NOTE DALMATE

Fabio Scotto

Fabio Scotto

Ha stanato il granchio
dopo ostinata caccia
La preda è nel secchiello
La osserva
la sevizia
Via una chela
poi l’altra
« Papà, perché non cammina? »
(così piccolo
e il cervello già in rovina…)
Poi d’accordo
i due compagnucci
tirano ciascuno dalla propria parte
finché la povera bestia non s’apre in due
Osservare il cuore senza corpo
palpitare nella mano
Primi rudimenti di crudeltà infantile
Il padre applaude alla bella prova virile
Seminiamo, seminiamo…
TRADUZIONI

Storia

Italo Calvino

Italo Calvino

Io cammino per un bosco di larici
ed ogni mio passo è storia.
Io penso, io amo, io agisco
e questo è storia,
forse non farò cose importanti,
ma la storia è fatta
di piccoli gesti
e di tutte le cose
che farò prima di morire
saranno pezzetti di storia
e tutti i pensieri di adesso
faranno la storia di domani.

Grido

Angelo Barile

Voci parole son tutte di piombo,
cadono morte nel grembo alla sera
come in un mare.

O desiderî, cavalli leggeri!
Ora sul prato pascolate avare
erbe, mordete l’aria che s’annera.

Sentirvi,
o desiderî, o miei pegasi stanchi,
battere ancora uno scalpito! e fosse
l’ultimo, quello che rapisce: il grido
sullo strapiombo.

Poesia n. 336 Aprile 2018
La domestica grazia di Angelo Barile
a cura di Stefano Verdino

 

 

 

 




I PASSI LENTAMENTE DALLA SCALA

Fabio Scotto

Fabio Scotto

I passi lentamente dalla scala
l’odore chiuso della geriatria
La stanza silenziosa
letti paralleli
la flebo in gola
il sole
fuori
ora che non c’è più lotteria
«Ti ha scritto la Alda,
dice che sta bene…»
– e l’infermiera giovane arrossiva
cercando la febbre sotto le lenzuola.
È qui che adesso vivi
se è la vita
dopo quel brusco salto
forse candeggina
e il grido spaventato dei vicini
(Avevo cinque anni
mi guardavi
giocare tra le ombre dei giardini).
Ora c’è solo un rantolo di mani
e occhi chiusi
disperatamente azzurri
Restiamo
luglio conta i tuoi respiri
E più non parli
più non chiami
La morte morirà ma tu rimani.

Il cocciuto

Edmondo De Amicis

Edmondo De Amicis

Scrivi e riscrivi, e nè cortesi accenti
Nè il suon d’un plauso animator riscoti,
E i versi tuoi non leggono che i proti
E i vecchi amici e i prossimi parenti.
Ed ogni via dell’arte invan ritenti
E stilli e ponzi e t’agiti e t’arroti,
E il grave incarco dei volumi ignoti
Tra la folla che passa, urlando, ostenti.
Invano, invano! Di tue veglie amare
L’informe opera, morta anzi che nata,
Nel gran mar dell’obblío tonfa e dispare;
E più t’ostini, e con più alto riso
E più sdegnosa man, l’inesorata
Gloria ti sbatte le sue porte in viso.

DELOS

Fabio Scotto

Fabio Scotto

Je ne veux pas
d’autre secours que
celui-là: vous
parler. –
Gide,
L’immoraliste.
Sorge dal mare
nel suo antico dono
di marmi a sorreggere la sabbia
Onde la scuotono
in una quiete bianca
che è sale sul sogno di Cleopatra
Sali verso il sole
sospinto da Dioniso
sul monte Cinzio
imprendibile
come il mio cuore
Lontani i mulini di Myconos
a inventare il vento
che ci toglie gli occhi
In questo nulla
respiro il tempo
schernito dai gabbiani
Vorrei parlarti
senza parlare
come fa il vento
da sempre
su queste mani
Myconos, 22.8.1986
(chiedi un succo d’arancia
e ti portano un’aranciata…)