FOSSILI

Ilde Arcelli

Ilde Arcelli

Un fossile chiuso dentro l’ambra,
la nenia dei secoli
— era vita, la sua, lanceolata,
e adesso è pietra —
la luce liquida perduta
per tutto quel tempo — lunghissimo, nero —
che t’ha salvato, fossile buono
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(anche un po’ fortunato)
al riparo dall’acqua
che cresceva nei pozzi
L’ho dentro
il tuo odore di aria remota,
letizia scampata all’inferno:
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tu – fatto pietra –
ora duri per sempre
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io quale impronta
di me nemmeno una foglia
Io nei secoli senza mai rivedermi

Il fattorello

Sandro Penna

Sandro Penna

Fra l’alba incerta e la nebbia leggera
contro una siepe fuma il suo zampillo.
Già fuma il caminetto sulla casa
e l’aspetta. S’attarda nell’attesa
egli della padrona. Al vano incontro
il cuore brilla (e incerto lo zampillo
fra la nebbia leggera ad un lontano
timido sole). Ferma la casa aspetta.

nome di mare Ventotene

Anna Buoninsegni

Anna Buoninsegni

nome di mare Ventotene
vento e catene
stringono dolcemente
la forma di piccolo animale
l’ugola dell’isola canta di notte
sotto il cielo di cinque stagioni
al cenno delle onde
un immenso spazio-tempo
pronto a levare l’ancora
a perdersi nel buio
nel corpo oceanico fondo
a cui tutti i mari del mondo
misteriosi si chiamano

LO SPECCHIO

Ilde Arcelli

Ilde Arcelli

lo specchio ingoia tutto fedelmente
non lo sapevi che non ha pietà:
ti sei fatta cassa di risonanza
per ogni dolore, nodo dell’umanità
e adesso specchiarti non ti piace?
Quel filo d’aria fredda che t’insegue
negli anni t’ha reso un Amleto
un po’ triste un po’ rabbioso,
un’anima che cerca la sua anima
se fuori della porta latrano voci

forse i poeti hanno questo torto

Anna Buoninsegni

Anna Buoninsegni

forse i poeti hanno questo torto
di non passare inosservati
di essere incollocabili nel silenzio
al posto loro i versi continuano
ad ascoltare e qualcuno parla con toccante curiosità
forse i poeti hanno il torto delle parole
accese sul loro funerale
forse il brusio dei versi
letti da un migliaio di noi
li tiene svegli nell’eternità
li fruga nei lineamenti dei pensieri
forse i poeti non si congedano mai dai loro rapitori
forse i poeti non muoiono mai abbastanza
per vivere nelle parole che ci consumano

che i morti non ci dimentichino

Anna Buoninsegni

Anna Buoninsegni

che i morti non ci dimentichino
che non dimentichino di sorvegliarci
nella nuda vastità della vita
che siano loro a vegliarci senza lasciare
cadere una carezza
che i morti non lascino sola
la nostra mano
mentre bussiamo alla porta
che non si spalanca
che i morti ci guardino nello specchietto retrovisore
per capire che siamo con loro
che i morti non si dimentichino
di quanto li abbiamo aspettati

UTOPIA

Ilde Arcelli

Ilde Arcelli

Nell’allucinato plenilunio
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la mia gazzella muove
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leggera
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per dirupati anfratti
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a sterrare speranze sepolte
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in cui morire.
Ma quell’utopia suicida
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è sale della terra,
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è tremolante torcia
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che illumina la storia
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ben sapendone
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il cieco disamore.

tu parli azzurro

Anna Buoninsegni

Anna Buoninsegni

tu parli azzurro
quando dici in mio favore
la parola
tu parli azzurro dentro
il pianto che mi spaia gli occhi
ma io sento la notte
dolorarmi all’origine
blandirmi sfinirmi
prima del mattino delicato
io slaccio dentro i sogni
li faccio svelare via
sciamano dall’intimo
tu parla azzurro e ferma
la porta girevole del mio ombelico
e sbattimi lo slancio dentro
io sento il dolore della sedia che
partorisce il tarlo
il dolore dell’erba che ferisce il bosco
il tremendo odore della vita

Ah smetti sedia di esser cosi sedia!

Patrizia Cavalli

Patrizia Cavalli

Ah smetti sedia di esser cosi sedia!
E voi, libri, non siate così libri!
Come le metti stanno, le giacche abbandonate.
Troppa materia, troppa identità.
Tutti padroni della propria forma.
Sono. Sono quel che sono, Solitari.
E io li vedo a uno a uno separati
e ferma anch’io faccio da piazzetta
a questi oggetti fermi, soli, raggelati.
Ci vuole molta ariosa tenerezza,
una fretta pietosa che muova e che confonda
queste forme padrone sempre uguali, perché
non è vero che si torna, non si ritorna
al ventre, si parte solamente,
si diventa singolari.
Patrizia Cavalli (Todi, 1947), daL’io singolare proprio mio (Einaudi, 1999).

Il cuore non è mai al sicuro e dunque

Patrizia Cavalli

Patrizia Cavalli

Il cuore non è mai al sicuro e dunque,
fosse pure in silenzio, non vantarti
della vittoria o dell’indifferenza.
Rendi comunque onore a ciò che hai amato
anche quando ti sembra di non amarlo più.
Te ne stai lì tranquilla? Ti senti soddisfatta?
Potresti finalmente dopo anni
d’ingloriosa incertezza, di smanie e umiliazioni,
rovesciare le parti, essere tu
che umili e che comandi? No, non farlo,
fingi piuttosto, fingi l’amore che sentivi
vero, fingi perfettamente e vinci
la natura. L’amore stanco
forse è l’unico perfetto.
Patrizia Cavalli (Todi, 1947) da Datura (Einaudi, 2013)