Come il vento

Alessia Iuliano

Alessia Iuliano

Al mio tempo che passa
e si consuma pigro sgomento
scarico di memoria e di voce
chiedo compagnia, complicità di vento.
Ovunque la nostra libertà di corsa
porta refoli d’aria
tra fiati/otri sgonfi di respiro
spasmi che allontanano la vita.
La nostra forza di liberare il sole
sfolla recinti di nuvole
alla calura presta sacche di nebbie
e a ogni deserto rovescia linfa e umori.
Al vento chiedo frusta di giustizia
su questa terra spremuta offesa
vuota d’umanità, serva
di profezia di nessun verbo,
erba voglio di legge su misura.
Dal vento, ruffiano in amore,
aspetto favori di voglie e moine
bisaccia di pane e vino
per sazietà di fame a ogni digiuno
per non morire in questa sera confusa
che avanza e dura.
Al vento, che spezza spazza trascina
insemina le zolle e cielo e mare rasserena,
cerco asilo e somiglianza.
Io, aria soffio alito – non più trastullo –
oggi di terra e d’anima mi vesto.
Partigiano del mio tempo respiro resisto
e vivo. Sono vento di fronda.

Lu nòm’ mì

Nicola Gardini

Nicola Gardini

Papannònn’ N’còl’
mangh lu nòm’ sì sapèva fà.
‘Na cròc’ arfacèv’
quand’ avèv’a fà n’affàr’.
E ch’ c’ vulèv’ a ‘mbarà
N I C O L A ?
Lassa pèrd’ lu cugnòm’…
N còm’ la vì p’ lu màr
I còm’ lu còrz’ d’ P’tacciàt’
C còm’ la falc’ p’ la jèrv’
O còm’ na m’lèll’
L còm’ lu pèd d’ la gallìn’
A còm’ l’ còss’ sòtt’alla gonnìn’
Quand’ z’è mmòrt’,
nonnò j’à miss’ annanz’ ddù ang’l’,
nu sacc’ d’ fiur’ e llu lumìn’,
ma mangh ‘na cròc’.

Marinai di terra

Alessia Iuliano

Alessia Iuliano

Qui c’è la nostra terra
rosari di paesi
grani di ogni mistero
tra monti e valli
dove il verde è regno
che traballa al tisico dei giorni
dubbi in successione
lebbra d’attese.
Nervi tesi a torri e tralicci
seminano onde
serpi con denti di magnete
più dannosi della furia
dell’Oceano
e svuotano la fede
di marinai di terra
profughi di sole
orfani di acqua e sale.
Nervi tesi pelli di tamburo
battono con forza
note di dissenso.
S’alza l’urlo al silenzio
e ricaccia nei recinti
la paura e i suoi vivi fantasmi.
Mani sudate
intrecciano attese e dubbi
e levano al cielo
palmi e pugni
di ogni riserbo e fattura.
Compagna al disappunto
s’adatta cosciente la voce.

Ali e mani

Alessia Iuliano

Alessia Iuliano

Le mani disegnano spazi,
geometrie al volteggio
svelano movimenti e figure.
Mani si intrecciano
ora gentili ora audaci
e dispensano brividi alla pelle
mistero del corpo e dell’anima.
Altre diventano catena
che affronta i bisogni lo sbando
la disperante solitudine.
Mani chiedono aiuto:
ganci artigli unghie
si stringono ai barconi
alle portiere dell’auto
alle mura ostili della città
a chi passa con occhio distratto.
Mani sporche canaglie
incartano il vero
e mistificato lo restituiscono.
Mani callose nel fango
trovano l’alito vitale.
Le mani possono diventare
ali senza piume
di chi si contenta di essere
angelo in terra. Di terra

Certezze

Alessia Iuliano

Alessia Iuliano

Aspettiamo un lampo
che ferisca e sfarini
compattezza di nuvole
greggi stipate nell’aria
e che riporti il sole
smorto convalescente
a lesta confortante salute
eccitazione di vita.
Ha veste di fasi
la luna gobba o gonfia
come donna matura
che rinnova stupore di natale.
E le stelle sono
mezzane di cielo
pronte a favorire complici
l’avventura in terra.
Spesso una bussola
è sapienza di guida
per violare il buio
e leggere l’ignoto.
Dal Sud muovono
rotte di naviganti
ma l’ago/direzione Nord
oggi scoraggia il viaggio.
da A PASSO D’UOMO

Casa

Nicola Gardini

Nicola Gardini

E dopo un viaggio così lungo
Ritroverai tutto com’era?
Sarà spuntato un grosso fungo
Sul bordo della cassettiera?
Balzerà un rospo dall’armadio?
Il muro avrà sputato i chiodi?
E più non canterà la radio?
I fili si son fatti nodi?
O da una rianimata trave
Raccoglierai rami di rose?
Anche se chiudi bene a chiave
Il tempo fa di queste cose

Nicola Gardini

(Petacciato, 1965) daIl tempo è mezza mela(Salani, 2018)
– consigliata da
Luigi Natale

Io e New York

Arturo Giovannitti

Arturo Giovannitti

Città senza storia e senza leggende,
Città senza ponteggi e senza monumenti,
Priva di archeologia, di reliquiari e di porte, aperta
a tutti i viandanti,
A tutti i messaggeri di sogni, a tutti i portatori di pesi,
A tutti coloro in cerca di pane e di potere e di
comprensione vietata;
Città degli Uomini Comuni
Quelli che lavorano e mangiano e si riproducono
senz’altra ambizione,
O Forza Incorruttibile, o Realtà priva di lungimiranza,
Cosa c’è fra te e me?
(…) Io canterò i tuoi sanguinolenti bassifondi
Le tue macchine, artigli di ferro della tua ingordigia,
E le tue carceri, viscide spire della tua mente,
La luce dei tuoi occhi che abbacina il sole
E converte le tue mezzenotti in mezzogiorni,
Le strade dove compri e rivendi
Ogni giorno l’intero mondo e l’umanità,
Le tue fondamenta che affondano fin nell’inferno
E le tue torri che lacerano i tifoni
E la tua voce ubriaca di cruente libagioni,
E i tuoi porti che ingoiano le nazioni,
E la gloria dei tuoi morti senza nome,
E l’amaro del tuo pane,
E la spada che ti consacra la mano,
E l’alba che ghirlanderà la tua testa.

I tulipani

Nicola Gardini

Nicola Gardini

Le nostre vite erano già cambiate.
Apro una parentesi. Come fa quel signore
a essere così bello? Ti ho chiesto di fermarmi,
non capisci, parlagli o mi metto a rompere
i tulipani. Li avevo dimenticati. Che pretendono
così rapidi, guardali, richiusi intorno alla mia
casa, petalo a petalo, e così neri, d’accordo, così
eleganti, ma deve proprio sembrare un fiore
quel fiore che non volevo e prova per me a
racchiudere qualcosa che escludevo e volevo
come un fiore, che gentile però sembravi
con il sacchetto in mano…Era la pioggia
finalmente, la lama tagliava ancora la prima
volta e qualcuno oltre il muro…Fermami,
almeno fermami. Sì, certo, è verde lassù
e del resto non importa credere che qualcuno
fosse sabato se dobbiamo parlare. Sta’
tranquillo. Partiamo di lì. Io, dunque, sono stato
tuo figlio. Sì, di sabato. Ti ho detto tutto. Mi
prometti adesso che non dirai più che è un buon orario?
Nicola Gardini (Petacciato, 1965), da Le nuvole (Crocetti, 2007)

Animaterra

Alessia Iuliano

Alessia Iuliano

Amo questa terra
che ha sciami e denti di case
vive tra colori sbiaditi
e carie diffuse che scavano
a fitta nel corpo e nell’anima
gengive di zolle e lacerti.
Amo questa terra
che soffre flagelli di vento
come via di croce
e scosse dentro il suo ventre
aborti di esodo e morte
come ultima croce.
Amo questa terra
– sentinella antica disarmata
che cerca asilo e voce
tra pietre aguzze di confino
ed inverni aspri di rovesci e gelo –
ribelle a sdegno a colpe a stupro.
Amo questa terra
cerchio di monti e borghi
eco di tuoni e suoni
specchio di lampi e stelle
e nero che infetta gli uomini
dentro ed oltre lo spazio della notte.
Amo l’Irpinia. Odio il suo silenzio muto.
da FIORI DI CARTA