calma della notte bianca:
io son già fioco, la chitarra è stanca;
ma voi non ascoltate, e il canto muore.
O Madonna, la luna impallidisce
ne ‘l ciel come una lampa d’alabastro;
e s’accendono già le prime strisce
di arancio e ora sovra il ciel verdastro.
E voi non vi destate? O su da ‘l letto
a l’ultimo incantesimo lunar,
sorgete alfine ignuda a mezzo il petto,
candida e palpitante, ad ascoltar?
Aprite, aprite; de le chiome l’onda
porgetemi: d’amor li incanti io so;
lieve per la vivente scala bionda
a ‘l ciel d è vostri baci io salirò.

Voglio un amore doloroso…

Gabriele D’Annunzio

Gabriele D’Annunzio

Voglio un amore doloroso, lento,
che lento sia come una lenta morte,
e senza fine (voglio che più forte
sie della morte) e senza mutamento.
Voglio che senza tregua in un tormento
occulto sien le nostre anime assorte;
e un mare sia presso a le nostre porte,
solo, che pianga in un silenzio intento.
Voglio che sia la torre alta granito,
ed alta sia così che nel sereno
sembri attingere il grande astro polare.
Voglio un letto di porpora, e trovare
in quell’ombra giacendo su quel seno,
come in fondo a un sepolcro, l’Infinito.