Mi sono appoggiato all’indietro sulla sdraio di coperta

Fernando Pessoa

Fernando Pessoa

Mi sono appoggiato ll’indietro sulla sdraio di coperta e ho chiuso gli occhi,
e il mio destino mi è apparso nell’anima come un precipizio.
La mia vita passata si è mescolata a quella futura,
e nel mezzo c’è stato un rumore nel fumoir,
dove, per le mie orecchie, era finita la partita a scacchi.
Ah, dondolato
nella sensazione delle onde,
ah, cullato
dall’idea così confortevole del fatto che oggi non sia ancora domani,
del fatto di non aver alcuna responsabilità, almeno in questo momento,
di non aver una definita personalità, ma di sentirmi lì,
sopra la sedia, come un libro lasciatovi dalla svedese.
Ah, sprofondato
in un torpore dell’immaginazione, sicuramente un po’ di sonno,
così tranquillamente irrequieto,
all’improvviso così analogo al bambino che fui una volta,
quando giocavo nella casa di campagna e non sapevo l’algebra,
né le altre algebre con tutte quelle x e y di sentimento.
Ah, tutto me stesso anela
a quel momento senza alcuna importanza
nella mia vita,
ah, tutto me stesso anela a quel momento, come ad altri analoghi –
quei momenti in cui non ebbi alcuna importanza,
quelli in cui compresi il vuoto completo dell’esistenza senza avere l’intelligenza di poterlo capire
e c’era chiar di luna e mare e la solitudine, caro Alvaro.
[s.d.]

Là nel cuore del mare

José  Saramago

José Saramago

Là nel cuore del mare, là ai confini
dove nascono i venti, dove il sole
sulle acque dorate si sofferma;
là nello spazio di fonti e di verzura,
d’animali mansueti e terra vergine,
dove cantano uccelli naturali:
amor mio, mia isola scoperta,
da lontano, dalla vita naufragata,
riposo sulle spiagge del tuo ventre,
mentre pian piano le mani del vento,
passando sopra il seno e le colline,
alzano onde di fuoco in movimento.

Congedo dell’ autunno

Eugenio de Andrade

Eugenio de Andrade

Avevo già udito il richiamo del tordo
accanto alle vecchie acque
del fiume o nella luce vetrata
dei lenti olivi del sud.
Pensavo allora che non poteva morire
chi tanto ha amato
il chiaro timbro delle vocali
portate dal mare – l’autunno,
lui moriva nelle fiamme
alte dei castagni,
nel sonnambulo ondeggiare
delle greggi, negli occhi delle donne
dal cuore affaticato,
simili a rami spezzati
– loro, che furono sorelle della rugiada.
Traduzione di Giulia Lanciani

Poesia n. 200 Dicembre 2005
400 poeti del 900
Poeti portoghesi




Sonetto VI

Fernando Pessoa

Fernando Pessoa

Come il mediocre retore, di miserrima cultura,
Inonda le sue parole solo di falso calore;
Quale orologio, carica d’aliena volontà
Ciò che posseder dovrebbe solo intima armonia;
O qual prosatore arguto, poco incline a poesia,
Mancando nelle sue corde la musica più sottile,
Lavora con cura inutile e poi viene respinto,
Perché male alla Musa impetra l’ispirazione;
Studio com’io debba amare, o come debba odiare,
E la coscienza allontana me dai sentimenti,
Con un sentire tanto fine da essere acquetato
Anche quando è violenta la natura del sentire;
Come chi vuole imparare a nuotare senza il fiume,
E più vicino si crede, più lontano è dalla metà .

Il mio sguardo è nitido come un girasole.

Fernando Pessoa

Fernando Pessoa

Ho l’abitudine di camminare per le strade
guardando a destra e a sinistra
e talvolta guardando dietro di me…
E ciò che vedo a ogni momento
è ciò che non avevo mai visto prima,
e so accorgermene molto bene.
So avere lo stupore essenziale
che avrebbe un bambino se, nel nascere,
si accorgesse che è nato davvero…
Mi sento nascere a ogni momento
per l’eterna novità del Mondo…

Ti scrivo da vicino, come se la mano

Pedro Tamen

Pedro Tamen

Ti scrivo da vicino, come se la mano
ti fosse oggetto breve affiorato,
come se dalla strada ti arrivasse
la piccola certezza per l’acquisto
dei minuti seguenti. Da vicino
come il sole, come la cicala.
Come un silenzio pieno
che ti venisse agli occhi di mattina
e amarti fosse l’abito
scelto al cominciar del giorno.
Traduzione di Giulia Lanciani

Poesia n. 266 Dicembre 2011
Pedro Tamen. Il nome delle cose
a cura di Giulia Lanciani

 




Palma con palma

José Saramago

José Saramago

Questa notte, dal sogno,
ho preso una stella.
Ma dove nasconderla
quando si sfalda il sonno
e l’uccello del mattino
con becco d’acciaio
m’incide il volto?
Basso è il cielo,
cade neve sui campi,
si disfano
nelle zolle i fiocchi
come i nostri pensieri
in disperse parole.
Il silenzio è l’assenza
di ogni rumore. Resta
il battito del cuore
che oscilla
su sigillate fonti