L’eclissi

Carlo Carabba

Carlo Carabba

Dov’era la luna? Il cielo era chiuso
dai tetti, e tutti tendevano
la testa e il collo, per vederla meglio.
E anch’io. L’ho vista farsi rossa.
Ho abbassato gli occhi. Un lampione. Solo,
padrone della scena,
pareva lui la luna
in una notte buia. Illuminava
le geometrie essenziali
delle periferie, e mi domandava,
muto, che c’entrava la luna
l’eclissi e il moto dei pianeti,
con tutti quei palazzi
e quelle strade.
Claudio Carabba (Roma, 1980), da I canti dell’abbandono (Mondadori, 2011)

Daniele Mencarelli consiglia Stefano Maldini

Daniele Mencarelli

Daniele Mencarelli

Ho fumato la pipa domenica sera
a Bagno Vignoni – l’anima d’acqua
mi parlava degli uomini, che si avvicinano
e passano, senza ascoltare il riflesso lunare
e a te del nostro lungo abbraccio
che non sa esistere disincarnato – ho alzato
lo sguardo piano, ripetendo con la mano
un gesto noto di carezza, disabituato dalla fretta
e visti alla finestra, nella nebbia che si alzava
mescolata al fumo dolce del mio Troost
appena comperato, eravamo un po’ bambini
cioè il mondo, e insieme il suo significato.
Stefano Maldini(Cesena, 1972), da Luce instancabile (Raffaelli editore, 2005)
Amo questa poesia di Maldini perché tenta di avvicinare la parola al mistero della vita, una parola che vive di tensione e onestà, che non teme di essere leggibile, che vuole dire perché ha da dire. Degli ultimi due versi, memorabili, mi sono sempre rimasti impressi i tre sostantivi cardine: bambini-mondo-significato. Parole di promessa, e speranza, nel futuro e oltre. Ho scelto questo poesia di Maldini anche per un’altra ragione, avrei potuto proporre testi di tanti poeti considerati padri della nostra generazione, i nati negli anni settanta, invece, quasi ideologicamente, ho voluto ergere a padre un fratello. Siamo pronti per andare sulle nostre gambe.

Il piano verticale

Alessandro De Santis

Alessandro De Santis

Sull’orizzonte di legno
una torre Eiffel di sali colorati
e un opossum che dimentico sempre di salutare.
La ragazzina del piano di sopra
piove gocce di mercurio
dalla fronte, mentre suona canti
liturgici con l’insistenza del venditore
telefonico, della ghiaia rimestata.
Vorrebbe laccarlo di rosso
come un giorno di gioia
Morta la meccanica può
sentirsi fortunata, la musica di benvenuto è pur
spaventevole: accenti perfetti, semicrome a tempo,
una linea di mozza della casa
dell’imbecille guerra che diluisce la morte.
da Il verso del taglio (2015)

Giochi istmici

Alessandro De Santis

Alessandro De Santis

Ore 12,22. C’è pure la lirica. Le scarpe scendono
Sei, i gradi di separazione
tra un trivellatore e un centurione
e ferri, cocci, e materiali
Si scava verso un fondo
che fondo non è mai
e quando il gran lavoro
(s’) appressa al taglio-nastro,
ossa e occhiaie vengon fuori
e la gente scalpita,
mescola da bere col ricordo,
in un banchetto scomodo,
dove il rumore di fondo è un
ballo felice e rovinoso.
da Metro C (2013)

Aveva appena chiuso gli occhi sul libro

Biancamaria Frabotta

Biancamaria Frabotta

Aveva appena chiuso gli occhi sul libro
– ne sentiva ancora il peso sul petto –
nella lieve brezza del dormiveglia
rabbrividivano le foglioline del mirto
allo sciame che saliva dalla terra
ma lui non vi faceva caso. Troppo
il pensiero della prova imminente
lo assaliva e altro non temeva
la sua giovane età, cui ogni cosa è amica.
Sognava la patria artificiale dell’infanzia.
Sognava, con una pietra sul petto
l’ultima parola che vi aveva letto.
Biancamaria Frabotta (Roma, 1946), daDa mani mortali(Mondadori, 2012)

Di questo seme

Silvio Raffo

Silvio Raffo

Risulta, l’armonia, d’un bel contrasto
che si compone generando vita
nuova –
ma c’è a chi tocca più speciale prova:
di mantenerlo, quel contrasto, vivo
dentro sé coltivandolo infecondo
Di questo seme è il solco più profondo
Silvio Raffo
Lampi della visione
Crocetti Editore 1988

E gli altri?

Valerio Magrelli

Valerio Magrelli

Io sopporto ingiustizie dalla nascita,
a cominciare ovviamente dalla nascita.
Lo Stato che depreda, gli amici che tradiscono,
il nepotismo, le sopraffazioni fisiche
o burocratiche, ogni variante dell’illegalità,
e adesso anche il voto rubato per essere offerto al nemico!
Ma la roulotte è troppo.
Sequestrare la strada,
impormi con violenza un’andatura non mia,
occupare lo spazio di tutti solamente per sé:
questo è troppo.
Dov’è il rispetto per l’altro, per la sua libertà?
Come è possibile essere tanto indifferenti verso il prossimo?
IO, IO, IO, IO, IO, IO, IO, IO, IO, IO!
E’ un io che precede l’avvento dei mammiferi,
un io da rettili, da uccelli predatori.
No, la roulotte è troppo.
La roulotte è davvero troppo.
No, no: è davvero troppo,
la roulotte.
Nota. La roulotte è accettabile negli Usa, dove il sistema viario prevede carreggiate di due, tre o quattro corsie. Di conseguenza il buon senso vorrebbe che in Italia, per non incorrere nel reato di “occupazione di suolo pubblico”, a un veicolo simile fosse permesso circolare esclusivamente in autostrada.Ciò detto, restano due domande: a) Vorrà dire qualcosa il fatto che la prima caravan, con il nome diWohnauto(“casa viaggiante”), vide la luce in Germania, nel 1931? b) Esisterà un possibile rapporto fra la prepotente annessione del terreno comune da parte della roulotte privata (“Anschluß”), e il dato biografico secondo cui, prima di dedicarsi alla sua egoistica invenzione, l’ideatore, Arist Dethleffs, lavorasse a lungo, come addetto alle vendite, nella fabbrica di fruste del padre?
Valerio Magrelli (Roma, 1957)

Presepe

Lucio Mariani

Lucio Mariani

Nessuno oltre i cespugli dello stupore,
oltre la forma ironica del guscio.
E piú nesssuno arriva a portare notizie
degli oracoli. Sulla riva muschiata degli stagni
lungo i viali di ghiaia
dai monti dolci come seni innevati
tutto il presepe marcia sul posto,
le valige vuote, senz’ombra, senza sguardo,
sotto la trama delle stelle appese al soffitto di carta.
Né sorride per noi bianca la luna.

Lucio Mariani
Canti di Ripa Grande (2010-2013)
postfazione a cura di Luca Canali
Crocetti Editore 2013

L

Antonella Anedda

Antonella Anedda

È la lettera del librarsi e liberarsi, della lucidità davanti al dolore.
È il liquido allontanarsi del linguaggio verso la lingua dei folli
che ci slega.
È la lettera letta lentamente dall’inizio alla fine.
Antonella Anedda (Roma, 1955), da Il catalogo della gioia (Donzelli, 2003)