Per Viviana Nicodemo

Milo De Angelis

Milo De Angelis

Ho saputo, amica mia,
che sei stata in un limite. Anch’io
negli intervalli di una sola e grande morte
dormivo tra i casolari
dove si raccolgono d’inverno
con la parola disunita e il fitto
delle idee: entrava
un profumo di uva passa e la neve
dell’incontro ha percepito
la mia notte nella tua.
da Quell’andarsene nel buio dei cortili (2010)

Il cane sordo

Antonia Pozzi

Antonia Pozzi

Sordo per il gran vento
che nel castello vola e grida
è divenuto il cane.
Sopra gli spalti – in lago
protesi – corre,
senza sussulti:
né il muschio sulle pietre
a grande altezza lo insidia,
né un tegolo rimosso.
Tanto chiusa e intera
è in lui la forza
da che non ha nome
più per nessuno
e va per una sua
segreta linea
libero.

Domenica milanese

Alberto Mondadori

Alberto Mondadori

Felici tenerezze
Milano smemora d’adolescenza,
funebri accordi precipitando
di campane
su anonima folla
che svilisce.
Fastidio di smorte luci –
su acciottolato di periferia
da pioggia recente
in pozzanghere sconciato –
inverno ambascia
con putrida nebbia di ciminiere
che libertà sòffocano.
Rancori
in consueto tedio decaduti
occhi svelano incauti,
e coppie illude
domenicali
evasione di cinematografo.

Milano, novembre 1950

Poesia n. 319 Ottobre 2016
Alberto Mondadori. L’editore che credeva nella poesia
a cura di Francesco Kerbaker




è un’opera su un’opera come tutte le mie opere indeterminate / antologia, Nanni Balestrini

Nanni Balestrini

Nanni Balestrini

è un’opera su un’opera come tutte le mie opere indeterminate
un gioco senza scopo un’assenza di finalità
non ho nessuna idea di come tutto questo avviene io non ho niente da dire
poiché tutto comunica già perché voler comunicare
il significato è l’uso
Nanni Balestrini (Milano, 1935), daCaosmogonia (Mondadori, 2010)
Questo testo è tratto dall’opera edita più recente di Nanni Balestrini, Caosmogonia, del 2010. Già la data di pubblicazione mette in evidenza un elemento fondamentale: che Nanni Balestrini abbia operato per più di cinquant’anni, relazionandosi, così, con tutti i drammi della storia e con tutti i cambiamenti che si sono succeduti a cavallo tra i due secoli. La poesia è tratta dalla sezione Empty Cage, in onore di John Cage, il compositore americano noto per i suoi esperimenti sonori. Sembra, infatti, che in questo testo Balestrini metta in pratica, nel linguaggio, quello che Cage faceva nella musica: la ricerca di sonorità che emergessero dal gioco combinatorio e di sovrapposizioni. Con uno stile freddo, da scrittura automatica, ci dice che la sua opera è quasi come un palinsesto, ovvero un’opera scritta su un’opera senza pretesa di completezza: indeterminata per l’appunto. Alcuni tratti che si potevano evincere dal Sasso appeso qui sono dichiarati palesemente: la scrittura come gioco e senza alcuna finalità. Perché nella poesia moderna non c’è finalità che tenga: non c’è scopo educativo o morale. La morale non la dà il poeta. Deve essere il lettore a trovarsi la propria. Perché il poeta scrive quasi automaticamente, senza idea di come avvenga il tutto, e senza avere nulla da dire. Il significato non è qualcosa di interno al testo (o alla storia), ma qualcosa che si viene a creare, strato dopo strato, a seconda dell’uso che si fa e del testo e del linguaggio e anche della storia.
(Luciano Mazziotta)

Furono mesi di cometa

Roberta Borsani

Roberta Borsani

furono mesi di cometa
mio padre era ancora in vita
pallido e senza voce
andava e veniva
(andava e veniva)

io restavo coi figli
a guardarla ogni sera
a berne
la luce gassosa con l’anima
– passa ogni
centinaia di anni
illumina pia
grumose distese d’aria morta

non ci saremo credo
dicevo
la prossima volta
Roberta Borsani (Rho, 1959), da Il rosaio d’inverno (Fara, 2009)

Dal libro del sogno

Alessandro Carrera

Alessandro Carrera

Il creatore ha messo
un grano di sabbia
nella valva delle cose
perché lo spirito
che le teneva insieme
vi si accanisse intorno
e trasformato in perla
non potesse uscire
nell’orecchio di un casuale
ascoltatore di conchiglie.
Da allora, passato lo stupore
alla vista delle sagome sui viali,
la morte è un compito a casa
che avrò da consegnare,
e il canto sempre un angelo inseguito
che si volta con un dito sulle labbra.
Poi qui, io mi racconto di tutto,
ma da dove mi ha raggiunto
questo rapace che non si alza mai da terra,
questa religione scribacchina,
senza cimbali né salmi?

Manicomio è parola

Alda Merini

Alda Merini

Manicomio è parola assai più grande
delle oscure voragini del sogno,
eppur veniva qualche volta al tempo
filamento di azzurro o una canzone
lontana di usignolo o si schiudeva
la tua bocca mordendo nell’azzurro
la menzogna feroce della vita.
O una mano impietosa di malato
saliva piano sulla tua finestra
sillabando il tuo nome e finalmente
sciolto il numero immondo ritrovavi
tutta la serietà della tua vita.

Trovammo gesti fra foglie

Gabriele Gabbia

Gabriele Gabbia

Trovammo gesti fra foglie
improvvise spirali inattese
cose appartate, audaci
nel loro essere inconsuete,
insolute, mordaci paure, parole
portate lì, muraglie di somme
– resti – di ciò sappiamo e non
siamo – orme.
Gabriele Gabbia (Brescia, 1981), da La terra franata dei nomi (L’arcolaio, 2011)