La natura

Dmitrij Kedrin

Dmitrij Kedrin

Che fare? Mi siederò su una pietra,
Ascolterò il pianto del rigogolo.
Vedrò le case con le tavole inchiodate,
Abbandonate dagli abitanti.
Ancora non è un anno da quando
Hanno taciuto i loro passi.
Ma sembra che la natura sia felice
Che la gente se ne sia andata.
I vicini di notte furtivamente
Hanno tolto gli steccati per fare legna,
Sui lisci campi di cricket
Cresce verde l’erba.
Dimenticati gli ultimi proprietari,
Tutta la casa s’è inselvatichita,
Sulle pareti, sui tetti, sulle imposte
Il muschio avanza senza fatica.
Dal verde selvatico rampicante
La soglia ormai è ostruita,
Dappertutto imperversa la fragola,
Che prima a crescere non riusciva.
E se prima nei nidi gli stornelli
Si ambientavano a stento,
Adesso i fringuelli di primavera
Fanno un chiassoso concerto!
Sembra che dal nostro secolo
Siano passati secoli di abbrutimento…
Così la natura le tracce dell’uomo
Fa sparire in un momento!

Dio

Dmitrij Kedrin

Dmitrij Kedrin

Presto, nell’ora gialla del tramonto,
Quando l’azzurro si spegnerà,
Chiuderò gli occhi avidi un tempo,
E così stanchi al momento.
E quando sarò davanti a Dio,
Io senza tremare gli dirò:
«Sai, Dio, ho fatto del male a molti,
E forse del bene a nessuno.
Ma è buffo trovarmi col diavolo,
Perché mi cucini nel calderone:
Non c’è nell’inferno tormento tale,
Che in terra non ce ne sia uno peggiore!»

Metamorfosi

Nikolaj Zabolockij

Nikolaj Zabolockij

Come cambia il mondo! E come cambio anch’io!
Con un solo nome io mi chiamo,
In realtà quello che chiamano me, –
Non sono io solo. Siamo molti. Io sono vivo,
Affinché il mio sangue non arrivi a freddarsi,
Io sono morto più volte. Oh, quanti corpi morti
Ho separato dal mio corpo!
E se solo la mia ragione riuscisse a vedere
E alla terra volgesse l’occhio penetrante,
Essa vedrebbe là, tra le tombe, me
Sepolto in profondità. Essa mi mostrerebbe
Me, cullato dall’onda del mare,
Me, in volo nel vento verso un paese invisibile,
La mia povera spoglia, un tempo così amata.
Ma io sono sempre vivo! Sempre più chiaro e pieno
Lo spirito abbraccia masse di prodigiose creature.
La natura è viva. E’ viva tra le pietre
Anche l’erba viva e il mio morto erbario.
Anello nell’anello e forma nella forma. Il mondo
In tutta la sua viva architettura –
Organo che canta, mare di trombe, pianoforte
Che non muore né nella gioia né nella tempesta.
Come tutto cambia! Ciò che prima era uccello,
Adesso è una pagina scritta;
Il pensiero una volta era un semplice fiore,
Il poema procedeva come lento toro;
E ciò che era me, forse cresce di nuovo
E accresce il mondo delle piante.
E così, cercando a fatica di svolgermi
Come un gomitolo di complesso filo,
A un tratto vedrò ciò che si dovrebbe chiamare
Immortalità. Oh, miseria dei nostri pregiudizi!

Il giardino

Bella Achatovna Achmadulina

Bella Achatovna Achmadulina

Sono uscita in giardino, il rigoglio lussureggiante
però non sta qui ma nella parola “giardino”
che riempie l’orecchio, le narici e lo sguardo
della beltà delle rose cresciute.
La parola è più ampia del luogo:
lì si è comodi e liberi,
lì la terra fertile adotta come figli
gli orfani arbusti che vi crescono.
Virgulto d’ignote innovazioni,
o parola “giardino”, come un giardiniere
fai crescere e moltiplichi i tuoi frutti
con scintillio e stridor di cesoie.
Hanno trovato posto nel tuo libero abbraccio
la casa e il destino della famiglia
che non c’è, e il fiore bianco-smunto
di quella panchina da giardino.
Sei più fertile della terra, nutri
le radici delle chiome altrui, sei
la quercia, la cavità nel tronco, Dubrovskij,
la posta dei cuori e delle parole: amore e sanguel.
Le fronde tue ombrose
sono sempre scure, ma nella calura
perché ha chinato il capo turbato
l’ombrellino di pizzo innamorato?
Non sono forse io, cercatore di un’indolente manina,
ad arrossare il mio ginocchio sul pietrisco?
Misero giardiniere impertinente,
cosa cerco, a chi m’inchino?
Se fossi uscita, dove mai
sarei andata? È maggio, e il fango è secco.
Sono uscita nel vuoto smagrito
per leggervi che la vita è passata.
Passata! Dov’è andata di corsa?
Ha appena sfiorato l’asciutto tormento
delle labbra mute: ha detto che
tutto è per sempre e che io sono per un attimo.
Un attimo in cui non ho visto
né me né il giardino.
“Sono uscita in giardino”, ho scritto.
L’ho scritto? Vuoi dire che c’è
almeno qualcosa? Sì, ed è stupendo:
in giardino senza muovere un passo.
Non sono uscita. Ho solo
scritto: “Sono uscita in giardino”.

Poesia d’amore

Boris Pasternak

Boris Pasternak

Nessuno sarà a casa
solo la sera. Il solo
giorno invernale nel vano trasparente
delle tende scostate.
Di palle di neve solo, umide, bianche
la rapida sfavillante traccia.
Soltanto tetti e neve e tranne
i tetti e la neve, nessuno.
E di nuovo ricamerà la brina,
e di nuovo mi prenderanno
la tristezza di un anno trascorso
e gli affanni di un altro inverno,
e di nuovo mi tormenteranno
per una colpa non ancora pagata,
e la finestra lungo la crociera
una fame di legno serrerà.
Ma per la tenda d’un tratto
scorrerà il brivido di un’irruzione .
Il silenzio coi passi misurando
tu entrerai, come il futuro.
Apparirai presso la porta,
vestita senza fronzoli, di qualcosa di bianco,
di qualcosa proprio di quei tessuti
di cui ricamano i fiocchi.

Io sono nelle parole

Andrej Belyj

Andrej Belyj

Io sono nelle parole
così languidamente
muto.
Sono maschere le mie sentenze.
E
racconto
a voi
tutti:
racconto
favole,
poiché
così mi è destinato,
ma non comprendo
per qual motivo;
poiché
da tempo ogni cosa è fuggita nel buio;
poiché
poco importa ch’io sappia o lo ignori;
poiché
mi attedio dovunque:
poiché
la favola
-smeraldina-
in cui
ogni cosa è diversa…
poiché
si ha
voglia di svaghi
a dismisura
poiché
la penosa
esistenza
ha per tutti
la stessa conclusione…
poiché
infine,
a che scopo questo inferno?
poiché
una sola è la fine
per tutti…
E
in
me
si leva una risata
sopra
il destino
di tutti
e
su
me stesso!

Altri fuochi

Alexandra Petrova

Alexandra Petrova

Quell’acqua che riflette le colline terra di siena e ombra bruciata
le viti di hebron
e sabra con la sua amichetta chatila
e i fuochi d’artificio sminuzzanti
gambe capelli braccia ossa giunture
volano leggeri come fiori
molto spesso, perfino tutti i giorni
a destra e a sinistra
questa rossa terra di Adamo,
che ha mescolato marocco e polonia.
E datemi una goccia di amore per lei.
E non mi occorrono altre azioni.