Lo spino bianco / la poesia alle elementari

Umberto Piersanti

Umberto Piersanti

Le lunghe bacche rosse splendono
intatte quando l’ottobre entra,
i cieli sono i più azzurri
dell’anno, ma freddi e brevi,
porta pace lo spino
gli agnelli bianchi brucano foglie
e frutti, dormono al ceppo
ma quando viene la bruma
nera e spessa
e scolora le bacche, cascano secche
spegne malva e falasco
fa l’acqua nera
escono allora le anime dai rami
girano come fuochi quasi spenti
ma solo chi è malvagia lascia lo spino
se c’è uno che passa
quando annotta
dovrà seguirla
e perdere la strada.

(Urbino, 1941),

da I luoghi persi (Einaudi, 1999)

il vento ha portato nuvole più grigie

Nicola Bultrini

Nicola Bultrini

Il vento ha portato nuvole più grigie
la finestra aperta sulla darsena.
E dove sembra una precoce primavera
il mondo è un corpo duro
la ruggine unico punto di colore.
L’ostinazione di voler capire
le stagioni logora.
Ma non è il nome dato alle cose
che le identifica.
Vedi le montagne
hanno sempre un profilo femminile.
Una donna che riposa
piegata sul fianco
le gambe raccolte.
da LA SPECIE DOMINANTE (Aragno, 2014)

la mattina all’alba il prato è argento

Nicola Bultrini

Nicola Bultrini

La mattina all’alba il prato è argento
l’aria cristallo bagnata della notte.
Poi tutto s’asciuga sotto al monte
ombra dai boschi, manto dei muschi.
Un silenzio ventoso fa il cielo lieve
e mi distraggo
vivendo il prato
il tronco morso dal fulmine.
Sopra me la roccia possente e muta
un tuono sommesso di questo tempo
mio, tradito ancora e incerto.
Sono i sintomi di una bellezza
incomprensibile, l’angoscia nei polmoni
per non saperti dire, figlio, quanta ricchezza.
I temporali estivi sono cosa prodigiosa.
da LA SPECIE DOMINANTE (Aragno, 2014)

l’aroma fortissimo della pineta

Nicola Bultrini

Nicola Bultrini

L’aroma fortissimo della pineta,
l’umidità dell’aria sulle spalle,
la corsa nelle braccia, il vento sulla fronte.
Lo sciabordìo dell’onda sulla rena,
mentre comincia a finir l’estate.
La gente guarda, osserva e riconosce.
Così il matto del paese, gesticola
strillando al lungomare.
Vuoi che non sapesse di me, di te,
di questi drappi bianchi al sole.
Credo nulla governi il caso.
Guarda i bambini sulla spiaggia,
come somigliano alle nuvole da qui.
da LA CODA DELL’OCCHIO (Marietti, 2011)

ma io non sapevo

Nicola Bultrini

Nicola Bultrini

Ma io non sapevo, non potevo sapere,
che il tempo avrebbe, come ha fatto,
la differenza. Quando mio padre
s’affannava al superotto, io non capivo
e a volte distratto non credevo,
che il tempo avrebbe slavato i colori,
i rumori. Guarda, guarda bene,
c’erano tutti o quasi. Il cielo d’alluminio
e un suono dal mare, come d’azzurro.
Queste ed altre cose io non vedevo,
andando via di schiena, o forse
immaginavo, con la coda dell’occhio.
da LA CODA DELL’OCCHIO (Marietti, 2011)

noi giganti siamo rimasti in pochi

Nicola Bultrini

Nicola Bultrini

Noi giganti siamo rimasti in pochi
circondati da uomini piccoli
senza ombra.
Alcuni ci graffiano rabbiosi le caviglie
altri ci ignorano
fingendo di dormire.
Ma a noi giganti non va di partire.
La terra che abbiamo è una misericordia
colma di frutti e soli del mattino.
Abbiamo figli e una ricchezza
di doveri che è tutta la nostra libertà.
Non abbiamo paura del dolore
dello spettro luminoso del silenzio
e se la notte si muovono i fantasmi
ci chiamiamo per nome, uno per uno
e ci abbracciamo come capita
nel buio.
Mentre agli uomini tremano
le vene ai polsi, noi giganti
continuiamo a camminare
nel gelo luminoso di gennaio
saldi nelle gambe, controvento.
da LA SPECIE DOMINANTE (Aragno, 2014)

non sono io che parlo

Nicola Bultrini

Nicola Bultrini

Non sono io che parlo
a un gigante neppure somiglio
mi vedi alto, pesante
ma non più forte.
Ricorda il saggio della scuola
il maestro e voi bambini in coro
timidi e fieri cercando
tra i volti quelli familiari.
Ci sono nel mondo anime immortali
che fanno le parole corpi potenti
amano la vita sfidandola,
il tempo stretto nella gola.
Io sono un’eco soltanto
che imita le cose
mentre dispero contro i venti.
Ma tutto partecipa nei grandi numeri.
Continua tu, a credere ai giganti
il tuono, il lampo che li avvolge.
da LA SPECIE DOMINANTE (Aragno, 2014)

prima di tutto la linea sottile

Nicola Bultrini

Nicola Bultrini

Prima di tutto la linea sottile
del cielo, come cornice.
Poi il disco solare e netti, attorno
i raggi. Quindi una casa, i muri,
il tetto spiovente, la porta col battente
bene in vista e le finestre appena
sopra e simmetriche. La trama
si arricchisce poi di piante
ornamentali, se capita un uomo,
cespugli e infine una nuvola,
schiumosa e bianca. Più raramente
un cielo nero e gocce di tempesta.
Una volta soltanto, durante la messa,
Gesù disteso, nella nuvola, a mani
aperte, chiaramente sorridente. Così
disegnano i bambini, ed io non più.
da LA CODA DELL’OCCHIO (Marietti, 2011)

ti ricordi quando pensavi fosse un assassino

Nicola Bultrini

Nicola Bultrini

Ti ricordi quando pensavi fosse un assassino
l’uomo al tavolo di fronte, la pelle piena di tatuaggi
la voce roca, una sigaretta poi l’altra.
Mi accarezzavi il braccio
e intanto lo guardavi di nascosto.
Lui sussurrava ai commensali
lo sguardo chino sul piatto. Poi
all’improvviso ti guardò ridendo
indicando una figura sulla sua spalla,
ti piace?
Ti vergognasti e lui tornò ai compagni.
Parlavano di turni, di squadre del cantiere
delle famiglie che andavano in vacanza.
E’ gente che lavora, figlio mio, che si fa
in quattro, lo vedi dalle mani, gonfie
scheggiate, bianche di calce sotto le unghie
e ruvide come carta vetrata.
La vita a volte è più semplice di noi
più trasparente.
da LA SPECIE DOMINANTE (Aragno, 2014)