Sto nel verone tuo…

Mihai Eminescu

Mihai Eminescu

Sto nel tuo verone tuo… La notte e chiara.
Su di me rami d’alberi si sporgon,
Gran rami in fiori d’ombra mi avvolgon,
Il vento scuote gli alberi nel prato.
Ma per la tua finestra sto mirando
Come tu scruti il lume con lo sguardo.
Ti sei stancata, con la fine mano
Sciogliendo in onda d’oro le tue chiome.
Le hai gettate su omeri di nave,
Sognando slacci il tuo camicino,
Ti levi piano e soffi sul lumino…
Tra rami su di me fremon le stelle,
Nel buio il mio sguardo si annulla,
E accanto batte ai vetri triste luna.

Dal pelago di sogni

Mihai Eminescu

Mihai Eminescu

Dal pelago di sogni felici, fiammeggiante,
Nella mia vita donna sorgesti ammaliante,
Come l’argentea luna — sorriso bianco- appare
Dallo stellato mare!
Nel pelago di sempre piu menomati sogni
Svanisti e si spenser le dolci illusioni,
Come la luna malinconica e pallida scompare
Nello stellato mare!
Dal pelago di sogni sui piani del pensiero,
Nei sacri anni verdi tuo volto mi sorrise,
A me si cara donna, come la luna appare
Dallo stellato mare!

Così soave

Mihai Eminescu

Mihai Eminescu

Così soave rassomigli
Il bianco fiore del ciliegio,
E angelo, tu, fra la gente,
Incontro alla mia vita sorgi.
Appena sfiori il tappeto
La seta suona quando muovi,
E dalla testa fino ai piedi,
Leggera come sogno voli.
Di tra le pieghe del vestito
A mo’ di fermo marmo spicchi,
Mi pende l’anima ai tuoi occhi
Di lacrime a sorte ricchi.
Oh, vago sogno di amore,
Soave sposa delle fiabe,
Piu non sorrider! Il sorriso
Mi svela quanto tu sei dolce
E puoi col fascino notturno
Per sempre gli occhi abbuiarmi,
Con caldi sussurri di labbra,
Con fredde braccia ad abbracciarmi.
Di colpo affiora un pensiero –
Un velo sui tuoi occhi in fiamme:
C’è il cuposcuro abbandono,
C’è l’ombra delle dolci brame.
Te’n vai ed io ho ben capito
Di non tener dietro al tuo passo,
Per me perduta in eterno,
Della mia anima, tu sposa !
A me la colpa vista averti,
E mai me la perdonerò,
L’azzurro sogno sconterò,
La destra sporta nei deserti.
E a me risorgerai, icona
Della per sempre Immacolata,
Sulla tua fronte la corona –
Dove te’n vai? Quando verrai?

Che alma triste..

Mihai Eminescu

Mihai Eminescu

Che alma triste m’hanno dato
Parenti di parenti,
Si da accoglier in se stessa
Un mare di tormenti.
Che alma triste e senza senso
E da qual loto inerte,
Che dopo tante illusioni
Pur spera al deserto?
Come non sente la condanna
Dell’incessante pena?
O, flutti dell’augusto mare,
Portatemi con voi !

Notturno

Oskar Pastior

Oskar Pastior

Stranamente il vino blu
si è fatto notte
nella pozione della civetta.
Notte della sapienza isoscele,
cielo dell’intendere dalla rotondità di pesca.
Splendidi sono cresciuti nello sguardo
della civetta i favi levigati
della caraffa squillante,
i favi delle formule ebbre,
le celle dei sentimenti dalle ali svolazzanti.
Nottetempo la sobrietà
si è fatta ebbra.

Squillanti i baci
sono diventati civette
nel vino blu.
Strani i tuoi seni
guardano con pupille d’ambra
dalla caraffa levigata.
Fidente ora mi fa cenno la simmetria delle pesche,
lungo è il fruscio nella selva di croci alle finestre,
calda bevo la sabbia stellare
dalle piume azzurre
dei tuoi capelli.
Traduzione di Gio Batta Bucciol

Poesia n. 293 Maggio 2014
Oskar Pastior. Dalle parole chiare al gioco di parole
a cura di Gio Batta Bucciol

 

 




La stagione delle visioni

Nina Cassian

Nina Cassian

Per via dell’autunno, preghiamo e piangiamo.
Il tempo sbadiglia di freddo, voragine profonda.
Non ci portano al cielo, atroce e lontano,
né occhio né passo né fionda.
Assumiamo volti pallidi, da setta.
Maniche lunghe su braccia fanatizzate.
Nascosta nelle maniche è una preda sospetta.
Nessuno ci interroga, nessuno ci dissuade.
Racconteremo domani che gli angeli ci volevano rubare
– gesto molto grave –
nel bosco, nel nostro vagare,
Gesù, grondante sangue, la coscia nascosta nel lenzuolo.
Traduzione di
Anita Natascia Bernacchia e Ottavio Fatica

Poesia n. 288 Dicembre 2013
Nina Cassian. C’è modo e modo di sparire
a cura di Ottavio Fatica

Testi tratti da: Nina Cassian
C’è modo e modo di sparire
a cura di Ottavio Fatica
traduzione di Anita Natascia Bernacchia e Ottavio Fatica
Adelphi Edizioni 2013

 

 




Racconto

Ana Blandiana

Ana Blandiana

Avanzo con cura, lentamente,
lungo un sentiero
che traccio io stessa
passo dopo passo:
per potere tornare
lascio cadere dietro di me
briciole di lettere e di parole.
Sono partita da tanto,
ho terminato
le poche sillabe che m’ero portata
al sacco per provvista.
Per fortuna, ho scoperto
che tutto
può essere trasformato in parole
e ho continuato ad andare avanti
spandendo
le parole di cui mi disfo
come si disfa un vecchio pullover
in grumi di lana infeltrita dal troppo uso….

Per quanto avessi a soffrire

Mihai Eminescu

Mihai Eminescu

Per quanto avessi a soffrire
Nel lungo straniare,
Nel sogno ti ho sempre vista,
Con luna, sull’onde del mare.
Sul cupo mare ti ho cercato,
Dalle lontane sponde,
E solo tu ti sei mostrata
Sul mare, con luna, dall’onde.
Senpre il tuo dolce volto
E blando per me spunta,
La tua cera biondeggiante,
Dall’onde del mare, con luna.

Un tempo gli alberi avevano occhi

Ana Blandiana

Ana Blandiana

Un tempo gli alberi avevano occhi,
posso giurarlo,
so di certo
che vedevo quando ero albero,
ricordo che mi stupivano
le strane ali degli uccelli
che mi sfrecciavano davanti,
ma se gli uccelli sospettassero
i miei occhi,
questo non lo ricordo più.
Invano ora cerco gli occhi degli alberi.
Forse non li vedo
Perché albero non sono più,
o forse sono scivolati lungo le radici nella terra,
o forse,
chissà,
solo a me m’era parso
e gli alberi sono ciechi da sempre
Ma allora perché
Quando mi avvicino
Sento che
Mi seguono con gli sguardi,
in un modo che conosco,
perché, quando stormiscono e occhieggiano
con le loro mille palpebre,
ho voglia di gridare
Cosa avete visto?…

La fiaba del bosco

Mihai Eminescu

Mihai Eminescu

Re magnifico il bosco:
Tanta prole al suo piede
Rifiorisce tuta grazie
Alla Maestà il Bosco.
Luna, sole, nonché stelle
Egli porta nel suo serto,
Cavalieri ha attorno
E dame del ceppo Cervo.
D’ araldi, le lepri fanno,
Che veloci portan nuove,
Fan d’ orchestra gli usignoli,
Favoleggiano le fonti.
Là, nell’ ombra, sopra i fiori,
Sui sentieri presso l’ acque,
Pecchie passano a sciami,
Spesse truppe di formiche. . .
Cara, andiam dal Re,
Per ridiventar bambini,
Chè la sorte e l’ amore
A noi paian dei balocchi.
Mi parrà che la natura
Abbia messo la sua mente
Per foggiarti al di sopra
D’ ogni fata seducente;
Noi andremo per il mondo,
Pellegrini e solinghi,
Sdraieremoci alla fonte
Che zampilla sott’ un tiglio,
Fiori fioccheran dal tiglio
Su di noi, assopiremo
E nel sonno sentiremo
Il corno degli ovili.
Più vicino, più vicino
Più forte ci abbracceremo. . .
Senti: il re adesso chiama
I suoi saggi, consiglio!
Sopra le bianche sorgenti
Splende la luna tra i rami
Tutto intorno si radunan
L’ alte schiatte della Corte:
Del mar candidi i cavalli,
Grossi uri a stemmi in fronte,
Cervi a crona diramate,
Cerve agili di monte
Chiedono al nostro tiglio
Chi siamo, si consiglian,
Mentre il nostro anfitrione
Dice, le fronde scostando:
Oh, guardateli che sognan
Del faggeto alto il sogno!
Tutti e due d’ una fiaba,
Tanto cari l’ un all’ altro!