Gli esiliati

PEJO JAVOROV

PEJO JAVOROV

Illuminata nel tramonto
rosseggia la distesa del mare;
stanche del tumultuoso gioco
ristan l’onde impetuose…
E la nave leggera avanza
da tranquilli venti sospinta,
e lontano tra le nebbie,
voi, rive della natia terra, svanite.

E forse mai più
l’ora scoccherà per noi del ritorno.
Acqua e terra: il mondo
sarà per noi un sogno senza confini!
E Vardar, Danubio e Marica,
Balkàn, Strangia e Pirin
arderanno in noi: fino alla tomba
unica stella nella memoria nostra.

Noi, consacrati a rovesciare un giogo di secoli
ha venduto un abietto traditore
noi, fedeli al dovere figli
ha condannato il mortale nemico…
e potevamo, amata patria,
potevamo, con ardore estremo,
affrontare la pugna – invidiabil sorte! –
attorno al tuo santo altare.

Ma la nave, ahimè, non s’arresta;
sempre più s’allontana,
e via ci porta… La notte
stende la sua ala, e già
s’indovinan, delineati appena
sullo sfondo del cielo azzurro cupo,
i giganti pensosi
dell’Athos famoso.

E tra le lacrime sul volto grumate,
per l’ultima volta
ai sacri confini vogliam
lo sguardo spento; per l’ultima volta
tendiam le mani incatenate
verso la patria nostra perduta…
Un dolore amaro ci avvelena i cuori.
Addio, terra nostra natale!