Preludio alla vita

Cesare Ruffato

Cesare Ruffato

Non sai assegnare nomi alle cose
e bleffi la tua origine veloce
con la smorfia del mandorlo in fiore
la ragione è chiara: le collisioni blu
spampanano lo sforzo
di cogliere le voci della luce
e i riflessi delle ombre.
Forse ti attieni al fenomeno
che rincorre i profili del pensiero
quindi il respiro inventato dal principio
tensioattivo, talora strazio
nella culla termostatica.
E le ombre che non entrano negli occhi
ma furtive rappezzano divaricano
le gambe strofinano le posture

Tutta la meraviglia del mondo

Giuseppe Conte

E’ come dici tu, dovrei ripartire.
Non sono mai stato felice in una casa.
Non sono mai stato felice in famiglia.
Non ho mai avuto nostalgia, quando ero
solo e lontano. Tutta la meraviglia
del mondo per me era la passeggiata
alta sul mare quando, i libri di scuola
in una cartella, a passo veloce
andavo, e inspiravo il vento
colore del salino e delle agavi
e fingevo di avere una ragazza
per mano:la meraviglia, la razza
forte dei sogni, i libri, il cinema,
i lunghi viaggi i treno,
le lunghe traversate dell’anima
ma mai i muri di una casa, mai.
Da Dialogo del poeta e del messaggero, Mondadori 1992

La profetessa Anna

Anna Santoliquido

Anna Santoliquido

la profetessa Anna
si guadagnò il cielo nel tempio
quanto distante la mia sorte!
scarabeo nell’ambra
mi dimeno
rido e piango
il mio regno è la pagina
in preda al delirio
mi avvinghio alle colonne
può la poesia sorreggere il mondo?
e se fosse il silenzio
più efficace del ritmo?
resto in ascolto ai crocicchi
se passa il vento
lo afferro e combatto
TRADUZIONI

IMITAZIONE

Francesco Dalessandro

Francesco Dalessandro

per A. B., ancora
Se un giorno mi lascerò, fuggendo
da questi viali di platani malati
e lungotevere invasi di traffico,
alle spalle la città nella tua Parma
verrò e salendo ai monti Casarola
raggiunta mi vedrai seduto
sulle sue pietre a piangere il fiore
della tua poesia per sempre caduto,
ma oggi nel caldo di un mattino
di giugno cercando invano parole
che curino il dolore esco in giardino
a osservare la piccola famiglia
di tartarughe – genitori e figli –
sostare quieta in un cerchio di sole.
Questo di tante speranze mi resta
oggi: il calore di un pallido sole
che illude tutti, i testardi animali
corazzati contro le offese naturali
e anche i poveri poeti indifesi
e pieni di un’angoscia che rinnova
il dolore premendo sullo sterno
e soffocando il cuore ma lasciando
la mente presa nella rete dei suoi
ragionamenti… L’estate vicina
già punge con questi primi raggi
domenicali. Non serve e non vale
oggi incidere versi se in giardino
anche il merlo riposa sugli allori.
da ORE DORATE

Fiammiferi Minerva

Camillo Sbarbaro

Camillo Sbarbaro

Accesi tutti in una volta i fiammiferi Minerva per
immergere lo sguardo annoiato nel lampo azzurrognolo,
zolfino, tutto oro.
L’ufficio mi fu intorno, allarmato per lo spreco.
M’aspettavo mi tastassero il polso.

Io credo nel credere / la poesia alle elementari

Anna Maria Farabbi

Anna Maria Farabbi

Io credo nel credere.
Per credere faccio l’orto e il pane. E imparo ogni giorno a tacere lavorando, tessendo il tempo, accettandolo.
Imparo i significati del fare, del rispettare e amare le creature che sorgono e, sorgendo, immediatamente invecchiano. Benedico l’invecchiamento: il mio, prima di tutto. Canto la poesia dentro di me, prima ancora di agire nell’alfabeto. Viaggio non verbale tra gli elementi.
Anna Maria Farabbi (Perugia, 1959) da Abse (Ponte del Sale, 2013)

Lontananze

Chiara Bazzani

Ci sono lontananze,
spazi di separazione umana,
colmati solo
dal fatto di essere.
Lasciarsi è un po’ morire
ogni volta;
ogni commiato
ci scopre soli,
su sentieri
che vanno a perdersi
nel caos umorale
del cosmo.
Pareti di nebbia racchiudono
alberi di un bosco
sospesi nel bianco,
dove immenso si fa il vuoto
dell’assenza,
e il profumo umido del muschio
manca.
Dove dimora il vento
di Tramontana,
là sta la solitudine
fredda
di chi resta
con la propria morte.
La vita torna solo
quando la fantasia impasta
nuovi significati
grondanti di humus,
e lasciati crescere nello spazio
che la domanda ha creato
fra la terra e il cielo.
(da Come posso dirti, Colombini Editore)

Soltanto addio

Viron Leondaris

Non dire: “Addio, ci divide un caos”,
perché io non vedo nessun caos.
Bella la notte, con uccelli, con sussurri in fiore,
Bella la notte, e le stelle scintillano, e ridono
lontano le insegne gioiose della felicità…
Non dire: “Addio, ci divide l’infinito”,
perché si può misurare quel che ci divide,
perché non è affatto l'”infinito” a dividerci,
ma è il martellìo spietato dell’infelicità che frantuma cuori,
demolisce i legami di ferro e le coscienze,
sradica gli alberi,
spezza le ancore e fa incagliare le navi,
spiana le grida della primavera, i cieli, i profumi e i sogni,
sono le mie mani morsicate,
il mio viso, scavato dai pallini della perfidia,
sono le rondini ferite dei miei occhi
– e i desideri nomadi del tuo corpo…
Chi ha mai pensato di farli schiavi?
Perciò non dire: “Addio, ci divide un abisso”.
Guarda com’è semplice e pulita questa stradina con i melangoli, e di’ soltanto “Addio”.
Traduzione di Nicola Crocetti