L’abisso

Fernando Pessoa

Fernando Pessoa

Tra me e la mia coscienza
c’ è un abisso
nel cui fondo invisibile scorre
il rumore di un fiume lontano dai soli,
il cui suono reale è cupo e freddo –
Ah, in qualche punto del pensare della nostra anima,
freddo e scuro e incredibilmente vecchio,
in se stesso e non nella sua dichiarata apparenza.
Il mio ascoltare è diventato il mio vedere
quel sommerso fiume senza luogo.
Il suo rumore silenzioso libera sempre
il mio pensiero dal potere del mio pensiero di sognare.
Una temibile realtà appartiene
a quel fiume di mute, astratte canzoni
che parlano della non realtà
del suo andare verso nessun mare.
Ecco! Con gli occhi del mio sognato sentire
io sento il non visto fiume trasportare
verso dove non va tutte le cose
di cui è fatto il mio pensiero – il Pensiero
in Sé, e il Mondo, e Dio, che
fluttuano in quell’ impossibile fiume.
Ah, le idee di Dio, del Mondo,
di Me stesso e del Mistero,
come da uno sconosciuto bastione colpito,
scorrono con quel fiume verso quel mare
che non ha raggiunto né raggiungerà mai
e apparterrà al suo moto legato alla notte.
Oh, ancora verso quel sole su quella spiaggia
di quell’ inattingibile oceano!

Quando l’erba crescerà sulla mia tomba

Fernando Pessoa

Fernando Pessoa

Quando l’erba crescerà sulla mia tomba,
sia lì il segno che mi si dimentichi del tutto.
La Natura mai si ricorda, per questo è bella.
E se si prova il bisogno morboso di “interpretare”
L’erba verde sulla mia tomba,
dite pure che continuo a verdeggiare e ad essere naturale.
Credo al mondo come a una margherita,
perché lo vedo… Ma non penso ad esso,
perché pensare ad esso non è capirlo…
Il Mondo non si è fatto perché noi pensiamo a lui,
(pensare fa male agli occhi)
ma perché lo guardiamo con un senso di accordo…
Io non ho filosofia, ho dei sensi.
Se io parlo della Natura, non è che sappia ciò che è,
ma perché l’amo, e l’amo per la ragione
che colui che ama mai non sa quel che ama,
né sa perché ama, né cos’è amare.
Amare è l’innocenza eterna,
e l’unica innocenza è quella di non pensare.

Mi sono appoggiato all’indietro sulla sdraio di coperta

Fernando Pessoa

Fernando Pessoa

Mi sono appoggiato ll’indietro sulla sdraio di coperta e ho chiuso gli occhi,
e il mio destino mi è apparso nell’anima come un precipizio.
La mia vita passata si è mescolata a quella futura,
e nel mezzo c’è stato un rumore nel fumoir,
dove, per le mie orecchie, era finita la partita a scacchi.
Ah, dondolato
nella sensazione delle onde,
ah, cullato
dall’idea così confortevole del fatto che oggi non sia ancora domani,
del fatto di non aver alcuna responsabilità, almeno in questo momento,
di non aver una definita personalità, ma di sentirmi lì,
sopra la sedia, come un libro lasciatovi dalla svedese.
Ah, sprofondato
in un torpore dell’immaginazione, sicuramente un po’ di sonno,
così tranquillamente irrequieto,
all’improvviso così analogo al bambino che fui una volta,
quando giocavo nella casa di campagna e non sapevo l’algebra,
né le altre algebre con tutte quelle x e y di sentimento.
Ah, tutto me stesso anela
a quel momento senza alcuna importanza
nella mia vita,
ah, tutto me stesso anela a quel momento, come ad altri analoghi –
quei momenti in cui non ebbi alcuna importanza,
quelli in cui compresi il vuoto completo dell’esistenza senza avere l’intelligenza di poterlo capire
e c’era chiar di luna e mare e la solitudine, caro Alvaro.
[s.d.]

Ricetta

José  Saramago

José Saramago

Si prenda un poeta non stanco,
Una nuvola di sogno e un fiore,
Tre gocce di tristezza, un riflesso dorato,
Una vena sanguinante di paura.
Quando l’impasto già bolle e si ritorce
Si aggiunga la luce di un corpo di donna,
Da un pizzico di morte rinforzata,
Che un amore di poeta è così.

Ricordo bene il suo sguardo

Fernando Pessoa

Fernando Pessoa

Ricordo bene il suo sguardo.
Attraversa ancora la mia anima come una scia di fuoco nella notte.
Ricordo bene il suo sguardo. Il resto…
Sì, il resto è solo una parvenza di vita.
Ieri ho passeggiato per le strade come una qualsiasi persona.
Ho guardato le vetrine spensieratamente
e non ho incontrato amici con i quali parlare.
D’improvviso mi sono sentito triste, mortalmente triste,
così triste che mi è parso di non poter vivere un altro giorno ancora,
e non perché potessi morire o uccidermi,
ma solo perché sarebbe stato impossibile vivere il giorno dopo e questo è tutto.
Fumo, sogno, adagiato sulla poltrona.
Mi duole vivere in una situazione di disagio.
Debbono esserci isole verso il sud delle cose
dove soffrire è qualcosa di più dolce,
dove vivere costa meno al pensiero,
e dove è possibile chiudere gli occhi e addormentarsi al sole
e svegliarsi senza dover pensare a responsabilità sociali
né al giorno del mese o della settimana che è oggi.
Do asilo dentro di me come a un nemico che temo d’offendere,
a un cuore eccessivamente spontaneo
che sente tutto ciò che sogno come se fosse reale
che accompagna col piede la melodia delle canzoni che il mio pensiero canta,
tristi canzoni, come le strade strette quando piove.

Restano tre cose

Fernando Pessoa

Fernando Pessoa

Di tutto restano tre cose:
la certezza
che stiamo sempre iniziando,
la certezza
che abbiamo bisogno di continuare,
la certezza
che saremo interrotti prima di finire.
Pertanto, dobbiamo fare:
dell’interruzione,
un nuovo cammino,
della caduta,
un passo di danza,
della paura,
una scala,
del sogno,
un ponte,
del bisogno,
un incontro.