Le posizioni del dolore

Vivian Lamarque

Vivian Lamarque

Perché non trovarti mai le vene?
macchiarti le tue braccia di neve
così? E io non trovavo l’infermiera
per domandare e i visitatori non
trovavano la stanza per visitare
e tu non trovavi il telecomando
che pure era lì, quello per sollevare
il letto, per cambiare ogni due ore,
tutte le posizioni del dolore.

Poesia n. 313 Marzo 2016
Vivian Lamarque. Madre d’inverno
(anticipazione dell’omonimo volume in uscita
presso Arnoldo Mondadori Editore)

 

 

 

 




serenata

Norbert C. Kaser

Norbert C. Kaser

così le notti stanno intrepide sulla neve
il giorno si è smarrito dietro i salici bianchi
ragazza mia
ragazza mia
Tu
sei lontana
non so se ora pensi o
sogni o dormi
intrepide stanno le nostre notti
separate
come le orme dei corvi
sui giardini
qui e lì

Traduzione di Gio Batta Bucciol

Poesia n. 234 Gennaio 2009
Norbert Conrad Kaser. La dolcezza della ribellione
a cura di Gio Batta Bucciol




Il ritorno dai pascoli

Roberta Dapunt

Roberta Dapunt

È cammino casto il ritorno dal Fanes,
zoccolo che pesta lento ogni fine di estate.
E così siamo soli nell’ampio paesaggio,
ci facciamo villani dai riservati silenzi,
accodati alle mucche per rispetto
verso il loro sentiero saputo.
Io guardo commossa e sono fortunata persona,
ma se solo potesse l’anima
stare nel tondo ventre di vacca,
come a settembre un vitello al ritorno.
Con la quiete rivolta in avanti,
senza sapere per dove ma sicura di un approdo,
cullata e nel caldo, verso un fieno tagliato di nuovo
ogni qualvolta finisce l’erba.
Da la terra più del paradiso 2008, Einaudi

La mia confessione fedele

Roberta Dapunt

Roberta Dapunt

Curo i prati come il pavimento della mia casa,
guardo l’erba come il tappeto sul quale
allignano i figli e un tempo contento.
Non vi è obbligo di appartenenza.
Ogni filo d’erba è una spettanza,
il diritto per l’umiltà di un altro
che l’ha preceduto e che io ho falciato,
raccolto e scelto per necessità e dottrina.
Pulire i prati è levare loro i sassi e contarli,
come un atto di compassione
ad ogni riverenza che gli concedi.
È raccogliere terra sputata dal fondo e seminarla,
di nuovo, in segno di generosità verso essa.
È forse un lavoro ingrato e fermo al punto di partenza
ma è anche la mia confessione fedele,
la coscienza che mi riconosco addosso,
di essere qui anche per questo.
Da la terra più del paradiso 2008, Einaudi

De anima

Roberta Dapunt

Roberta Dapunt

Nel profilo della carne mi presento,
terra promessa avuta in dono dalla natura
che dal seno su verso il collo la mia partitura
ha note incise tra i capillari e le arterie profonde, ascolta
questa è musica del mio tempo, da quando il mio respiro
ha dato inizio al componimento della mia esistenza.
Qui nel profilo della mia carne ora il tuo guardare
è su di me lavoro d’incavo, vocabolario
dei tuoi pensieri, che mi graffia la fronte,
lingua efficace delle profondità non dette
che mi penetra la natura e oltre. E non ti accorgi
che stai raccogliendo il tuo sguardo sulla mia anima,
mentre io dal profilo di questa carne
vedo te, inesorabile nel tuo elemento materiale.
Da sincope 2018, Einaudi

Credo

Roberta Dapunt

Roberta Dapunt

Credo nelle anime sante,
nella loro indipendenza conquistata sui sensi di una preghiera.
Credo nel lamento di un uomo in agonia,
inaccessibile silenzio degli ultimi istanti in una vita.
Credo nel lavaggio del suo corpo fermo,
nel suo vestito a festa e nell’incrocio delle mani,
testimoni di un battesimo confidato.
Credo nella gloria dei vinti.
Credo nelle loro carni piegate sotto le macerie,
i loro respiri cessati.
Credo nelle distese di orti trasformati,
dentro al loro recinto le ossa dei popoli ammazzati.
Credo nei miserabili che annegano alle porte d’Italia.
Credo in quelli che rimangono e il giorno dopo chiamiamo clandestini.
Credo nelle loro bambine vendute ai nostri piaceri,
nella loro tristezza che sorride vittima di un rossetto ingrato.
Credo negli angeli senza ali,
in quelli che a piedi nudi camminano dentro a una fede.
Credo nel mondo,
quello fuori dalla vetrina in ginocchio a guardare dentro.
Credo nel colore delle pelli che indossa,
negli occhi neri dei figli che perde affamati.
Credo nella verità delle madri e del loro amore.
Credo nella miseria e nell’umiltà di questi versi.
Credo nella bellezza
e qui conviene fermarmi.
Da la terra più del paradiso 2008, Einaudi