Andiamo via

Fernando Pessoa

Fernando Pessoa

Andiamo via, creatura mia,
via verso l’Altrove.
Lì ci sono giorni sempre miti
e campi sempre belli.
La luna splende su chi
là vaga contento e libero
ha intessuto la sua luce con le tenebre
dell’immortalità.
Lì si cominciano a vedere le cose,
le favole narrate sono dolci come quelle non raccontate,
là le canzoni reali-sognate sono cantate
da labbra che si possono contemplare.
Il tempo lì è un momento d’allegria,
la vita una sete soddisfatta,
l’amore come quello di un bacio
quando quel bacio è il primo.
Non abbiamo bisogno di una nave, creatura mia,
ma delle nostre speranze finché saranno ancora belle,
non di rematori, ma di sfrenate fantasie.
Oh, andiamo a cercar l’Altrove!

Paura dell’amore

Maria do Rosário Pedreira

Maria do Rosário Pedreira

Non aver paura dell’amore. Posa la tua mano
lentamente sul petto della terra e senti respirare
i nomi delle cose che lì stanno
crescendo: il lino e la genziana, la verzura odorosa
e le campanule blu; la menta profumata per
le bevande dell’estate e l’ordito delle radici di una
pianticella d’alloro che si organizza come un reticolo
di vene nella confusione di un corpo.
Mai la vita
è stata solo inverno.

Sonetto VI

Fernando Pessoa

Fernando Pessoa

Come il mediocre retore, di miserrima cultura,
Inonda le sue parole solo di falso calore;
Quale orologio, carica d’aliena volontà
Ciò che posseder dovrebbe solo intima armonia;
O qual prosatore arguto, poco incline a poesia,
Mancando nelle sue corde la musica più sottile,
Lavora con cura inutile e poi viene respinto,
Perché male alla Musa impetra l’ispirazione;
Studio com’io debba amare, o come debba odiare,
E la coscienza allontana me dai sentimenti,
Con un sentire tanto fine da essere acquetato
Anche quando è violenta la natura del sentire;
Come chi vuole imparare a nuotare senza il fiume,
E più vicino si crede, più lontano è dalla metà .

Congedo dell’ autunno

Eugenio de Andrade

Eugenio de Andrade

Avevo già udito il richiamo del tordo
accanto alle vecchie acque
del fiume o nella luce vetrata
dei lenti olivi del sud.
Pensavo allora che non poteva morire
chi tanto ha amato
il chiaro timbro delle vocali
portate dal mare – l’autunno,
lui moriva nelle fiamme
alte dei castagni,
nel sonnambulo ondeggiare
delle greggi, negli occhi delle donne
dal cuore affaticato,
simili a rami spezzati
– loro, che furono sorelle della rugiada.
Traduzione di Giulia Lanciani

Poesia n. 200 Dicembre 2005
400 poeti del 900
Poeti portoghesi




Itaca

Sophia de Mello Breyner Andresen

Sophia de Mello Breyner Andresen

Tieni la tenda della nostra finestra a nord chiusa.
Notte dopo notte ci abbracciamo stretti
nel nostro unisono appartato
sotto le coperte pesanti della Baia di Hudson
come fossimo due clarinetti sotto
i bassi e i violoncelli del mondo. Siamo privi
di essenza, due esistenze, quindi niente
vecchio né giovane, né maschio né femmina,
né carne né pietra,
che nell’esistere e attraverso l’esistere sono
qualcosa di unico, unico, perfetto – o quasi.
La nostra canzone è una felice canzone di fusa.
Eppure
la tenda è sempre abbassata e nel retro
della mente mi chiedo perché – perché tu al mattino
scacci l’unica pura luce pulita del mondo
che ci arriva dal nord oltre il nord,
dalla chiarezza di là, invisibile, decisa e sincera.
Traduzione di
Fiorenza Mormile

Poesia n. 323 Febbraio 2017
Hayden Carruth. Il primato dell’etica
a cura di Fiorenza Mormile

 

 

 

 




Stanchezza

Fernando Pessoa

Fernando Pessoa

Quello che c’è in me è soprattutto stanchezza
non di questo o di quello
e neppure di tutto o di niente:
stanchezza semplicemente, in sé,
stanchezza.
La sottigliezza delle sensazioni inutili,
le violente passioni per nulla,
gli amori intensi per ciò che si suppone in qualcuno,
tutte queste cose –
queste e ciò che manca in esse eternamente –
tutto ciò produce stanchezza,
questa stanchezza,
stanchezza.
C’è senza dubbio chi ama l’infinito,
c’è senza dubbio chi desidera l’impossibile,
c’è senza dubbio chi non vuole niente –
tre tipi di idealisti, e io nessuno di questi:
perchè io amo infinitamente il finito,
perchè io desidero impossibilmente il possibile,
perchè voglio tutto, o ancora di più, se può essere,
o anche se non può essere…
E il risultato?
Per loro la vita vissuta o sognata,
per loro il sogno sognato o vissuto,
per loro la media fra tutto e niente, cioè la vita…
Per me solo una grande, una profonda,
e, ah, con quale felicità, infeconda stanchezza,
una supremissima stanchezza,
issima, issima, issima,
stanchezza…

Ricetta

José  Saramago

José Saramago

Si prenda un poeta non stanco,
Una nuvola di sogno e un fiore,
Tre gocce di tristezza, un riflesso dorato,
Una vena sanguinante di paura.
Quando l’impasto già bolle e si ritorce
Si aggiunga la luce di un corpo di donna,
Da un pizzico di morte rinforzata,
Che un amore di poeta è così.

Manuel Alegre Un profumo di nardo

Manuel Alegre

Manuel Alegre

“Le famiglie” dico, sapendo che non è
la parola giusta, “sono belle”.
“Le famiglie belle”, rispondi, aggiungendo
all’aggettivo scontato un po’ di sale,
“sono belle”. Ma volevo dire quanta strada
noi (famiglia itinerante) abbiamo fatto
dal giorno che son sceso portandoti a cavalluccio
in quel canyon dell’Arizona con il suo torrente
che indugiava ampio e lento sotto di noi;
poi è stato il Susquehanna col suo corso regolare;
e ora la rapida corrente del Severn ricorda
che il tempo non si ferma, anche se la figlia
che tu tieni per mano a me sembra
la stessa bambina che portavo in Arizona.
No – hai ragione – belle non va.
Ma solo una famiglia può rivisitare
il tempo a questo modo: i legami di sangue
ci radicano nello spazio, non immobili come alberi,
ma egualmente soggetti alla terra, al tempo, al clima,
le nostre dimore e storie legate come in rima.
Traduzione di Massimo Bacigalupo

 

Poesia n. 338 Giugno 2018
Tradurre: routine e rivelazione
a cura di Massimo Bacigalupo