Il sabato nel villaggio

Antionio Mario Sestito

La donzelletta in sul calar del sole

rimane al balcone

rose e viole non allietano il suo petto

né il crine lascia ornare

dimani, non è più  dì di festa.

Siede lontana dalle vicine
su la scala con maschera e guanti

 a filar la vecchierella,
incontro là dove si perde il giorno;
E novellando vien del suo buon tempo,

quando era ancora luce la sera

e si giungea abbracciati e ornati

con le compagne sane e snelle
e solea danzar e bere la sera intra

notte fonda coi compagni dell’età più bella.
Già tutta l’aria imbruna,

e non appare più l’azzurro il sereno, nè tornan l’ombre
giù da’ colli e da’ tetti,

ma una luna in affanno more al calar del sole.
Or la squilla dà segno

e dai balconi musiche italiane

sgombrarsi il silenzioso dì
fan festa ed a quel suon diresti
Che il cor si riconforta.

I fanciulli gridando dietro le finestre
mirano la vuota  piazzuola

e saltando nelle logge,
fanno un lieto romore.

E intanto a revocar il dolce desio

della sua parca mensa

 il zappatore, quando dei mali suoi men si ricorda.
Poi  intorno è spenta ogni altra face,
E tutto l’altro tace.
ancora non prendi a schivo i tuoi giorni insani

Diman tristezza e noia
Recheran l’ore, ed al travaglio usato
Ciascuno in suo pensier farà ritorno.
Garzoncello scherzoso,
con dolor sottentra

Il pensiero del presente

E cotesta età fiorita
non ti accomuna più

Agli augelli che fan festa

E intanto vola

Il caro tempo giovanil;

ti perdo senza un diletto, inutilmente, in questo

soggiorno disumano.

Altro dirti non vo’; ma la tua festa
Ch’anco tardi a venir non ti sia grave.