Wuthering Heights

José María Álvarez

José María Álvarez

Fai portare
quanto t’è necessario. Non uscire.
Perché? Non ci sono luoghi
dov’essere felice.
Gli affari che ti danno
da vivere, risolvili al telefono. O scrivi
lettere, queste agli amici,
nel tuo stile migliore.
Di tanto in tanto, guarda
se arde la città. Tieni pulita
la tua 38. Cura
scrupoloso i tuoi rosai.
E sii orgoglioso se
gli uccelli fanno il nido
nel tuo giardino, che offre pace.
Sotto i suoi alberi aspetta la sera
e contempla il crepuscolo. Ringrazia
gli dèi per questa
magica stanza, per il giorno
vissuto, per i libri, la musica, i quadri
che salvi dalla Morte.
E quando pietra o pallottola romperà i vetri,
non alzare gli occhi
da quello che t’occupa; anzi, persi
nel paesaggio bellissimo dei tuoi libri
scegli l’edizione
più bella di Treasure Island.
E mentre popolino e soldataglia
con la stessa viltà si accoltellano,
tu leggi sereno, ascolta Rubinstein
interpretare Chopin. Accarezza
il tuo cane sulla fronte.
E a notte alta
dirigi i tuoi passi verso il sonno.

Giano

Luis Alberto de Cuenca

Luis Alberto de Cuenca

Dici che io sono soltanto Henry Jekyll
e non esiste formula nel mondo
capace di cambiarmi in Mr. Hyde.
Quando trascorreranno i giorni o gli anni,
quando il tempo ci avrà condotti ad altri fuochi,
verso un’altra pienezza o un altro disastro,
immaginami allora, immagina
i tratti del mio volto, ricostruisci
ciò che il tuo gelo ha trasformato in cenere.
E nel ricordo schivo della tua freddezza,
nella memoria della tua lontananza,
Edward Hyde sarò, e per un istante
mi amerai, anche se sarò ormai lontano;
e sarà bello, ché per un istante
io, e non altri, sarò la tua tristezza.
Traduzione di Stefano Bernardinelli

Eterno femminino
a cura di Stefano Bernardinelli


La realtà è un sogno

Pedro Salinas

Pedro Salinas

La realtà è un sogno.
Se sogniamo
che la pietra è pietra, questo è la pietra.
Ciò che scorre nei fiumi non è acqua,
è un sognare, l’acqua, cristallina.
La realtà traveste
il sogno, e dice:
“Io sono il sole, i cieli, l’amore”.
Ma mai si dilegua, mai passa,
se fingiamo di credere che è più che un sogno.
E viviamo sognandola.

Madrigale d’estate

Federico García Lorca

Federico García Lorca

Unisci la rossa tua bocca alla mia,
o Estrella gitana!
Sotto l’ora solare del mezzogiorno
morderò la mela.
Fra i verdi ulivi della collina
c’è una torre moresca,
colore della tua carne campagnola
che sa di miele e d’aurora.
Mi offri nel tuo corpo ardente
il divino nutrimento
che dà fiori al ruscello quieto
e stelle al vento.
Come ti sei data a me, luce bruna?
perché mi desti pieni
d’amore il sesso di giglio
e i seni sonori?
Fu per la mia tristezza?
(Oh, miei goffi passi!)
Forse destò pietà in te
la mia vita spenta di canti?
Perché non hai preferito ai miei lamenti
le cosce sudate
di un San Cristoforo contadino
pesanti in amore e belle?
Danaide del piacere sei con me.
Femminile Silvano.
I tuoi baci odorano come il grano
secco dell’estate.
Oscurami la vista col tuo canto.
Sciogli la tua chioma
dispiegata e solenne come un manto
d’ombra sopra i prati.
Dipingimi con la bocca insanguinata
un cielo d’amore,
su un fondo di carne, la stella
violetta del dolore.
Prigioniero è il mio pegaso andaluso
dei tuoi occhi aperti,
e volerà desolato e assorto
quando li vedrà morti.
Anche se tu non m’amassi, t’amerei
per il tuo sguardo cupo
come l’allodola ama il giorno nuovo
per la rugiada.
Unisci la rossa tua bocca alla mia,
o Estrella gitana!
Lasciami sotto il giorno chiaro
consumare la mela.

Nei giorni di pioggia

Luis García Montero

Luis García Montero

III
Ci visita l’amore. La casa possiede
una memoria cieca
di sole sulle braccia
e la passione, arida d’erba, sulla pelle.
Dobbiamo veramente abbracciarci
in questa mattina grigia d’ogni nostalgia
e patteggiare con la luce
che comincia a disturbarci
sotto le porte
come un guardone nascosto
che dobbiamo sopportare.
Sono troppe cose.
Si vede che il tempo vola indifferente,
a noi estraneo
che abbiamo parlato tanto della vita
per giungere in tempo ai suoi occhi aperti,
al suo capezzolo rosato
e alla bella volta dei corpi
che cercavamo insieme,
impetuosamente,
aprendo cerniere
con l’impazienza propria degli innamorati.
Il sole
che sembra l’esitante carne delle tue labbra
si avvicina strisciando e mi ricorda
che è ancora possibile rincorrerci
mentre si spengono lente le ultime stelle.
Prima che tu nascessi ed io nascessi
qualcuno dovette vivere in queste stanze,
sopportarle come le settimane,
riempirle di desideri realizzati a metà.
Gente di solitudine.
Forse sarà tutto valso
se un giorno…
Noi
ormai niente abbiamo creato, neppure un focolare.
È più saggio l’amore quando nasce,
quando si incomincia a sentire il mattino,
per il lungo, deserto cammino della tua pelle.

Traduzione di Gabriele Morelli

Poesia n. 269 Marzo 2012
Luis García Montero La poesia complice
a cura di Gabriele Morelli