dicono che la morte pesi 21 grammi

Anna Buoninsegni

Anna Buoninsegni

dicono che la morte pesi 21 grammi
che la differenza dell’anima
soffiata via
sia una piuma in un paese di neve
allora spiegami
padre mio
perché ha il peso di un incendio
questo tuo essere senza corpo
appeso al respiro
e perché la lontananza di te
è il carceriere
che ogni giorno porta in braccio
la mia solitudine

NON CHIEDETEMI MAI

Ilde Arcelli

Ilde Arcelli

Respingo pregiudizi secolari,
ricevo visite, lavoro e faccio spesa,
sorsi di tenerezza dono all’albero ricco
del mio sangue e intanto fino in fondo
vivo questa morte nata con me
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(nel continuo mutamento sempre me stessa
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con le cose che amo creo la bellezza,
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con quelle in cui credo libertà)
Ma la sera una teoria di pietrose tastiere
è bersaglio dolente per me sola
mentre un’ala di gabbiano canuto
oltre le sartie ferme del tempo
mi germina infinite dimensioni
scavando guance dal gemito roco
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(non chiedetemi mai perché le scriva
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queste cose totali dissepolte
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ai margini dell’umana solitudine)
Poi il vento che scava finestre
riaccende un fumido faro
per chi — come me — rimane
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alla soglia

IL BRIVIDO

Ilde Arcelli

Ilde Arcelli

Luce di marzo
che gioca su di te,
strade di luce
calpestate dal sole
ed io impotente appendice
presa dall’ombra.
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Nel lago mansueto dei tuoi occhi
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si specchiano mille ipotesi d’amore,
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preludi di parole indugiate
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al brivido breve che mi coglie
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sapendo che addosso ho solo
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la povertà di me stessa.

Forse la giovinezza è solo questo

Sandro Penna

Sandro Penna

Forse la giovinezza è solo questo
perenne amare i sensi e non pentirsi
Forse l’ispirazione è solo un urlo
confuso. Ma entro le colonne della
legge, ridendo si masturba ogni fanciullo.
Appoggio la mia fronte alla ringhiera
gelida del cancello. La mia notte
ascolta dileguare ogni fanciullo.
Arso completamente dalla vita
io vivo in essa felice e dissolto.
La mia pena d’amore non ascolto
più di quanto non curi la ferita.
Forse è meglio soffrire che godere.
O forse tutto è uguale. Anche la neve
è più bella del sole. Ma l’amore…

Fumare

Patrizia Cavalli

Patrizia Cavalli

Dà soddisfazione: tu succhi e quello arriva,
succhi più forte e arriva di più.
Non può essere dunque una matita.
Solo da ciò che è morbido e un po’ vuoto
qualcosa arriva e scivola giù riempiendoti
il palato e poi nel ributtarla fuori
ti riaccende il gusto, tanto
che neanche sai se quel che preferisci
è prendere o ridare, in verità
fai le due cose insieme, sei nel giusto.
Patrizia Cavalli(Todi, 1949), da Datura (Einaudi, 2013)

OGNI ESILIO

Ilde Arcelli

Ilde Arcelli

Nei tuoi occhi s’arrotolano gridi
ombre mobili di plenilunio ghiacciato
alberi secchi e mutilati fiori:
tu stai alle regole del gioco
e fingi d’esplorare ancora
ma altro tempo — felice —
frastorna la memoria
e già ogni esilio s’innerva
nel tuo sguardo, ogni paura antica
da LA CASA DI LIDE
«…il punto tra memoria e desiderio
si sposta, è alla deriva di un gorgo…»
(Mario Luzi)
E nel quasi-svegliarsi
nella non-consistenza
al di qua della soglia
giovane ancora pensarsi
con l’oro il riso la voglia
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non capire nel grigio
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confuso se è giorno di già
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o speranza di alba
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che neghi
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quest’altra reale
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barbarica età
«Ecco, qualcuno ci dice: sì, tu
mi entri nel sangue…
Che giova, egli non può trattenerci,
noi svaniamo in lui e intorno a lui…»
(Rainer Maria Rilke)
Per una volta entrare nell’altro
che adesso in mezzo alla strada
mi parla
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— scambiare il mio sé col tuo io
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i ricordi la pelle la bocca —
vedere le cose diverse
amarmi da fuori di fronte
però chissà se il tuo io mi va stretto
se l’occhio s’è accorto
del glicine timido sulla ringhiera
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— un universo tra plastiche stanche —
di un gatto che passa col rosso
di me che tremo per lui
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che semino idee sull’asfalto
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consumo parole nell’aria
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facendo l’amore col vento…
Ma almeno una volta più bello sarebbe
scambiare la vita aprire una porta
di un altro il sorriso sapere
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— di un’altra pietà —
LA LUCE

Era l’alba sui colli, e gli animali

Sandro Penna

Sandro Penna

Era l’alba sui colli, e gli animali
ridavano alla terra i calmi occhi.
Io tornavo alla casa di mia madre.
Il treno dondolava i miei sbadigli
acerbi. E il primo vento era sull’erbe.
Altissimo e confuso, il paradiso
della mia vita non aveva ancora
volto. Ma l’ospite alla terra, nuovo,
già chiedeva l’amore, inginocchiato.
Cadeva la preghiera nella chiusa
casa entro odore di libri di scuola.
Navigavano al vespero felici
gridi di uccelli nel mio cielo d’ansia.