Scoppia il ritardo

Kate Clanchy

 

Kate Clanchy

 

Immaginavo che ti sarei mancata, pensavo
ti saresti aggirato sul parquet con delle strane
calze logore, guardato l’orologio starsene fermo,
fatto tardi al lavoro, scritto il mio nome tutto maiuscolo
tenuti premuti Maiusc/Interr, perso autobus e pasti
o seduto con la forchetta a mezza via, perso, per interi minuti,
ore, dormito male, tardi, sognato inseguimenti, tremato
mandato le dita a sprimacciare il cuscino, trovato
il vuoto, svegliato di colpo, girato, abbracciato un’assenza,
un dolore, passeggiato, alba umida naturalmente,
avvolto in un impermeabile con il collo su, sbirciato
una fetta di faccia, fermato un estraneo, avuto amnesie;
come me. Ogni volta, corro a schiacciare la tua faccia
sulla mia, la mia, che splende di pioggia immaginaria.

Poesia per un uomo senza olfatto

Kate Clanchy

 

Kate Clanchy

 

Ti scrivo solo per informarti:
che la linea più spessa nelle pieghe della mia mano
ha quell’odore che hanno i vecchi banchi di scuola,
coi nomi incisi in profondità, logori e lucidi di sudore;
che sotto lo spruzzo del mio costoso profumo
le mie ascelle danno una nota bassa forte
come un colpo di palmo sul tamburo di una pentola;
che lo sciacquone umido della mia paura è acuto
come il gusto di un tubo in ferro, a mezzo inverno,
sulla lingua di un bambino; e che talvolta,
per la brezza, i capelli delicati sulla mia nuca
dietro il collo, proprio dove tu dovresti chinare
la testa, esitare e strofinare le labbra,
trattengono un profumo fragile e preciso come
una flotta di navicelle di carta, che salpa verso il mare.

Lampioni

Kate Clanchy

 

Kate Clanchy

 

E non riusciamo a ricordarci l’afa, dimentichiamo
il sudore e come indossassimo una leggerissima
maglietta sulla pelle irritata, e perdiamo
il gusto dei lamponi, ogni inverno; ma
d’un tratto conosciamo, appena scoppia luglio, la vena
che brucia nella tenda, e da quella luce
– blocco di sole su lenzuola calde e peste –
il mondo ardente in cui cammineremo,
era com’era, il tuo tocco. Non il riposo,
non come partimmo, l’ubriachezza, solo
tu che ti fai avanti rigido, goffo, spaventato,
i miei capelli spiegati, le nostre dita intrecciate,
come i primi stupefatti sobbalzi d’afa
o fra i denti, semi, un sapore di metallo.

Contenti

Kate Clanchy

 

Kate Clanchy

 

Era come camminare nella nebbia, nella nebbia e nel fango,
ti ricordi, amore? Seguimmo,
per una volta, il sentiero turistico, serrati nella foschia,
consapevoli solo dei piedi e del respiro,
e sulla cima, ci sedemmo mano nella mano, e lasciammo
che le vette scalate e le vette da scalare
si rivelassero e si velassero di nuovo
silenziose, secondo il vento dominante.

XVI

Kenneth White

Kenneth White

il ciottolo di pietra
rugosa e senza grazia
la scatola ruvida e scialba
sii spacca
e rivela
l’incantevole cristallo di agata
il masso
spezzato a metà
mostra
uno strato blu brillante d’ametista –
c’è un principio
di bellezza e ordine
nel cuore del caos
dentro la vita c’è la vita.
Kenneth White (Glasgow, 1936) da Lungo la costa (Amos edizioni, 2005)
the pebble of rough
and unprepossessing stone
the harsh dull case
splits open
to reveal
the lovely agate crystal
the boulder
cut asunder
shows
a blue-gleaming layer of amethyst –
there is a principle
of beauty and order
at the heart of chaos
within life there is life.

Alcuni come il girasole

Kenneth White

Kenneth White

Alcuni come il girasole
rivolgono il loro fiore al sole
alcuni fioriscono solo con l’oscurità
come il cereo
che attende la mezzanotte
o il convolvolo
che spiega
i suoi petali lunari
al tramonto del sole
forse la semplicità
dell’anemone di bosco
la sua serenità
il suo accesso diretto
all’energia del sole
e alla ricchezza della terra
avrebbero potuto evolvere
un cervello più pieno e più quieto
che l’urgenza dell’esistenza animale
dalla quale da sempre dipendiamo.

Patagonia

Kate Clanchy

Kate Clanchy

Dissi forse la Patagonia, e immaginavo
una penisola, grande abbastanza
per un paio di sedie a sdraio
su cui dondolare nell’alta marea. Pensavo
a noi in un freddo mozzafiato, davanti
a un orizzonte tondo come una moneta, avvolti
nell’intreccio del ripiglino che i gabbiani giocano
dal mare fino al sole. Pensavo di aspettare
finché le onde non si fossero addormentate
dalla noia, f

Incantesimo

Kate Clanchy

Kate Clanchy

Se, al tuo scrittoio, metti da parte il lavoro,
prendi giù un libro, cerchi questi versi
e leggi che io sto lì in ginocchio, l’orecchio
contro il tuo petto dove i muscoli
si inarcano come grossi tomi che si aprono, in curve
di gabbiani, attraverso le onde sonore del tuo cuore,
e che mi passi le dita fra i capelli,
sfilando dalla massa ribelle ciocche
sottili come segnalibri di seta scarlatta,
e mi accarezzi le guance come se lisciassi
veline tra rigide illustrazioni,
e mi tiri verso di te
per leggermi solo negli occhi, vedrai,
in monocromo argento, te stesso,
seduto al tuo scrittoio, prendere giù un libro,
cercare questi versi, e allora, amore,
non saprai chi di noi due legge
ora, chi scrive, e chi è scritto.

Estasi

Carol Ann Duffy

Carol Ann Duffy

Nei tuoi pensieri tutto il giorno, tu nei miei.
Gli uccelli cantano al riparo di un albero.
Sopra la preghiera della pioggia, un blu sterminato,
non il paradiso, che non va da nessuna parte, senza fine.
Perché mai le nostre vite si allontanano
da noi stesse, mentre rimaniamo intrappolate nel tempo,
in fila verso la morte? Sembra che nulla possa mutare
lo schema dei nostri giorni