Fa’ il punto

Daniele Bollea

Alle pareti di questa taverna: alberi.
Sul soffitto nuvole in viaggio e poi le stelle.
Raccolti intorno ad una tavola
scambiamo cibi e pensieri.
Non ti mostrare stufo,
non deludere
le stelle che ci guardano
come l’ultima delle novità.
L’universo, fino all’ultima forchetta,
è apparecchiato per questa cena all’aperto
e noi non sappiamo chi veramente
si nutre e pensa a questa mensa.
Così di faccia, la vita
è da mozzare il fiato.
Restringi la visuale
e ti assale la noia.
Da prendere terra

oggi è un sole lungo, uno sguardo di notte bianca

Alessandra Cava

oggi è un sole lungo, uno sguardo di notte bianca –
natura mi scosta, mi ignora: di sicuro la offende
il mio amore d’interni, di tubi, di tetti, di vetri all’incastro;
ma poco le basta, quel poco che afferra alle spalle
con passi d’altalena, quando sbaglia e prende aloni d’inferno,
quando pare artificio, un inganno, uno schermo
e m’attendo si spenga – processo d’infrazione del mondo, nulla
che raduna i suoi pezzi, così il mio seguire una parola
con altra in spazi di vuoto – ecco me allora, a chiedere di quale
tessuto è il ricordo, di quale s’intreccia, se è uguale, uguale
il colore – ecco allora l’immagine fatta di niente, ecco che arriva,
ecco, col suo bagaglio di niente – si sta a scrivere
allora, si sta in angolo stretto, si sta –
Alessandra Cava (San Benedetto del Tronto, 1984), da rsvp (Polimata, 2011)