Eri sospesa come in figura il fante

Laura Sergio

Eri sospesa come in figura il fante
o le corde che involano l’atleta
la pelle tesa nella postura slabbrata delle cose.
Sto alla recita come il cattivo attore
il sorriso scontroso al volto spaurito.
Sfuggire il silenzio è per sfuggirsi.
Laura Sergio (Lecce, 1983), da Il filo della scure (Manni, 2014)

Come un polpo sbattuto

Vittorio Bodini

Vittorio Bodini

Come un polpo sbattuto ancora vivo contro lo scoglio
si arricciolavano i miei pensieri
a Bari fra le barche verdi e gli inviti
favolosi dei venditori
di quella iridescente pena; ma io
non avevo che una moneta
d’impazienza e di notte,
una moneta nera dei paesi
dell’interno, che soffoca le case
fra orizzonti di corda su cui oscilla
la tarantola – un’altra pena; e tu un’altra,
quando dicesti: la pietà è più forte
dell’amore. Più rapida è volata
che il mio odio la mano sulla tua guancia.

E in mezzo

Antonio Prete

Antonio Prete

E in mezzo, tra la prima immagine e l’ultima,
la vita, che è tutta la vita,
fiume e scoglio,
gorgo e pulviscolo di luce,
la vita che è tutta la vita
sillabeghiaccio e lettere affamate,
la vita che è tutta la vita,
col vento che mangia le orme,
la sabbia che aggruma gli occhi,
tra la prima immagine e l’ultima
il guizzo danzante dell’effimera.
Antonio Prete
(Copertino, 1939), da Se la pietra fiorisce (Donzelli, 2012)

La piazza delle vinte tarantole

Annamaria Ferramosca

Annamaria Ferramosca

Abbiamo altre parole questa notte:
un corpo musicale,
a vendicare il tempo
passato senza fuochi
Abbiamo l’alba
che batte su pelli tese in sarabanda,
furore d’argento sugli olivi,
fino al mare – l’eco
ingelosisce le grotte –
Piedi
a scandire colpi d’amore sulla terra
E tuoni
a dissipare tutte le aracnitudini
In piazza l’aria
è disegnata di spade con le braccia
Le ragazze scintillano la terra
dove ballano
Volano i cerchi delle gonne alla luna
S’incendiano i tamburi. Fino a sangue
(A sciogliere i cani ritmici, all’unisono,
si sfianca la paura)
Nota: questa è una piazza del Salento, dove in una notte d’agosto il suono dei tamburellisti coinvolge la popolazione in un ballo liberatorio collettivo, retaggio di antichi riti dionisiaci.
da PORTE/DOORS

Ragno in goccia d’ambra

Annamaria Ferramosca

Annamaria Ferramosca

Se è vero
che la parola vera nasce dal silenzio
voglio tacere. Fino
ad un silenzio compulsivo
Dopo
Dopo lo sperpero dei segni, dopo
la purificazione delle stanze, spenta
l’ultima scintilla sullo schermo
soltanto pietre
da interrogare
Dure. Come irremovibili
speranze. Dure
come disperazioni
Scoprire l’atteggiarsi possibile
della bocca a grido
nel contagio dell’ambra che rafferma
un minimo urlo di Munch
Era
stella viva tra i rami
immobile nel possesso della ragnatela
signore dell’equilibrio nella fragilità
stratega del fulmineo, fulminato
Urlo nel tuo silenzio, taccio
nel tuo grido
ragno in goccia d’ambra
da CURVE DI LIVELLO

esterno con pioggia interno con acquario

Annamaria Ferramosca

Annamaria Ferramosca

è l’ora delle prove distratte di attraversamento
senza attenzione a strisce pedonali
zigzag sul bagnato senza ombrello
senza documenti né borsa né portafoglio
schizzo via dalla giunglamercato
obliquando rallento prendo fiato
rispondo alla domanda muta
del venditore ambulante
– è da un po’ che mi fissa perplesso –
sai la fine mi tiene d’occhio e voglio
andare senza direzione
come un bambino fare splash nelle pozzanghere
se vuoi se hai tempo appena
il tiglio smette di gocciolare
ti racconto una stupida vita
come stupisce come istupidisce
sai non si vede non si vede nessuno
nessuno è reale piove sempre
nella pioggia sbavano i segni
ma le pagine accidenti quelle sono
insperate di bellezza
disperante bellezza irraggiungibile
poi i lampi i lampi
dall’oltre indecifrabili martellano le tempie
e l’umano l’umano nausea fa barcollare
ma non mi arrendo
calpesto limiti recinti codici
e non mi perdono ché anch’io sono umana
così mi lascio vivere
un vivere piccolo semplice che almeno
un po’faccia coesione
un rimpicciolirmi come
di seme tra i semi

Forse con una donna

Annamaria Ferramosca

Annamaria Ferramosca

Forse con una donna
disperata di te, del tuo mondo
non serve dividere corone
meglio farsi esuli insieme
navigare con lei navicella lunare
approdare su placide ginecosfere
dove lei è dispensiera
di pane e parole
Forse con una donna
sentire più spesso stupore
che istupidimento, soprattutto
quando dalle macerie risorgono
lentamente i villaggi
illimpiditi dal pianto e lei
ricomincia a parlare alle rose
Forse con una donna
ridere insieme
della tua enfasi e imperfezione
lei complice custode
di pienezza e inquietudine
del riso e del pathos
che non debordi
nel suo patimento
Ti immerge
nella morbida offerta
tu colmo di lei le correnti
inverti al tuo mare, dissenti
dal banditore che eri
(ora più aperte sul mondo le porte)
da LA POESIA ANIMA MUNDI

urti gentili

Annamaria Ferramosca

Annamaria Ferramosca

mi manca la lingua mi manca
quella timidezza di vocali aperte
di zeta dolce nel grazie
un incurvarsi della voce in gola
come a piegarla fossero le pietre
salentine del ricordo o forse
una malinconia residua della nascita
ingorgo che resiste
allo sperpero del vivere
furore dei cieli di una volta
grida bianche dei dolmen che insistono
nel vedere il mattino sorgere
sulle rovine ogni volta
qualunque sia l’inclinazione della luce
mi manca quella strana paura
prima di ogni viaggio
come un sottile rifiuto della distanza
come di albero che impone alle radici
un limite all’espandersi e si concentra
sulla cura dei frutti
pure amo
tutto questo calpestio di genti nella città
l’impasto lento di animelingue
il rompersi dei meridiani l’inarcarsi dei ponti per
———–
urti gentili
questo annodarci annodando
i cesti della fiducia con antiche dita
da TRITTICI-IL SEGNO E LA PAROLA

Increasingly I Forget

Annamaria Ferramosca

Annamaria Ferramosca

increasingly I forget
where I’ve parked the car
the streets all look the same
with their sense of the sea encroaching
with the confusing call of stones
from the last riverbed a familiar
buzzing blows on the nape of my neck
on full sails that protect
my crossing
that’s where this land of mine breathes
with its wild motion, waiting,
it detaches from the continent, in silence
like Saramago’s raft
that’s where I must accompany
everyone who is gone from me
save the voices the maps
the travel advice the contagions of light
this is why somewhere out there
my car is patiently waiting
(traduzione di Anamaría Crowe Serrano e Riccardo Duranti)