Definizione

Ana Blandiana

Ana Blandiana

Essere foglia
e obbligata
a comportarsi
come tutte le foglie,
pur capendo
e perfino potendo
essere in tutto e per tutto
altro:
ma da ciò
– a sorpresa –
non trarre la conclusione
che tu sei altro dalle foglie,
ma che loro, le foglie,
sono altro da sé.
Ecco una definizione.
Ana Blandiana (Timișoara, 1942) da Un tempo gli alberi avevano occhi (Donzelli editore, 2004)

Dovremmo

Ana Blandiana

Ana Blandiana

Dovremmo nascere vecchi,
già dotati d’intelletto,
capaci di scegliere la nostra sorte in terra,
quali sentieri si avviano dal crocevia d’origine
e irresponsabile sia solo il desiderio di andare avanti.
Poi, andando, ringiovanire, ringiovanire sempre più,
maturi e forti arrivare alla porta della creazione,
varcarla e nell’amore entrando adolescenti,
essere ragazzi alla nascita dei nostri figli.
Sarebbero più vecchi di noi comunque,
ci insegnerebbero a parlare, per addormentarci ci cullerebbero,
e noi scompariremmo sempre più, divenendo sempre più piccoli,
come un chicco d’uva, come un pisello, come un chicco di grano…

Il confine

Ana Blandiana

Ana Blandiana

Cerco il principio del male
come da bambina cercavo i margini della pioggia.
Con tutte le forze correvo per trovare
il luogo dove
sedermi a terra a contemplare
da una parte pioggia, da una parte niente pioggia.
Ma sempre la pioggia smetteva prima
che ne scoprissi i confini
e ricominciava prima
di capire fin dove è sereno.
Invano sono cresciuta.
Con tutte le forze
corro ancora per trovare il luogo
dove sedermi a terra e contemplare
la linea che separa il male dal bene.
Ma sempre il male smette prima
che ne scopra il confine
e ricomincia prima
di capire fin dove è bene.
Io cerco il principio del male
su questa terra
volta per volta
grigia e assolata.

Il padre

Ana Blandiana

Ana Blandiana

Non io decido.
Gli atomi si fanno sabbia,
la sabbia forma pietrisco,
il pietrisco si trasforma in lettere
le lettere , in boccio, germogliano,
fruttano parole,
le parole si fanno animali, si accoppiano,
e figliano.
Non io decido.
Mai
quando vedo una parola gravida,
so chi è il padre.

All’alba

Ana Blandiana

Ana Blandiana

All’alba,
quando l’aria della notte
si ritira silenziosa
nell’emisfero della nostalgia,
il calice minuscolo del fiore
trasale diffondendo
un suono fondo,
vibrante come un gemito di cattedrale,
simile all’echeggiare della più assordante
campana;
peccato
che il nostro orecchio non è fatto per udirlo
e nessuno mai ci dice
per chi rintoccano
le campane dei fiori.
Ana Blandiana (Timișoara, 1942), da Un tempo gli alberi avevano occhi (Donzelli editore, 2004)

Ballata

Ana Blandiana

Ana Blandiana

Non ho un’altra Ana,
mi muro da me,
e chi può dirmi che è sufficiente,
se il muro non crolla da sé,
ma per l’urto e il capriccio
di un bulldozer sonnambulo
che avanza stolido nell’incubo.
E continuo a murare
come se costruissi un onda,
il secondo giorno ancora,
il terzo giorno ancora,
il quarto giorno ancora,
destinato a franare sulla sponda;
e continuo a murare,
oh, calcina
e mattoni
e, senza macchia,
una creatura
a impalcatura
del sogno infame:
Non ho un’altra Ana
e me perfino
sempre più di rado
ho.

Da soli

Ana Blandiana

Ana Blandiana

Li guardo e mi stupisco
Di quanto siano soli.
E di quanto siano colpevoli
Di essere soli.
Li guardo a lungo
E mi domando:
Quanta solitudine
E’ in grado di sopportare ognuno
Prima di morire di solitudine?
E poi?
(Traduzione di Mauro Barindi)