Giorni del Novantuno

Riccardo Emmolo

Giorni del novantuno quando
i bambini volavano con l’altalena
gli gnomi ricevevano le fatine
alle pendici del grande cipresso
Billy correva abbaiando alle galline
vitellini e pecorelle pascolavano
sul prato di padouk dello studio
nel forno i pasticci di melanzane
il nonno disponeva le posate
e nella notte di gelsomino s’udiva
alto sulla marina il giocofuoco
e gli anni sembravano aspettare
a palate e da qualche parte
forse con le dita intrecciate
sul manico d’argento del bastone
Donna Grazietta Grimaldi.
Da Ti parlo

dapprima l’occhio poi…

Maria Attanasio

Maria Attanasio

Dapprima l’occhio poi l’orecchio
felpato -le dita si allungarono
il corpo si dischiuse a serpentina
in zampette d’insetti in labbra asinine-
si rimpicciolì, rinsecchì, sparì.
Già polvere già cassettina.
da DI DETTAGLI E DETRITI
(Almanacco dello Specchio, Mondadori, 2010)

(In memoria di Celeste C.: che è stata ed è.)

Lettera alla madre

Salvatore Quasimodo

Salvatore Quasimodo

Mater dulcissima, ora scendono le nebbie,
il Naviglio urta confusamente sulle dighe,
gli alberi si gonfiano d’acqua, bruciano di neve;
non sono triste nel Nord: non sono
in pace con me, ma non aspetto
perdono da nessuno, molti mi devono lacrime
da uomo a uomo. So che non stai bene, che vivi,
come tutte le madri dei poeti, povera
e giusta nella misura d’amore
per i figli lontani. Oggi sono io
che ti scrivo.>> – Finalmente, dirai, due parole
di quel ragazzo che fuggì di notte con un mantello corto
e alcuni versi in tasca. Povero, così pronto di cuore,
lo uccideranno un giorno in qualche luogo. –
<di treni lenti che portavano mandorle e arance,
alla foce dell’Imera, il fiume pieno di gazze,
di sale, d’eucalyptus. Ma ora ti ringrazio,
questo voglio, dell’ironia che hai messo
sul mio labbro, mite come la tua.
Quel sorriso m’ha salvato da pianti e da dolori.
E non importa se ora ho qualche lacrima per te,
per tutti quelli che come te aspettano,
e non sanno che cosa. Ah, gentile morte,
non toccare l’orologio in cucina che batte sopra il muro,
tutta la mia infanzia è passata sullo smalto
del suo quadrante, su quei fiori dipinti:
non toccare le mani, il cuore dei vecchi.
Ma forse qualcuno risponde? O morte di pietà,
morte di pudore. Addio, cara, addio, mia dulcissima mater.

Il mastice sutura la tua bocca

Sebastiano Aglieco

Sebastiano Aglieco

Il mastice sutura la tua bocca
in questo silenzio abissale delle bocche
ma io rimango un po’ distante
nessuno osa toccarti la faccia.
Questo ho tracciato tra i
miei occhi e i tuoi, questa
pioggia attesa, questo
freddo delle tue giunture.
Avrai il tempo diguardarmi, come
si guarda il bambino per laprima volta
ti accoglieranno i bambini come
hanno fatto oggi:
“Ben tornato, maestro
faremo del nostro meglio”.
Contro la cattedra
stretto nei loro corpi luminosi, in coro.
I bambini si mangiano la morte.
(da Dolore della casa, Il ponte del sale 2006)

Elevazione

Luigi Pirandello

Luigi Pirandello

Com ‘aquile avvolgenti a un brullo monte
corone ampie con l ‘ali poderose,
larve di gloria in torno a la mia fronte
si raccolgon superbe, e scudo a l ‘onte
mi son dei fati avversi e de l’irose
passïoni terrene ed altre cose
le virtú richiamando, accorte e pronte.
Fermo l ‘animo a loro, io vo seguendo
questo acuto desio che mi conduce
de la ragione a le piú alte cime.
E con molto pensier, sereno, ascendo,
che d ‘esser nato la perfetta luce
mi consoli sul vertice sublime.

Imitazione della gioia

Salvatore Quasimodo

Salvatore Quasimodo

Dove gli alberi ancora
abbandonata più fanno la sera,
come indolente
è svanito l’ultimo tuo passo
che appare appena il fiore
sui tigli e insiste alla sua sorte.
Una ragione cerchi agli affetti,
provi il silenzio nella tua vita.
Altra ventura a me rivela
il tempo specchiato. Addolora
come la morte, bellezza ormai
in altri volti fulminea.
Perduto ho ogni cosa innocente,
anche in questa voce, superstite
a imitare la gioia.

…odiavo l’inverno

Maria Attanasio

Maria Attanasio

…odiavo l’inverno e mi dispiacque
essere ameba nella notte antartica
-sorte di banco in banco acuminato
letargo- aspettando tra le tempeste
che Magellano doppiasse Capo Horn
o che un qualche animale sulla tolda
mi metabolizzasse in balzo di tigre
nella savana. Al buio continuai la mia corsa,
poi gli occhi vicinissimi allo specchio
verdi, radianti…
da AMNESIA DEL MOVIMENTO DELLE NUVOLE
(ed. La VITA FELICE; Milano, 2003)