Le urla del riccio

Sergio Gallo

 

Sergio Gallo

 

Senti ancora nel cuore della notte
le urla strazianti del riccio?
Quello che inavvertitamente
nel giardino hai arso vivo
dando fuoco alle sterpaglie autunnali?
Rintanato sotto il mucchio di foglie secche
avviluppato nelle onuste maglie del letargo
ormai senza via di scampo
gemeva lambito dalle fiamme
e i suoi acuti lamenti risuonavano
più lancinanti del disperato pianto
d’un bimbo, più inquietanti
del bramito improvviso d’un cervo
nella tenebra del faggeto,
più sinistri e lugubri
del canto notturno degli strigidi
mentre l’odore degli sterpi combusti
già si mesceva agli effluvi dolciastri
della carne bruciata.
Così in ogni corpo privo di vita
dei piccoli erinacei solitari
che inermi giacciono ai bordi delle strade
travolti senza pietà dalle automobili,
in ogni carcassa sbranata dalle volpi
o straziata dai becchi aguzzi
di corvidi spazzini, in ogni
appallottolato manto d’aculei
è il mio cuore, inconsolabile
per questo ed ogni tempo
di silenziose stragi.
Senti ancora nel mezzo della notte
le urla agghiaccianti
del riccio di terra?

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