In ascensore fino al cielo

Anne Sexton

Anne Sexton

Settembre arioso
come in Vivaldi
un fascio di mandolini.
Bambini scrollano con i bastoni
frutti dall’albero.
Le stanze sono tappezzate
d’argento.
Canzone vento.
Non c’è nulla da compiangere.
Dalle botole lasciate aperte
sale la prima nebbia.
Traduzione di Gio Batta Bucciol

Poesia n. 299 Dicembre 2014
Karl Krolow. Ermetismo e geometria
a cura di Gio Batta Bucciol





Ann Cotten Lunar, irrilevante

Ann Cotten

Ann Cotten

Quando le luci della notte si rifletteranno immobili
sulle acque verdi di Brindisi
Lascerai il molo confuso dove si agitano parole
passi remi e macchinari
L’allegria starà dentro di te accesa come un frutto
Andrai a prua fra i negrumi della notte
Senza alcun vento senza alcuna brezza solo un
sussurrare di conchiglia nel silenzio
Ma dall’improvviso rollio presentirai le cime
Quando la nave rotolerà nell’oscurità serrata
Ti troverai spersa all’interno della notte nel
respirare del mare
Perché questa è la vigilia di una seconda nascita
Il sole rasentando il mare ti sveglierà nell’intenso azzurro
Salirai lentamente come i resuscitati
Avrai recuperato il tuo sigillo la tua saggezza iniziale
Emergerai confermata e riunita
Attonita e giovane come le statue arcaiche
Con i gesti avvinti ancora nelle pieghe del tuo manto.

Sophia de Mello Breyner Andresen
Come un grido puro
traduzione e cura di Federico Bertolazzi
Crocetti Editore 2013

America

Allen Ginsberg

Allen Ginsberg

America ti ho dato tutto e ora non sono nulla.
America nelle tasche ho due dollari e ventisette centesimi, 17 Gennaio 1956.
Non sopporto la mia mente.
America quando avrà termine la guerra tra gli uomini?
America fatti inculare assieme alla tua bomba atomica.
Non mi sento bene non stressarmi.
Non scriverò il mio poema se prima non cesserà la mia follia.
America quando sarai angelica?
Quanto scaglierai per terra i tuoi abiti?
Quando ti osserverai attraverso la tua tomba?
Quando esulterai per la presenza dei tuoi milioni di Trotzkisti?
America perché le tue libreria sono piene di lacrime?
America quando porterai le tue uova in India?
Sono stufo delle tue richieste illogiche.
Quando potrò andare al supermarket e comprare ciò
di cui ho bisogno con questa mia bella faccia?
America dopo tutto te ed io siamo perfetti non il resto del mondo.
Il tuo Sistema per me è insopportabile.
Tu hai cercato di trasformarmi in un santo.
Ci devono essere altri modi per affrontare questi argomenti.
Burroughs è a Tangeri io non penso che tornerà indietro è una cosa sinistra.
Stai per diventare anche tu di sinistra o è solo una beffa?
Cerco di venire al punto.
Mi rifiuto di cedere alla mia ossessione.
America smettila di torturarmi so cosa sto facendo.
America i fiori dei prugni stanno cadendo.
Non ho letto i giornali per mesi interi, ogni giorno qualcuno è processato per omicidio.
America mi riempio di emozioni pensando ai Wobblies.
America ero comunista da ragazzo e non mi dispiace.
Fumo marijuana ogni volta che posso.
Sono immobile da giorni nella mia casa e fisso le rose nel mio armadio.
Quando mi reco a Chinatown bevo sino a star male senza mai riposarmi.
La mia testa è fuori controllo forse ci saranno complicazioni.
Mi avrai visto mentre leggevo Marx.
Il mio psicanalista ritiene che io abbia tutte le rotelle al posto giusto.
Non intesserò mai lodi al Signore.
Io ho solo visioni mistiche e vibrazioni cosmiche.
America ancora non ti ho detto cosa hai fatto a mio zio Max dopo il suo ritorno dalla Russia.

Canzone

Allen Ginsberg

Allen Ginsberg

Il peso del mondo
è amore.
Sotto il fardello
di solitudine
sotto il fardello
dell’insoddisfazione
il peso,
il peso che portiamo
è amore.
Chi può negarlo?
In sogno
ci tocca
il corpo,
nel pensiero
costruisce
un miracolo,
nell’immaginazione
s’angoscia
fino a nascer
nell’umano
s’affaccia dal cuore
ardente di purezza –
poiché il fardello della vita
è amore,
ma noi il peso lo portiamo
stancamente,
e dobbiam trovar riposo
tra le braccia dell’amore
infine,
trovar riposo tra le braccia
dell’amore.
Non c’è riposo
senza amore,
né sonno
senza sogni
d’amore
sia matto o gelido
ossessionato dagli angeli
o macchine,
il desiderio finale
è amore
non può essere amaro
non può negare,
non può negarsi
se negato:
il peso è troppo
deve dare
senza nulla in cambio
così come il pensiero
si dà
in solitudine
con tutta la bravura
del suo eccesso.
I corpi caldi
splendono insieme
al buio
la mano si muove
verso il centro
della carne,
la pelle trema
di felicità
e l’anima viene
gioiosa fino agli occhi
sì, sì,
questo è quel
che volevo,
ho sempre voluto,
ho sempre voluto,
tornare
al corpo
dove sono nato.

L’agonia

Allen Ginsberg

Allen Ginsberg

Allen Ginsberg sta morendo
È su tutti i giornali
tutti i telegiornali della sera
un grande poeta sta morendo
Ma la sua voce
non morirà
La sua voce è sulla terra
a Lower Mahattan
nel suo letto
sta morendo
Non c’è niente
da fare
Muore la morte che ognuno
muore
Muore la morte del poeta
Ha un telefono in mano e chiama tutti
dal suo letto in Lower Manhattan
In tutto il mondo
a notte fonda
il telefono trilla
“Sono Allen” dice la voce
“Sono Allen Ginsberg”
Quante volte l’hanno sentita
nei lunghi nei grandi anni
È superfluo che dica Ginsberg
In tutto il mondo
nel mondo dei poeti c’è un solo Allen
“Volevo dirvi” dice
Dice loro cosa sta succedendo
Cosa sta per scendere su di lui
Che la morte, l’oscura amante
scende su di lui
Via satellite la voce va sulla terra
sul Mare del Giappone
dove una volta si erse nudo
tridente in pugno
come un giovane Nettuno
giovane barbanera
ritto su una spiaggia di pietre
c’è l’alta marea e gli uccelli stridono
Le onde si rompono su di lui adesso
e gli uccelli stridono dolenti
Sul lungomare a San Francisco
c’è vento forte
Marosi spumeggianti
fustigano l’Embarcadero
Allen è al telefono
la sua voce è sulle onde
sto leggendo poesia greca
C’è dentro il mare
E cavalli che piangono
I cavalli di Achille
che piangono
qui lungo il mare
a San Francisco
dove le onde piangono
Emettono un suono sibilante
un suono sibillino
Allen sussurrano
Allen

Postumi

Amy Lowell

Amy Lowell

A scriverti imparai in giorni più felici.
Una scheggia strappata dal mio cuore
era ogni lettera, un pezzo appena tolto
a un mosaico di vita; donavo i suoi grigi, i suoi blu,
i suoi rossi vibranti in cambio di una lode.
Riducevo a brandelli la mia anima,
pavimento ai tuoi passi, e scivolavo
sotto di essi a renderli più dolci.
Le mie lettere – ora – fiori pallidi
sparsi su tombe in pianti sconsolati.
No, non chiedo compensi, sarò forte
(ma a te che importa?); i lunghi, tristi anni
passano e ancora spargo fiori fragili
e sussurri d’amore a orecchie sorde.