Clairière

Raffaela Fazio

Raffaela Fazio

Alla fine
è forse il destino di ogni uomo
diradarsi
come un bosco
quando rimane in vista
una cosa sola
contro il cedevole orizzonte
e offrire proprio quella
al mondo e al cielo
come si offre a un padre
la fronte.
(da A garante il mistero, Firenze, 2012)

Nevica polline quasi la primavera

Annalena Aranguren

Nevica polline quasi la primavera
volesse imitare Natale
e invece è uscire dalle mura
questo maggio, respirare ampio
gettare i pensieri di un inverno
che hanno infeltrito i maglioni.
È la speranza di un futuro
a far nido sotto ai tetti
che d’illusioni
di speranze e d’inganni
si rinnovano le stagioni.
Annalena Aranguren (Firenze, 1958), Poesie nell’ordine giusto (Manni, 2014)

Oltre tutto

Sauro Albisani

Sauro Albisani

Rincasando la sera faccio appena in tempo
a posare la borsa nel mio studiolo
e la cena è in tavola. Ma lascio
la luce accesa sul quaderno bianco,
nella stanzina vuota.
Non uno spirito di vento volta la pagina.
Tuttavia spero sempre di vedere
i penati
rientrando a sorpresa.
E poi, oltre tutto, ho ancora paura del buio.
da Orografie (Passigli, 2014)

A Paul Celan

Roberto Carifi

Roberto Carifi

Anche a me dicesti tra uccelli fissi come occhiaie
una parola da mare nuda, abbandonata,
e tutto il male provò vergogna,
la tua minuscola parola che divenne acqua
e acqua il tuo respiro.
Anche a me donasti un cuore di nessuno
che batte nella dura pietra,
accanto ai nomi dei fratelli uccisi
e un occhio, un occhio che nessuno vede
e che riflette la memoria.
E quando volò via da te la madre
e il padre fu scritto nella cenere
e lo scialletto avvolse il tuo dolore
provò vergogna tutto questo male,
questa radice che nutre l’esistenza.
da Europa, Jaca Book, 1999

Fernanda Romagnoli Giardino inglese

Fernanda Romagnoli

Come un lampo – rividi quel sentiero
fra le magnolie. E mi toccò il pensiero
che la nicchia nell’edera ancora
non avesse scordato la mia schiena,
che il nido di verbena
non si fosse riavuto.
Da poco era piovuto, e i grandi fiori
dissetati splendevano, che un tempo
come piccoli pugni si serravano
per resistere a un marzo di gran vento.
Passando, in un barbaglio lo rividi.
O mi parve. Talora la memoria
volta lo specchio:
non più freccia – bersaglio.

Plinio Perilli
Melodie della terra. Novecento e natura
Crocetti Editore 1997

Mario Luzi Dalla torre

Mario Luzi

Mario Luzi

Mia sorella ed io
siamo state educate per odiare
garbatamente
i silenzi l’una dell’altra
ci ustionano le lingue
come fiamma
ci salutiamo l’un l’altra
con rispetto
cioè
da una distanza di sicurezza
mentre sogniamo di sdraiarci
nella tenerezza della passione
per bere da una donna
che odora d’amore.
Traduzione di Loredana Magazzeni

SHAHRAZADE

Liliana Ugolini

Rielabora l’ acqua
il ticchiolìo di fronde
che si traspare in ritmo.
Sta nel protrarsi il liquido
silenzio. La brezza innumerevoli
fa foglie, brivida del tepore
un cantolare misto
che suona del sottile.Un trillo
appena sfoca sul ramo
e un movimento accenna sinfonie.
Forse si accende nel freddo
un lucidar di pinne (l’incanto
della trasformazione) e la sirena
si protende fuori d’un bosco,
fuori fine di fiabe, infinitudine
Nell’ arco del mio tempo sono scelta.
Vengo da storie, in ubbidienze senza decisioni,
in accettar. L’ attesa dell’ ignoto, mi stringe
nello stomaco una morsa (un rifiuto) mentre
esser scelta è un onere d’onore. Sopra le porte
le grate d’un dolore come d’ape che nel fiore
si chiuda. Ho solo una punta di curiosità:
vorrei scrutare appena quello sguardo
e le mani di lui. Saper di vena in vena
nelle tempie le pulsioni e indovinare
un mondo delicato, un concerto in fusioni.
C’è un tremito d’ ignoto in questo spazio vuoto
dov’è una sola immagine: la mia.
Come un sacrificale rito, sono giumenta
senza dignità. Resta l’ indugio: m’alzo,
controllo. Le finestre, le tende, un’apertura:
forse la velatura d’ un diritto? Qua se ricopro
un ruolo, son sicura. Un tetto, vesti, il cibo,
forse un figlio, un asilo… Basta un racconto
lungo più di un anno, una corda tenuta
sulla curiosità, una tensione sotto la paura,
una novella, mille, per la staticità.
So di quell’ oltre il muro la caducità,
so d’un saper non acquisito, tutto nuovo
allo scoprir di scelte. Questa mia svolta
è per l’al-di-là, in scivolare fuori dall’antico,
alla soglia di soglie imprevedibili, per la voce
di dentro che sovverte! Questa son io
formata dalla attese, nei tempi del pensiero,
un solitario Zero che comincia a contare
le Sue Storie, forse mille e più di mille,
nella vita di lotta che mi scelgo e così,
conto i passi, dall’ uno, due, tre…
(ogni passo una Mia Storia)
Conto i passi mentre fuggo…
(che al tuo archi/tetto il mio tappeto
ha potere di no!)
Devo la fuga a te
che mi suggelli in guaiti
e lo strappo mi lacera nei plessi.
Assonarmi vorrei al tuo restare,
libera da chance te liberato.
Sulla soglia mi ricade antica
l’incapacità d’ attendere
occlusione al timpano dei suoni…

Aletheia

Raffaela Fazio

Raffaela Fazio

Ha occhi d’uccello notturno.
Negli artigli
uno zufolio muschioso.
Sminuzza la distanza dal cielo
per dartela in pasto
e sbugiarda lo scaltro cuculo.
Ma ogni mossa del cuore
gelosa
la sente.
Fai piano.
Non soffiare sul nido.
Che non s’alzi in pagliuzze
il ricordo
nel vento più alto
e ricada
irrisolto diverso
sul contorno verace
in cui è chiusa la preda:
il mio volto
nel tempo.
(Da LA BOÎTE, Firenze, 2013)