se gli uomini avessero sempre da fare

Claudio Damiani

Claudio Damiani

Se gli uomini avessero sempre da fare
sarebbe meglio
perché avrebbero meno tempo
per soffrire,
se ci fosse molta socialità
feste e canti, riti
molta natura, non quelle discoteche oscene
non quelle città schifose,
molta religione, più musica,
più fanciulle che danzano battendo i piedi
o cantando su barche scendendo i fiumi,
molto camminare nei boschi, molto studio e amore,
non quella televisione da lupanare, con facce da assassini,
molta arte, molta cortesia e gentilezza,
buone maniere, educazione, studio,
meno intellettuali ignoranti,
e quei vip, con quelle facce da maiali
che si rotolano nella loro merda,
più umiltà, molta più umiltà, e rispetto,
se ci fosse più silenzio, più feste
più lavorare insieme, tranquilli,
contenti di lavorare insieme, cantando.
(da Il fico sulla fortezza, Fazi, 2012)

E questo canto, amore mio, di cicale

Claudio Damiani

Claudio Damiani

E questo canto, amore mio, di cicale
sotto il sole di luglio, in una campagna italiana,
cielo azzurro e poche nuvole, piccole,
odore forte di rosmarino e ginestre
e questo canto pazzo che non si ferma
nell’aria bianca bruciata
e noi, io e te, sotto questi pini
alziamo i calici e brindiamo, silenziosi,
tu vestita come una dea, con lunghe ciocche annodate
e perle tra i capelli,
là sulla collina il nostro capanno di legno
e giù lo scoglio dove passo tutte le notti
a piangere guardando il mare.

Claudio Damiani

(San Giovanni Rotondo, 1957), da Cieli celesti (Fazi, 2016)

Qual è il tuo nome?

Claudio Damiani

Claudio Damiani

Qual è il tuo nome?
Qual è il tuo nome.
Qual è il nome di quell’uccellino
che s’è posato ora sul marciapiede
e becca qualcosa dal terreno?
E adesso a scuola, mentre le ragazze scrivono
guardo sul registro i loro nomi
che non avevo ancora visto.
Ed ecco, per alcune mi sembrano strani,
come diversi da loro;
e penso tra me: ragazze, io vi avrei dato un altro nome,
ma non dico queste parole.
E guardo la loro libera gioia
come una cascata luminosa
che per il tempo si sparge,
come semi che si dividono
e tutti insieme poi si raccolgono.
Claudio Damiani (San Giovanni Rotondo, 1957), da Poesie (Fazi, 2010)

Monte Soratte, se ti guardo col mio tempo

Claudio Damiani

Claudio Damiani

Monte Soratte, se ti guardo col mio tempo
tu sei sempre stato e sempre sarai
ma se ti guardo con un tempo più lungo
anche tu morirai
diventando completamente piatto,
ogni giorno infatti diminuisci di un poco
e verrà il giorno che non ci sarai più;
se non, prima che questo accada,
succeda qualcos’altro che ti distrugga
o ti trasformi, infatti come a noi può cadere una tegola
da un momento all’altro, così a te un asteroide
può colpirti, o altri mille accidenti
possono capitarti. Ora tu hai sei cime
e sembra che tu le abbia da sempre
ma c’era un tempo che ne avevi sessanta,eri lungo fino a Sant’Angelo Romano
e non ti eri rotto in più punti ancora
e non c’era ancora il Tevere
in mezzo a te. E prima ancora?
Be’, prima ancora non eri neanche un monte,
eri terra piatta che si faceva su un fondo
marino giorno dopo giorno. Adesso sei bello, sembri
perfetto
ma sei stato bello anche in altri momenti,
posso immaginare che sei stato bello sempre
anche se non ti ho visto
quand’eri lungo e non c’era ancora il Tevere
e quand’eri basso ancora, che la terra si alzava
lentamente
e tu crescevi ogni giorno. Ti guardo
dalla Quadrara delle Aquile, la tua cima a nord,
ogni giorno perdiamo qualcosa, tutti e due,
ma stiamo qui, non ci muoviamo,
tu ti distendi al sole, io sopra di te,
due oziosi difficili da scalzare.

Claudio Damiani

(San Giovanni Rotondo, 1957), da Cieli celesti (Fazi, 2016)

che bello che questo tempo

Claudio Damiani

Claudio Damiani

Che bello che questo tempo
è come tutti gli altri tempi,
che io scrivo poesie
come sempre sono state scritte,
che questa gatta davanti a me si sta lavando
e scorre il suo tempo,
nonostante sia sola, quasi sempre sola nella casa,
pure fa tutte le cose e non dimentica niente
– ora si è sdraiata ad esempio e si guarda intorno –
e scorre il suo tempo.
Che bello che questo tempo, come ogni tempo, finirà,
che bello che non siamo eterni,
che non siamo diversi
da nessun altro che è vissuto e che è morto,
che è entrato nella morte calmo
come su un sentiero che prima sembrava difficile, erto
e poi, invece, era piano.
(da La miniera, Fazi, 1997)

noi della resistenza

Claudio Damiani

Claudio Damiani

Noi della resistenza non è che andiamo in strada a sparare,
né ci nascondiamo in montagna,
né scriviamo sui giornali,
noi della resistenza non facciamo niente
ma quando moriremo avremo nella nostra mente
un ordine beato che ci ha consolato,
ci ha accompagnato nella vita, ci ha dato gioia
e felicità, ha fatto sì che la vita valesse veramente viverla,
morderla con tutti i denti come un pomo,
e quando moriremo questo paradiso
che noi abbiamo trovato, che era per strada
sotto gli occhi di tutti,
lo porteremo con noi sotto terra
e anche sotto terra continuerà a brillare.
(da Attorno al fuoco, Avagliano, 2006)

Caro piccolo anatroccolo / la poesia alle elementari

Claudio Damiani

Claudio Damiani

Caro piccolo anatroccolo
adesso è notte, tu ti sei addormentato,
ti sei messo non so se sull’acqua o a terra sulla riva
forse tra le canne nascosto, tra le foglie secche.
Hai chiuso gli occhi, piccolo tesoro,
hai visto la sera venire,
prima farsi rosea la luce poi diventare buio,
un refolo di vento s’è alzato, l’hai sentito?
ed ecco le cose erano diventate nere,
hai sentito tiepide le pietre della riva,
hai avuto paura di qualcosa, non so di cosa,
ma poi hai giocato con una foglia,
col becco volevi affondarla nell’acqua.
Le mani del mio amore erano lontane dalle tue piume,
non ha potuto vederti, non ha potuto baciarti,
ma un dolce sonno è sceso nei tuoi occhi
e ti sei addormentato,
non so se sull’acqua, o a terra sulla riva.
Claudio Damiani (San Giovanni Rotondo, 1957) da La miniera (Fazi, 1997)

e questo canto

Claudio Damiani

Claudio Damiani

E questo canto, amore mio, di cicale
sotto il sole di luglio, in una campagna italiana,
cielo azzurro e poche nuvole, piccole,
odore forte di rosmarino e ginestre
e questo canto pazzo che non si ferma
nell’aria bianca bruciata
e noi, io e te, sotto questi pini
alziamo i calici e brindiamo, silenziosi,
tu vestita come una dea, con lunghe ciocche annodate
e perle tra i capelli,
là sulla collina il nostro capanno di legno
e giù lo scoglio dove passo tutte le notti
a piangere guardando il mare.
(Inedito)

mentre i ragazzi fanno il tema

Claudio Damiani

Claudio Damiani

Mentre i ragazzi fanno il tema
e le loro teste sono chine sul foglio
la stanza della classe riposa quieta
e brilla come una luce intorno ai loro capi.
Io li guardo, e la loro forza mi punge
– una ragazza è venuta a chiedermi una cosa
e nei suoi occhi celesti sprofondo -,
alcune delle fanciulle sono meno belle
ma nei loro tratti rivedo la gloria
delle donne latine,
i modi augusti e i lineamenti noti,
– penso a giovani donne prenestine, antichissime,
ornate di monili, eleganti,
e a povere fanciulle, a contadine a pastore
dei secoli più bui -,
e anche i ragazzi, quanta gloria sui loro capi.
E in tutti, quanta attesa, quante speranze
– loro di tutti i miei allievi sono i più grandi, sono già grandi –
e penso: come non ho detto niente a loro!
come non ho fatto niente! – non avrei potuto? –
solo preoccupato di fare il professore,
nella fretta in cui sono sempre, e distratto,
come se non mi fossi mai accorto di loro.
E mi stupisco di essere stato capace
pure di galleggiare in questo abisso di luce,
di essere rimasto illeso, salvo, tra tanta forza di flutti,
tra tanto mare calmo come un cielo celeste.
(da La miniera, Fazi, 1997)

caro Sole

Claudio Damiani

Claudio Damiani

Caro Sole, tu ogni giorno
non so quante tonnellate di materia perdi
e anch’io, ogni giorno, perdo qualcosa,
ogni giorno perdiamo un giorno
ma quando sarà finito il tuo tempo
si potrà dire di te: è stata una stella generosa,
per tutto il tempo ha illuminato e scaldato
i corpi intorno, senza fermarsi mai
dando tutto il possibile di sé,
sempre al massimo delle sue possibilità,
tutto quello che poteva fare l’ha fatto
e tutti sempre l’hanno ringraziato
e l’hanno adorato, l’hanno benedetto
e nella sua lunga vita lui ha sempre gioito
della riconoscenza di tutti.
(Inedito)