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È perenne break, può farlo

Maria Pia Quintavalla

Maria Pia Quintavalla

È perenne break, può farlo
il ragazzo che gira col carrello dei sandwich,
con la coca cola, e il vetro che lo scopre
non separa, si vede
da moviola come su un manifesto erroneo.
Non siamo avvinti
e soli, si partirà più tardi: aspettiamo
dallo stesso treno le partenze
e gli arrivi, la benefica forma
delle ferie che non sono pane
morso a caso, ma per ora
né tenebre, ma sandwich al salame,
vino bianco su tavola
che in un luogo pubblico è imbandita.
Maria Pia Quintavalla (Parma, 1952), da I compianti (Effigie, 2015)

Nessuno

Attilio Bertolucci

Attilio Bertolucci

Io sono solo
il fiume è grande e canta
Chi c’è di là?
Pesto gramigne bruciacchiate.
Tutte le ore sono uguali
per chi cammina
senza perché
presso l’acqua che canta.
Non una barca
solca i flutti grigi
che come giganti placati
passano davanti ai miei occhi
cantando.
Nessuno.

Non

Attilio Bertolucci

Attilio Bertolucci

Non mi lasciare solo se io
ti lascio sola
e intorno a te la luce
è quella che fa piangere
dei giorni ordinari,
non allontanarti con passo
fiducioso in direzione
dell’estate e non
considerare rassegnata
la fatalità delle averse e del sole,
non acquistare viole in prossimità della casa.

Torrente

Attilio Bertolucci

Attilio Bertolucci

Spumeggiante, fredda
fiorita acqua dei torrenti,
un incanto mi dai
che piu bello non conobbi mai;
il tuo rumore mi fa sordo,
nascono echi. nel mio cuore.
Dove sono? Fra grandi massi
arrugginiti, alberi, selve
percorse da ombrosi sentieri?
Il sole mi fa un po’ sudare,
mi dora. Oh, questo rumore tranquillo,
questa solitudine.
E quel mulino che si vede e non si vede
fra i castagni, abbandonato.
Mi sento stanco, felice
come una nuvola o un albero bagnato.

Vento

Attilio Bertolucci

Attilio Bertolucci

Come il lupo è il vento
Che cala dai monti al piano.
Corica nei campi il grano
Ovunque passa è sgomento.
Fischia nei mattini chiari
Illuminando case e orizzonti
Sconvolge l’acqua nelle fonti
Caccia gli uomini ai ripari.
Poi, stanco s’addormenta
prende le cose, come dopo l’amore.

Verso Casarola

Attilio Bertolucci

Attilio Bertolucci

Lasciate che m’incammini per la strada in salita
e al primo batticuore mi volga,
già da stanchezza e gioia esaltato ed oppresso,
a guardare le valli azzurre per la lontananza,
azzurre le valli e gli anni
che spazio e tempo distanziano.
Così a una curva, vicina
tanto che la frescura dei fitti noccioli e d’un’acqua
pullulante perenne nel cavo gomito d’ombra
giunge sin qui dove sole e aria baciano la fronte le mani
di chi ha saputo vincere la tentazione al riposo,
io veda la compagnia sbucare e meravigliarsi di tutto
con l’inquieta speranza dei migratori e dei profughi
scoccando nel cielo il mezzogiorno montano
del 9 settembre ’43. Oh, campane
di Montebello Belasola Villula Agna ignare,
stordite noi che camminiamo in fuga
mentre immobili guardano da destra e da sinistra
più in alto più in basso nel faticato appennino
dell’aratura quelli cui toccherà pagare
anche per noi insolventi,
ma ora pacificamente lasciano splendere il vomere
a solco incompiuto, asciugare il sudore, arrestarsi
il tempo per speculare sul fatto
che un padre e una madre giovani un bambino e una serva
s’arrampicano svelti, villeggianti fuori stagione
(o gentile inganno ottico del caldo mezzodì),
verso Casarola ricca d’asini di castagni e di sassi.