Cingo i miei fianchi

Amal Musa

 

Amal Musa

 

Cingo i miei fianchi
per essere una tela che si allarghi nell’ora dell’ira
e che si ritiri quando mi acquieto.
Chiesi al fuoco che divampa dentro di me:
quale uomo può sopportarmi
quale donna trovarmi amica
quale bambino che il mio stupore non possa uccidere
quale padre dare alla luce una simile a me
o quale nome contenere il mio aspetto
e quale verbo domarmi.
O fuoco
cosa ti spegne?
Una goccia sgorga da me
oppure una fiamma che dentro mi brucia?

Amami

Amal Musa

 

Amal Musa

 

Mi trasporto in punta di piedi
mi trasporto nel galoppo della mia vista.
Mi avvolgo nelle fasce della mia pelle.
Mi abbraccio desiderandomi.
Benedico il mio flusso, lo zampillare che da me proviene.
Mi cullo sul mio seno.
Alle mani germoglianti infilo i guanti della poesia.

Reclamo la rivelazione,
le mie incisioni sono su pietra.
La mia immagine reca acqua alla sete
ed esche alla rete dei pescatori.
Trascorro i rintocchi delle campane della sera
scolpendo.
Dormo nella mia stessa ombra.
Indosso la mia natura beduina
quando sono stanca.
Entro in un giardino
che non mi istiga contro me stessa.
Amo la mia anima impossibile,
quella i cui piedi
sono ignoti alla terra.

Donna d’acqua

Amal Musa

 

Amal Musa

 

L´acqua non è scivolata verso di noi
ardendo con la violenza della sete.
Perché l´acqua segue le mie tracce
dimentica dei sui canali
e delle pianure alluvionali?
Perché non poggio il mio viso
sull´orlo dell´acqua
per sapere
come ha potuto nasconderci il suo colore,
come le abbiamo fatto perdere l´odore?
Perché non divento il segreto dell´acqua?
Perché non divento femmina per il suo maschio,
e lo aspetto nella caraffa
fino al sopraggiungere dell´estate?

Salam Gaza

Tahar Bekri

Tahar Bekri

È tra le braccia della luce
la bellezza del mondo

a dispetto del piombo indurito
in barba ai sanguinari

questi fiocchi di neve
per placare la terra

dal fuoco che le brucia le labbra
perché amate tanto le ceneri

quando il mio cuore lo nutre la brace
dolce nei corsi dei fiumi

perché distruggete il mio limo
polverizzato

è il sole a mettervi paura
di vedere la vostra stessa ombra

Consiglio ai miei cari quando saro’ morto

Salah Garmadi

Salah Garmadi

Se tra voi un giorno morirò
ma morrò mai
non recitate sul mio cadavere
versetti del corano
ma lasciateli a quelli che ne fanno commercio
non promettetemi due acri di paradiso

perché su un solo acro in terra fui felice

non consumate il terzo giorno dopo la mia morte il
Couscous
tradizionale
che fu di fatto il mio piatto preferito
non cospargetemi la tomba di semi di fichi

perché li becchino i piccoli uccelli del cielo
gli esseri umani ne hanno più bisogno
non impedite ai gatti di urinare sulla tomba
erano loro abitudine pisciarmi sulla soglia
tutti i
giovedì
e la terra non ne ha mai tremato
non venite a trovarmi due volte l’anno al cimitero
non ho assolutamente nulla per accogliervi
non giurate sulla pace della mia anima dicendo la verità
e neppure mentendo
la vostra verità e la vostra menzogna mi sono indifferenti
quanto alla pace della mia anima non è affar vostro
non pronunciate il giorno dei miei funerali la formula
rituale:
“ci ha preceduti nella morte ma un giorno lo raggiungeremo”
questo genere di corse non è il mio sport preferito
se tra voi un giorno morirò
ma morirò mai
mettetemi perciò sul punto più alto della vostra terra
e invidiatemi il mio essere al sicuro.

Il bar

Rachid Boudjedra

Rachid Boudjedra

Ho comprato
un pacchetto di sigarette
un giornale
e un raggio di sole
e sono andato a sedermi
al tavolino sulla terrazza
di un bar immenso
Ho ordinato
un latte
e ho messo
il pacchetto di sigarette
il giornale
il raggio di sole
e il bicchiere di latte
a posto
sono sprofondato
nella poltrona
e ho cominciato a leggere
tranquillamente
un istante dopo
ho guardato
il pacchetto di sigarette
il giornale
il raggio di sole
e il bicchiere di latte
nel allineati
e mi sono domandato
se non fossi forse un rivoluzionario.

Memoriale

Mohammed Khaïr-Eddine

Mohammed Khaïr-Eddine

La Morte con i suoi attributi che sono la falce e lo
scheletro beffardo
nei tuoi occhi si diverte, popolo,
e danza
come il Tornado
al di là dei proiettili, dell’odio e del pianto:
lei non conosce nulla, nessuna libertà
nessun oriflamma;
ti sfiora e ti sfoglia,
la polverizza; lei passa
passa e ripassa,
per la tua voce, i tuoi passi, i tuoi amori,
le tue gioie, i tuoi pianti, i tuoi terrori…