Ecco la sera della vita

Dmitrij Kedrin

Dmitrij Kedrin

Ecco la sera della vita. Tarda sera.
Fa freddo e non c’è fuoco in casa.
La lampada è spenta. Non c’è niente
Per scacciare l’oscurità che aumenta.
O raggio dell’alba, guarda alla mia finestra!
Angelo della notte! Abbi pietà di me:
Voglio ancora una volta vedere il sole –
Il sole della prima metà del Giorno!

Metamorfosi

Nikolaj Zabolockij

Nikolaj Zabolockij

Come cambia il mondo! E come cambio anch’io!
Con un solo nome io mi chiamo,
In realtà quello che chiamano me, –
Non sono io solo. Siamo molti. Io sono vivo,
Affinché il mio sangue non arrivi a freddarsi,
Io sono morto più volte. Oh, quanti corpi morti
Ho separato dal mio corpo!
E se solo la mia ragione riuscisse a vedere
E alla terra volgesse l’occhio penetrante,
Essa vedrebbe là, tra le tombe, me
Sepolto in profondità. Essa mi mostrerebbe
Me, cullato dall’onda del mare,
Me, in volo nel vento verso un paese invisibile,
La mia povera spoglia, un tempo così amata.
Ma io sono sempre vivo! Sempre più chiaro e pieno
Lo spirito abbraccia masse di prodigiose creature.
La natura è viva. E’ viva tra le pietre
Anche l’erba viva e il mio morto erbario.
Anello nell’anello e forma nella forma. Il mondo
In tutta la sua viva architettura –
Organo che canta, mare di trombe, pianoforte
Che non muore né nella gioia né nella tempesta.
Come tutto cambia! Ciò che prima era uccello,
Adesso è una pagina scritta;
Il pensiero una volta era un semplice fiore,
Il poema procedeva come lento toro;
E ciò che era me, forse cresce di nuovo
E accresce il mondo delle piante.
E così, cercando a fatica di svolgermi
Come un gomitolo di complesso filo,
A un tratto vedrò ciò che si dovrebbe chiamare
Immortalità. Oh, miseria dei nostri pregiudizi!

Al collo un filo di esili grani

Anna Achmàtova

Anna Achmàtova

Al collo un filo di esili grani,
celo le mani nel largo manicotto,
gli occhi guardano distratti
e non piangeranno mai più.
Sembra il volto più pallido
per la seta che tende al lilla,
arriva quasi alle sopracciglia
la mia frangetta non ondulata.
E non somiglia ad un volo
questa lenta andatura, quasi avessi
sotto i piedi una zattera
e non i quadretti del parquet.
La bocca bianca è socchiusa,
ineguale il respiro affannato,
e sul mio petto tremano i fiori
dell’incontro che non c’è stato.

L’amore

Dmitrij Kedrin

Dmitrij Kedrin

Solletico di labbra e frescura di denti,
Fuoco che vaga nei meandri del corpo,
Sudore tra i seni…E questo è l’amore?
Questo è tutto ciò che volevi tanto?
Sì! Passione che acceca la vista!
Ma la notte passa, lieve, come uccello…
E io ho pensato: l’amore è come il vino,
E per sempre puoi ubriacarti con quello!

Eva

Boris Pasternak

Boris Pasternak

Alberi stanno presso l’acqua eretti,
e il meriggio dalla riva scoscesa
ha gettato negli stagni le nuvole,
come palàmiti di pescatore.
Rete a strascico, affonda il firmamento
e in questo cielo, come in una rete,
la folla dei bagnanti nuota:
uomini, donne e bambini.
Cinque-sei donne nel vincheto
escono sulla riva senza rumore
e sulla sabbia strizzano
i costumi da bagno.
E a guisa di colubri
si snodano e si attorcono le spire dei filati,
quasi che serpente-tentatore
si nascondesse nell’umido tricot.
Oh donna, aspetto e sguardo tuoi
non mi turbano affatto.
Sei tutta come morsa della gola
quand’è dall’emozione stretta.
Tu sei plasmata come in un abbozzo,
quale riga di un altro ciclo,
come se veramente nel sonno
dal mio costato fossi spuntata.
E subito sfuggita dalle mani
e dall’abbraccio sgusciata,
tu stessa sconcerto e sgomento
e spasmo del cuore dell’uomo.

York: In Memoriam W. H. Auden

Josif Aleksandrovič Brodskij

Josif Aleksandrovič Brodskij

Le farfalle dell’Inghilterra settentrionale danzano sulla malerba
sotto il muro di mattoni di una fabbrica morta. Dopo il mercoledì
arriva il giovedì, eccetera. Il cielo è arroventato,
e i campi bruciano. Le città sanno di ammuffito
panno a strisce, le dalie soffrono la sete.
E la tua voce – “Ho conosciuto tre grandi poeti.
Ognuno di loro era un gran figlio di cane” – risuona
nelle mie orecchie con nettezza inattesa. Rallento il passo, sono

Festa di nozze

Boris Pasternak

Boris Pasternak

Superato il limite del cortile,
gli ospiti con I’armonica
si riversarono in casa della sposa
a iar bisboccia fino al mattino.
Detro I’uscio padronale
rivestito di feltro
dall’una alle sette tacquero
gli sprazzi di cicaleccio.
Ma con l’alba, in pieno sonno,
e solo dormire si vorrebbe,
riprese a cantare I’armonica,
lasciando la festa di nozze.
E diffuse il suonatore
di nuovo sull’organetto
i guizzo delle mani, il brillio degli orpelli,
il frastuono e il baccano della festa.
E di nuovo, di nuovo, di nuovo
la garrulità d’una castuska
invase sul letto i dormienti ‘
dritto dalla bisboccia.
Mentre una come neve, bianca,
tra frastuono, fischi e baccano
di nuovo ondeggiò pavona,
i fianchí dimenando.
E lieve agitava il capo
e la mano desffa
nel ballabile per il selciato,
pavona, pavona, pavona.
D’un tratto la foga e il fragore del gioco,
il trepestio del girotondo,
precipitando in un orido,
sparirono senza traccia.
Si destava chiassoso il cortile,
l’eco d’un tramestio
si mischiava a parole
e a scoppi di risa.
Su nell’immensità del cielo,
turbine di macchie grigio-azzurre,
dalle colombaie s’è levato
nugolo di colombi in volo.
Come se dietro alla festa di nozze,
riprendendosi nel dormiveglia
con l’augurio di molti anni
li avessero mandati all’inseguimento.
Anche la vita è un istante soltanto,
solo un dissolversi
di noi stessi negli altri
come in dono.
Solo una festa di nozze che dal basso
irrompe nelle finestre,
solo una canzone, solo un sogno,
solo un colombo grigio-azzurro.

Io

Dmitrij Kedrin

Dmitrij Kedrin

Molto ho visto e molto ho conosciuto,
Ho conosciuto l’odio e l’amore,
Ho avuto tutto e tutto ho perduto
E tutto nuovamente ho ritrovato.
Ho conosciuto il gusto della Terra
E, di nuovo avido della vita,
Ho posseduto tutto e di nuovo
Di perdere tutto ho temuto.

Pioggia

Vladimir Nabokov

Vladimir Nabokov

Com’è instabile il letto, in queste notti
di alberi che gesticolano
mentre ticchetta rapida la pioggia,
giocattolo di stagno, con i lesti
zoccoli al trotto su un tetto infinito,
verso il passato.
Su antiche strade i destrieri della pioggia
sdrucciolano rallentano ripartono,
per un groviglio d’anni stretti insieme;
ma non raggiungeranno mai le estreme
bassure, nel profondo del passato,
perché là splende il sole.

Traduzione di Massimo Bocchiola