Hotel Zagarella

Riccardo Emmolo

Quella gita al liceo, quel gioco
a definirla con un aggettivo
e al tua «materna» un pizzicotto
sulla gamba disse che non voleva
solo questo, ma a te questo bastava –
la dolcezza, la meraviglia
di essere capito e accolto
tu in fuga dalle liti in famiglia
in lotta contro borghesi e parvenus
marxista immaginario che amavi
di nascosto Dostojevski e Camus.
La gita a Palermo, l’anno dopo
e quella sera all’hôtel Zagarella
tutti sul terrazzino a ballare
sussurri nel buio fresco e salino
(sorelle lampare, mare di stelle!)
quegli occhi accarezzavano, imploravano
ma tu esitavi, ti faceva paura
quella dedizione così sicura
di sé: quell’onda di beatitudine
davvero era gratuita? Avrebbe
cancellato davvero la solitudine?
E mentre la tua mente indagava
il tuo cuore garriva nel buio,
lucciolava sul mare.
DaTi parlo