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Il coniglio di casa

Stelvio Di Spigno

Stelvio Di Spigno

Mi abituerò a vedere la gabbietta vuota
dove facevi le tue evoluzioni
perché va detto che anche un coniglio molle,
come diceva Catullo, è capace di rigirarti il cuore,
e quando se ne va il mondo è ancora più vuoto.
Non è semplice parlare da donnetta
come faccio da sempre perché il dolore
è il solo amico dell’uomo in questa vita.
Ma non più amico di te quando prendevi
il bastoncino di legno infastidito
e lo gettavi oltre il recinto della prigione.
Ci siamo tutti dentro, amico topo bianco,
ed ora tu puoi saltare nella luce
candida del tuo pelo, mangiando a sazietà
il quadrifoglio della fortuna
di chi non è mai nato e mai nascerà.

(da Formazione del bianco, Manni, Lecce 2007)

“Pro nobis, Pantani”

Davide Rondoni

Davide Rondoni

E adesso non devi vincere
più
ti levi in silenzio
sui pedali
sulla linea del mare – –
potevi far morire il ciclismo
due battute ai giornali
ma hai piegato sul petto
le ali delle vittorie, smarrito anche
il cinismo e come un Charly Parker
hai cercato notte e crepacuore –
Vinci per me adesso Pantani,
per le volte che mi cadono le mani,
il fiato in salita
non ce la fa, e
vinci braccia alzate
sulla linea dove crollano
le corse degli amori,
per i visi cari
che si perdono lontani –
pirata di noi che sbagliamo
guizza via dalle ombre
che allungano giorni vani,
lucertola sii ancora
della nostra anima
malata e vittoriosa –
continua a salire per noi, Pantani
vedi dopo la curva come trema
la luce del vento
l’aria grandiosa

(Forlì, 1964), da Apocalisse amore (Mondadori, 2008)

Sera (in memoria di Hugo Claus)

Cees Nooteboom

Cees Nooteboom

La sedia azzurra sulla terrazza, caffè, sera,
l’euforbia si tende verso divinità assenti,
nostalgica della costa, ogni cosa un alfabeto
di desideri segreti, questa è la sua
ultima visione prima del buio,

il velo dentro la sua testa. Lui sa,
svaniranno le forme delle parole,
nel calice solo la feccia,
linee tra loro scollegate

che un tempo erano pensieri,
non verrà piú parola alcuna
che sia vera. Grammatica sbriciolata,
immagini sfocate senza legame,

del vento il suono
ma non piú il nome,
qualcuno l’ha detto
e la morte era distesa sul tavolo,

domestico pigro, in attesa
in corridoio, sorride stupidamente
sfogliando il giornale
con le sue folli notizie.

Tutto questo lui lo sa, l’euforbia,
la sedia azzurra, il caffè in terrazza,
il giorno che lentamente lo avvolge
e se lo porta via a nuoto,
animale mansueto
con la sua preda.