con il sole nel muro grande di casa

Mario Benedetti

Mario Benedetti

Con il sole nel muro grande di casa,
e il cortile che un poco brilla sulle punte di erba, è mattino.
E io vorrei le parole per dire gli occhi
fermati sulla colazione, dire che il pane
è più una cosa che mi nutre di altri giorni di allegria.
Come allora il tavolo è i bicchieri che porta, le bottiglie e i bicchieri.
Come non siamo capaci di non pensare, di non immaginare
e solo in questo i fiori nel cortile, o la ghiaia, per esempio,
le pietre della casa, sono andati nelle canzoni.
Sono andate le vecchie strade a mostrare il loro ciglio di erba
incontro alle nuvole, o nella trasparenza di certe giornate
fino ai tramonti animati dalla polvere più bella, più dipinta.
Le ortensie sono l’ombra che fiorisce, la sera è lungo il muro dipinta.
Saremo una sera chiara, quasi di primavera, sopra i vasi di menta,
le conche di terra e foglie in più di un bosco.

quanto siamo stati con le foglie

Mario Benedetti

Mario Benedetti

Quanto siamo stati con le foglie che vanno via dai rami.
Sono state le musiche dolci, dove dirsi di morire.
Hanno portato tanti libri,
gli uomini a tornare tra pochi fanali, i tram, le ciminiere.
Mi sarebbe piaciuto passeggiare con un bastone tra le foglie che cadono,
avere un cancello da aprire,
e per Catine sapere cos’era portarci la polenta
con parte del giallo pieno della bicicletta di Giovanni da portare dentro.
Pioverebbe, sarebbe novembre.
Siamo stati così tanto insieme ognuno di noi con le cose.
Sai, a volte cerco di vederti, che cos’è lavorare, avere dei muri tuoi.
Tornare di sera era sempre una forza sui pedali,
gambe sulle quali si metteva un panno, muscoli
con un panno grigio con la piega. Svelto e birichino, aria di festa,
appoggiavi il giorno intero, dove tanto ti ho vegliato, a quel muro.

Perduta

Martha Canfield

Martha Canfield

Il tuo sguardo rimpianto
il tuo sorriso perduto
i tuoi occhi azzurri
nella profonda oscura irrimediabile assenza
che mi lascia senza te
quando non riesco a respirare l’aria non tua
né a contemplare la terra che t’ignora
né posso di nuovo amare
la vita non vita dei miei giorni senza te
il tuo sguardo nei miei occhi
il tuo sorriso nella mia anima
la tua vita andata nella speranza cieca
di un percorso che compio
giorno dopo giorno senza te
avvolta nel calore sicuro della tua ombra
ugualmente senza te
ugualmente per sempre con te
nel sogno senza sogno
del tuo amore per me
Martha Canfield (Montevideo, Uruguay, 1949), da Luna di giorno (LietoColle – Pordenonelegge, 2017)

Amore

Delmira Agustini

Delmira Agustini

Io lo sognai impetuoso, formidabile, ardente
Parlava il linguaggio impreciso del torrente;
Era un mare traboccante di follia e di fuoco
Rincorrendo la vita come uno strano ruscello.
Poi lo sognai triste, come un grande sole calante
Che inclinò dinnanzi alla notte la sua testa di fuoco;
Dopo rise, e nella sua bocca così tenera come una preghiera,
Suonava i suoi cristalli l’anima della fonte.
E oggi sogno che è vibrante, e soave, e ridente, e triste
Che tutte le tenebre e tutti gli arcobaleni vide;
Fragile come un idolo e eterno come Dio,
Sopra la vita tutta la sua maestosità innalza
e il bacio cade ardente a profumare la sua pianta
Come un fiore di fuoco sfogliato da noi due.

Fine settimana

Mario Benedetti

Mario Benedetti

Una cosa vera che stava con noi nella vita sono adesso
i piccoli orti sulla strada, la materia povera
di un quadretto di Beuys tra le linee nodose di Mondrian.
Quando il cielo diventa basso e poi il sole scompare
sembra alzarsi la terra con i suoi sterpi, il ghiaione
dei binari, c’è il rumore delle scarpe che franano
tra i sassi, un vento che fa esistere lungo e nero
e calma il vuoto che si ha addosso.
Alla fine, mi domando, come poter dire: alla fine.
Dare a un posto un uomo, degli occhi, un cuore, un respiro.
Solo come un’immagine sono ancora belle le primule
come c’era di bello una sera due poeti seduti vicini
alla televisione, in particolare l’uomo con gli occhi secchi,
gli abiti pieni di vecchie case operaie, e Alcide De Gasperi
che si era fatto portare il letto vicino alla finestra
per guardare le sue montagne fino all’ultimo.

è stato un grande sogno vivere

Mario Benedetti

Mario Benedetti

E’ stato un grande sogno vivere
e vero sempre, doloroso e di gioia.
Sono venuti per il nostro riso,
per il pianto contro il tavolo e contro il lavoro nel campo.
Sono venuti per guardarci, ecco la meraviglia:
quello è un uomo, quelli sono tutti degli uomini.
Era l’ago per le sporte di paglia l’occhio limpido,
il ginocchio che premeva sull’erba
nella stampa con il bambino disegnato chiaro in un bel giorno,
il babbo morto, liscio e chiaro
come una piastrella pulita, come la mela nella guantiera.
Era arrivato un povero dalle sponde dei boschi e dietro del cielo
con le storie dei poveri che venivano sulle panche,
e io lo guardavo come potrebbero essere questi palazzi
con addosso i muri strappati delle case che non ci sono.

Vedere nuda la vita

Mario Benedetti

Mario Benedetti

Vedere nuda la vita
mentre si parla una lingua per dire qualcosa.
Uscire di sera rende la vita più bella
ma è il poco sole obliquo la sera senza parole.
Vedere nuda la vita quando c’eri con le tue cose.
Adesso le cose sono sole,
non c’è la promessa del tuo svegliarti
e continuare con le ciabatte, le tazze, i cucchiai.
Non è valsa la pena affaccendarsi.
Il gioco dei giorni è la promessa che non sapevi
aperdere sempre da prima.
Mario Benedetti (Udine, 1955), da Tersa morte (Mondadori, 2013)

Non più

Idea Vilariño

Idea Vilariño

Ormai non sarà
ormai no
non vivremo uniti
non alleverò tuo figlio
non cucirò i tuoi vestiti
non ti possederò di notte
non ti bacerò prima di uscire.
Non saprai mai chi sono stata
perchè altri mi amarono.
Non riuscirò mai a sapere perché né come
né se era vero
quello che dicesti che era
né chi sei stato
né cosa sono stata per te
né come sarebbe stato
vivere uniti
amarci
aspettarci
rimanere.
Ormai non sono altro che io
per sempre e tu ormai
per me non sarai che tu.
Ormai non sei
in un giorno futuro
non saprò dove vivi
con chi
né se ti ricordi.
Non mi abbraccerai mai
come questa notte
mai.
Non potrò più toccarti.
Non ti vedrò morire.