Ninna Nanna

Attila József

 

Attila József

 

Chiude gli occhi il cielo,
Chiude gli occhi la casa,
sotto trapunta dorme il prato,
dormi piccolo Biagio.
Si abbassa la testa sulle zampe,
dorme l’insetto e l’ape,
con loro dorme il ronzio
dormi piccolo Biagio.
Dorme pure il tram
e mentre sonnecchia il rombo,
suona il campanello nel sogno,
dormi piccolo Biagio.
Sulla sedia dorme il cappotto,
si riposa anche lo strappo,
non si lacera più per oggi,
dormi piccolo Biagio.
Dormono la palla e il fischietto,
la gita e il bosco,
dorme pure il buon zucchero,
dormi piccolo Biagio.
Sarai gigante, e lo spazio,
come una biglia, in mano avrai;
basta chiudere l’occhio,
dormi piccolo Biagio.
Sarai pompiere o soldato,
pastore di bestie selvagge,
vedi si addormenta la mamma,
dormi piccolo Biagio.

Quello che nascondi nel cuore

Attila József

 

Attila József

 

Quello che nascondi nel cuore,
aprilo agli occhi,
quello che ti pare di vedere,
aspettalo nel tuo cuore.
Di amore si muore,
chi è vivo – dicono
ma la felicità ci vuole,
ci manca come un pezzo di pane.
Chi è vivo, rimane sempre un bambino,
e vuole tornare nel grembo materno
o si ama o si uccide,
campo di battaglia o letto nuziale.
Sarai tu l’ottantenne, che
ucciso dalla nuova generazione,
mentre muori
generi milioni col tuo sangue.
Tu la spina nel piede
non ce l’hai più,
e dal tuo cuore
scappa anche la morte.
Quello che ti pare di vedere,
con la mano devi prendere,
quello che nascondi nel cuore,
uccidilo o bacialo forte.

Mia madre

Attila József

 

Attila József

 

Una domenica verso sera
ha preso con due mani la tazza,
sorrise e stava là, seduta
nel crepuscolo, tranquilla.
Dai signori portava a casa
in un pentolino la nostra cena;
siamo andati a letto, e pensai
che loro mangiano assai.
Era mia madre, piccola, morì presto,
perchè le lavandaie muoiono presto,
i loro piedi tremano dalla fatica,
e la stiratura fa male alla testa.
Per montagna e nuvole
c’è il bucato e il vapore,
e per cambiare aria
puoi salire in soffitta!
Si ferma mentre stira,
la sua esile figura
venne infranta dal Capitale,
pensateci proletari!
Si è incurvata dal lavare,
non sapevo che fosse giovane;
nei sogni portava grembiule pulito
e la salutò il postino.

Talpa antica porta peste

Attila József

 

Attila József

 

Talpa antica porta peste
il pensiero non pensato,
ficca il muso nel mangiare
e da un uomo a un altro corre.
Per sua colpa non sa l’ubriaco,
mentre in vino strozza il tedio,
di sorbire la minestra
vuota, ai poveri atterriti.
E perché dalle nazioni
giusta linfa non spreme lo spirito,
una nuova infamia accampa
gli uni contro gli altri i popoli.
Gracchia a stormi l’oppressione, cala
come su carogne, ai cuori;
e sul globo la miseria
cola come a ebete bava.
Fitte all’ago del bisogno
le ali delle estati pendono.
Come insetti su chi dorme,
sulle anime le macchine
brulicano. In profondo,
gratitudine, fiducia
si nascondono, le lacrime
bruciano, lottano voglia
di vendetta e coscienza.
Come lo sciacallo vomita
alle stelle le sue urla,
al nostro cielo, dove gli strazi ardono,
guaísce inutile il poeta…
Oh voi, stelle! Rugginose, rozze
lame, quante volte
siete scese dentro l’anima!
(Si sa, qui, solo morire).
Eppure ho fede. Piangendo ti prego,
bel futuro, non esser cosí arido!
Ho fede, non ci impalano piú, oggi,
come i nostri avi, una volta.
Verrà la calma della libertà,
la sofferenza si affína…
E finalmente saremo dimenticati anche noi
nell’ombra quieta delle pergole.

Un cuore puro

Attila József

 

Attila József

 

Non ho padre né madre
né Dio né patria
né culla né sepolcro
né amante né baci.
E’ da tre giorni che non mangio
né troppo né poco,
sono potere i miei vent’anni.
Se nessuno li vuole
se li compri il diavolo,
con cuore puro scardino
servisse, uccido anche l’uomo.
Mi catturino e m’impicchino
con terra benedetta mi coprano
erba mortale cresca
sul mio bellissimo cuore.

Saluto a Thomas Mann

Attila József

 

Attila József

 

Come un bambino che giurò vendetta
e diede fuoco alla casa paterna
e ora è invaso dall’estraneità
come da nebbia, e solo sul petto
di lui, bersaglio della sua rivolta
potrebbe sfogarsi in lacrime, mostrare
sul volto buio un sorriso libero,
così mi sforzo senza speranza
di ritrovare le mie lacrime virtuose.
Ho incenerito il mondo nel cuore
e non vi è parola buona che mi redima,
rannicchiato non aspetto che il miracolo,
che venga qualcuno a perdonarmi
e mi sappia dire bene cosa
mi si deve perdonare
in questa tana di lupi.

Vola

Attila József

 

Attila József

 

Un triste uccello si congela sul parabrezza del vicino.
Il corpo riempito di neve
il becco capace di raccogliere grandine
e artigli come falce
frantumano il vetro di sicurezza
in rifiuti non riciclabili.
Il vicino impreca
afferra la carcassa dalle ali di ghiaccio
la spacca in due
raccoglie i pezzi
e li lancia nell’aria invernale.
Vola! – urla
Vola! – inveisce con sangue freddo
alla scena dello schema
senza vedere
le due metà d’uccello animarsi
salire per cadere
con un’ala sola
incunearsi
nei suoi occhi arrossati

Una meravigliosa fiammata

Attila József

 

Attila József

 

Bisognerebbe alzare un fuoco grandissimo,
perché la gente si riscaldi.
Buttarvi ogni cosa,antica e vecchia,
rotta e scheggiata,ed anche nuova e intatta…..
Ne canterebbe sino al cielo una fiamma ardente
e prenderebbe per la mano tutte le genti.
Bisognerebbe alzare un fuoco grandissimo……
Strapare le porte di fredde cantine
e caricare la fiamma perché dia molto calore.
Ahi,bisognerebbe preparare quel fuoco
perché si sciolgano tutti dal freddo!

Persisti

Attila József

 

Attila József

 

calmati e attraversa senza badare al traffico
questa strada isolata dove dietro l’angolo
agenti designati stanno nell’ombra e nella nebbia
giudicando incongrui i tuoi movimenti
nella loro noia interiore
tu ignori gli zelanti impiegati statali
imbrogliandoli volando sopra le vie
con ali che allungano le nuvole
congedando le loro preoccupazioni
attraversi
atterrando nel centro di questo
vicinato di proprietà privata
facendo visita a nessuno in particolare