Qualche parola

Ágota Kristóf

Ágota Kristóf

Sono tornati i monti della primavera ma ormai
non assomigliano più a nulla in fondo
al lago non c’è altro che melma
vengono uomini dietro di loro non c’è nulla
guardano si avvicinano e fanno ritorno
a loro stessi
le città lentamente strangolano i loro
gracili giardini squarciano il corpo dei paesaggi
le strade
un uccello prova ancora a sollevarsi
risuona qualche parola qualche campana d’allarme
e cadono le pietre

Né lieto avo né discendente

Endre Ady

Endre Ady

Né lieto avo né discendente,
né parente né conoscente,
non sono di nessuno,
non sono di nessuno.
Sono, come tutti, maestà,
Capo Nord, mistero, estraneità,
fuoco fatuo e lontano,
fuoco fatuo e lontano.
Ma, ahimè, qui non posso restare,
vorrei tanto farmi vedere,
per essere visto davvero,
per essere visto davvero.
E tutto per questo: straziarmi, cantare.
Amerei essere amato
e a qualcuno appartenere,
a qualcuno appartenere.

Traduzione di Vera Gheno e Gabriella Caramore

 

Poesia n. 338 Giugno 2018
Endre Ady. Il perdono della luna
a cura di Gabriella Caramore

 

 

 




Chiodi

Ágota Kristóf

Ágota Kristóf

Sopra le case e la vita
nebbia grigia lieve
con le foglie a venire
degli alberi nei miei occhi
aspettavo l’estate
più di tutto
dell’estate amavo la polvere la bianca
calda polvere
insetti e rane vi morivano soffocati
se non cadeva la pioggia
per settimane
un prato e piume viola sul prato
crescono
gli uccelli il collo dei pozzi
il vento stende sotto una sega
chiodi
puntuti e smussati
chiudono porte montano grate
tutt’attorno sulle finestre
così si edificano gli anni così si edifica
la morte

Sono ferita rovente

Endre Ady

Endre Ady

mprovvidi nell’avida stagione
dei primi inganni ci fingemmo eterno
il miraggio della condivisione
del paradiso. Ed ecco, ora, l’inferno.
24 maggio

Poesia n. 337 Maggio 2018
Silvio Raffo. En attendant (Il poema dell’attesa)

 

 

 

 




L’inventario è pronto

Attila József

Attila József

Confido in me fin dall’inizio –
Per chi non ha niente, non è che costi molto;
ad ogni modo non più che all’animale, che se ne va
per sempre. Pur avendo paura
ho retto al mio posto – son nato
mi sono messo insieme e mi sono distinto.
Ho anche pagato, secondo il dovuto
e a chi mi ha datisgrato, l’ho ripagato con l’amore.
Se donna si è intrattenuta con me per darmi ad intendere
davvero io l’ho creduta – e si contenti!
Ho lucidato navi, ho impanato la gramigna,
tra signori intelligenti ho fatto il finto tonto.
Ho smerciato semi di girasole, pane, libri
giornali, versi – quel che al momento era più facile.
Non in lotte trionfali, né col cappio al collo,
avrò fine in un letto, come spero a volte.
Come che sia, ormai l’inventario è pronto.
Ho vissuto – e di ciò sono morti altri.
Traduzione di Edith Bruck

Vivere

Ágota Kristóf

Ágota Kristóf

Nascere
Piangere succhiare bere mangiare dormire aver paura
Amare
Giocare camminare parlare andare avanti ridere
Amare
Imparare scrivere leggere contare
Battersi mentire rubare uccidere
Amare
Pentirsi odiare fuggire ritornare
Danzare cantare sperare
Amare
Alzarsi andare a letto lavorare produrre
Innaffiare piantare mietere cucinare lavare
Stirare pulire partorire
Amare
Allevare educare curare punire baciare
Perdonare guarire angosciarsi aspettare
Amare
Lasciarsi soffrire viaggiare dimenticare
Raggrinzirsi svuotarsi affaticarsi
Morire.

Ti aspettavo

Ágota Kristóf

Ágota Kristóf

Ti aspettavo in fondo alla strada nella pioggia
andavo a capo chino ti vedevo lo stesso
ma non riuscivo a sfiorarti la mano
Ti aspettavo su una panchina le ombre degli alberi
cadevano sulla ghiaia fresca
come anche la tua ombra mentre ti avvicinavi
Ti aspettavo una volta di notte sul monte
crepitavano i rami quando li hai scostati
dal tuo viso e mi hai detto che non potevi restare
Ti aspettavo a riva con l’orecchio incollato
a terra sentivo il tonfo dei tuoi passi
sulla sabbia morbida poi si fece silenzio
Ti aspettavo quando arrivavano i treni lontani
e le persone tornavano tutte a casa
mi hai fatto un cenno da un finestrino il treno non si è fermato