Archivi tag: Notte

Nella fredda notte d’inverno

NIMĀ YUSHIJ

NIMĀ YUSHIJ

Nella fredda notte d’inverno
anche il forno del sole, come il caldo forno del mio lume non arde.
E come il mio lume
non splende nessun altro lume,
né è congelata la luna che dall’alto splende.
Io, il mio lume una notte oscura ho illuminato nell’andirivieni del mio vicino
ed era una fredda notte d’inverno,
il vento s’avvolgeva al pino,
in mezzo alle spente baracche
da me si separò, sperduto, in questa stretta strada.
E ancora la storia persiste nel ricordo
e queste parole appese alle labbra:
Chi illumina? Chi arde?
Chi nel cuore questa storia preserva?
Nella fredda notte d’inverno,
anche il forno del sole, come il caldo forno del mio lume non arde.

Io

NAZIK AL-MALAIKA

NAZIK AL-MALAIKA

la notte mi chiede chi sono
sono il segreto della profonda nera insonnia
sono il suo silenzio ribelle
ho mascherato l’anima di questo silenzio
ho avvolto il cuore di dubbi
immota qui
porgo l’orecchio
e i secoli mi chiedono
chi sono

E il vento chiede chi sono
sono la sua anima inquieta rinnegata dal tempo
come lui sono in nessun luogo
continuiamo a camminare e non c’è fine
continuiamo a passare e non c’è posa
giunti al baratro
lo crediamo il termine della pena
e quello è invece l’infinito

Il destino chiede chi sono
potente come lui piego le epoche
e ridòno loro la vita
creo il passato più remoto
dall’incanto di una vibrante speranza
e lo sotterro ancora
per forgiarmi un nuovo ieri
di un domani gelido

Il sé chiede chi sono
come lui vago, gli occhi fissi nel buio
nulla che mi doni la pace
resto ancora e chiedo, e la risposta
resta nascosta dietro il miraggio
ancora lo credo vicino
al mio raggiungerlo

tramonta
dissolto, dispare

Log, Ambleteuse

Mario Benedetti

Mario Benedetti

Un bianco dove non si mette niente,
di notte
si vede una pagina di Nerval,
il sangue di Esenin, una baita, la strada nuda di una frontiera,
un bungalow sulla costa.
Non è mai tornare se diventa che mi vedi leggero.
La mano attraverso le case è dirti “guarda”
e già ti sporgi sul mare.
E la primavera gira gli occhi nella primavera
se ti dico “guarda quante eriche”.
Difendimi, difendi questa notte bianca,
il giorno ripetuto nel pensiero.
Log, Ambleteuse,
colpi dei piedi sulla strada, facce piene di vento scuro,
i nostri visi nelle mani,
il vento negli occhi chiusi per pensarlo.
E un albero di fiori
sale sullo slargo con la marea
perché la mano è così, amore,
lei va alta fra i tuoi capelli.

NOTTURNO

Ilde Arcelli

Ilde Arcelli

«… e ci saranno strofe d’amore
che già sanno
a memoria le case»
(F. Garcìa Lorca)
Già si spensero i vetri affocati
del tramonto
nelle stradette brevi della città
ritorta verso un cielo in salita
con esili braccia di pietra
e il suo volto fasciato di silenzi
prepara asfodeli di riso notturno
tra rari lampioni e antiche ombre
Sulla fragilità del marciapiede
risuona il passo mio vagante
dietro immagini sepolte
all’arco del tempo incorruttibile:
mi perdo in questo gioco estenuante
che sempre cede il posto alle domande
(dove vita s’annida batte ora
un pipistrello cieco
come pensiero inquieto ed assonnato)

Insonnia

Elizabeth Bishop

Elizabeth Bishop

La Luna nello specchio del comò
guarda milioni di miglia lontano
(e forse con orgoglio, a se stessa,
ma non sorride, non sorride mai)
via lontano lontano oltre il sonno,
o forse è una che dorme di giorno.
Se l’Universo volesse abbandonarla,
lei gli direbbe di andare all’inferno,
e troverebbe una distesa d’acqua
o uno specchio, sul quale indugiare.
Tu dunque metti gli affanni in un sacco
di ragnatele e gettalo nel pozzo
nel mondo alla rovescia dove
la sinistra è sempre la destra,
dove le ombre in realtà sono corpi,
dove restiamo tutta la notte svegli,
dove il cielo ha tanto poco spessore
quanto è profondo il mare e tu mi ami d’amore.

Parole, notte estesa

Carol Ann Duffy

Carol Ann Duffy

Da qualche parte al di là di questa notte estesa
e dello spazio che ci separa, ti penso.
La stanza si allontana lenta dalla luna.
E’ piacevole. O dovrei cancellarlo e dire
che è triste? In uno dei tempi intono
un impossibile canto di desiderio che tu non senti.
La lala la. Vedi? Chiudo gli occhi e immagino
i cupi colli che dovrei attraversare
per raggiungerti. Perché sono innamorata di te
e questo è ciò che si prova, almeno a parole.
(Traduzione di Floriana Marinzuli e Bernardino Nera)

Motel

Antigone Kefala

Antigone Kefala

Laggiù,irreale sotto la pioggia sottile,
la città;nel vuoto,solo
i semafori cambiavano indifferenti .
Di notte,la stanza era calda,
immersa nella luce bluastra.
A lungo,le pareti di vetro sembravano infrangersi
sotto l’urlo delle sirene;
nella tregua,i lamenti dei lavori idraulici
giungevano da lontano acquietandosi alla fine.
Solo io,ero in attesa del silenzio.

Piuttosto tardi,spentesi le voci della televisione,
l’ombra iniziava da sopra
a misurare con passo lento,uguale il buio,
ripassando sullo stesso tratto stretto,
un’anima disperata,che inviava oscuri messaggi
a orecchie migliori delle nostre.
Forse,come nei racconti antichi,
la cosa che avevano ucciso
per porla così in alto,
aveva ancora una voce.