Confessione

Nikolaj Zabolockij

Nikolaj Zabolockij

Coperta di baci, incantata,
Portata nel campo dal vento,
Tutta come incatenata,
Tu prezioso mio portento!
Né allegra, né afflitta,
Come da un cupo cielo discesa,
Tu mio canto di nozze,
Tu mia stella pazzesca.
Mi chinerò sui tuoi ginocchi,
Li stringerò con frenesia,
E con le lacrime e con i versi
Ti farò ardere, o amata mia.
Aprimi il tuo nordico volto,
Lasciami entrare negli occhi gravi,
Nelle tue braccia seminude,
Nelle tue nere ciglia orientali.
Ciò che si aggiungerà – non calerà,
Ciò che si avvererà – non si scorderà…
Perché piangi, mio dolce incanto?
O forse a me sembra soltanto?

La neve cade

Boris Pasternak

Boris Pasternak

La neve cade, la neve cade
Alle bianche stelline in tempesta
Si protendono i fiori del geranio
Dallo stipite della finestra:
La neve cade e ogni cosa è in subbuglio,
ogni cosa si lancia in un volo,
i gradini della nera scala,
la svolta del crocicchio.
La neve cade, la neve cade,
come se non cadessero i fiocchi,
ma in un mantello rattoppato
scendesse a terra la volta celeste.
Come se con l’aspetto di un bislacco
Dal pianerottolo in cima alle scale,
di soppiatto, giocando a rimpiattino,
scendesse il cielo dalla soffitta.
Perché la vita stringe. Non fai a tempo
A girarti dattorno, ed è Natale.
Solo un breve intervallo:
guardi, ed è l’Anno Nuovo.
Densa, densissima la neve cade.
E chi sa che il tempo non trascorra
Per le stesse orme, nello stesso ritmo,
con la stessa rapidità o pigrizia,
tenendo il passo con lei?
Chi sa che gli anni, l’uno dietro l’altro,
non si succedano come la neve,
o come le parole d’un poema?
La neve cade, la neve cade,
la neve cade e ogni cosa è in subbuglio:
il pedone imbiancato,
le piante sorprese,
la svolta del crocicchio.

Sorelle

Marina Ivanovna Cvetaeva

Marina Ivanovna Cvetaeva

A noi, fervide sorelle,
Toccherà andare all’inferno,
Bere l’infernale pece,
Noi, che in ogni nostra vena
Al Signore lodi alzammo!
Noi su culla e filatoio
Mai ricurve nella notte,
Trascinate sulla barca
Con indosso l’ampio burka.
Noi, fasciate in fini sete
Della Cina fin dall’alba,
Che cantammo inni celesti
Sotto il rogo del brigante.
Casalinghe neghittose
— Cuci e scuci, e tutto a sfascio! —
Danzatrici e flautiste,
Tutto il mondo ─ ai nostri piedi!
Ora indosso pochi stracci,
Ora appese fra le stelle.
Per fortezze e per taverne
Marinando i sette cieli.
A passeggio nelle notti
Nel giardino che fu d’Eva…
– A noi, care sorelline,
Ragazzine mie cortesi,
Toccherà andare all’inferno!

Dietro una donna

Vladimir Vladimirovic Majakovskij

Vladimir Vladimirovic Majakovskij

Spostato su col gomito un lievito di nebbia,
Colava biacca da una fiasca nera
E a briglia sciolta nel cielo
Canuto e greve caracollava fra le nuvole.
Nel fuso rame di case stagnate
A stento si contengono i trèmiti delle vie,
Stuzzicati da un rosso mantello di lussuria,
I fumi diramavano le corna dentro il cielo.
Cosce-vulcani sotto il ghiaccio delle vesti,
Messi di seni mature già per il raccolto.
Dai marciapiedi con ammicchi malandrini
Frecce spuntate insorsero gelose.
Stormo che a un colpo di tacco
Si levi a volo nel cielo
Preghiere di altezze presero al laccio Iddio:
Con sorrisi da topi lo spennarono
E beffarde lo trassero per la fessura d’una soglia.
L’Oriente in un vicolo le scorse,
Più in alto risospinse la smorfia del cielo
E il sole dalla nera borsa strappato fuori
Pestò con cattiveria le costole del tetto.

Mia moglie

Nikolaj Zabolockij

Nikolaj Zabolockij

Scostati i capelli dalla fronte,
Egli accigliato siede alla finestra.
In un bicchierino verde una mistura
La moglie gli versa.
Come timoroso, come attento, soave
E doloroso brilla lo sguardo,
Come questi buffi riccioli
Sulla magra testolina pendono!
Dalla mattina lui scrive senza sosta,
Immerso nell’ignoto lavoro.
Lei a stento cammina e respira,
Purché lui stia bene a dovere.
E cigolerà sotto di lei il pavimento,
Lui aggrotterà le ciglia, – e subito
Lei è pronta a sprofondare
Al suo sguardo penetrante.
Chi sei mai, il genio dell’universo?
Pensa: né Goethe, né Dante
Conoscevano un amore così umile,
Così palpitante di fede nel talento.
Che cosa gratti sulla carta?
Perché sei eternamente irato?
Cosa cerchi frugando nel buio
Dei tuoi insuccessi e dei tuoi torti?
Ma se ti sta a cuore
Il bene e la felicità della gente,
Come hai potuto ignorare finora
Della tua vita questo tesoro vivente?

Disse che a paura e malattia

Sergej Georgievic Stratanovskij

Sergej Georgievic Stratanovskij

Cказал, что к страху и болезни
Сводилась жизнь,
что длинной казнью
Был каждый день,
а ночь боязнью
Гостей непрощеных. Сказал
что этот мир не дом – вокзал
Зал выживания,
где все чего-то ждут
Sergej Georgievic Stratanovskij
(Leningrado, 1944), da
Buio Diurno
(Einaudi, 2009)
Disse che a paura e malattia
Si è ridotta la vita,
che ogni giorno
Era una lunga esecuzione,
e la notte – timore
Di ospiti inattesi. Disse
Che questo mondo non è casa ma stazione,
Sala di sopravvivenza,
dove tutti attendono qualcosa

Incantesimo

Marina Ivanovna Cvetaeva

Marina Ivanovna Cvetaeva

Ti ho versato nel bicchiere
una manciata di capelli bruciati,
perché tu non mangi, non canti,
non beva, non dorma.
Perché la giovinezza non ti sia gioia,
perché lo zucchero non ti sia dolce.
Perché tu non te la intenda nel buio della notte
con la giovane moglie.
Come i capelli tuoi d’oro
sono divenuti cenere grigia,
così gli anni miei giovani
diventeranno bianco inverno.
Perché tu diventi cieco-sordo,
perché ti dissecchi come il muschio,
perché ti dilegui come un sospiro.