VIII

Antonella Anedda

Antonella Anedda

Forse se moriamo è per questo? Perché l’aria liquida dei giorni
scuota di colpo il tempo e gli dia spazio
perché l’invisibile, il fuoco delle attese
si spalanchi nell’aria
e bruci quello che ci sembrava
il nostro solo raccolto?

Diluvio

Giorgio Vigolo

Giorgio Vigolo

Mi coglie lo scroscio dirotto
a mezzogiorno sul ponte:
dintorno la città -chiese e palazzi-
si scioglie in fumo e non si vede più.
Anche quell’ultima cupola è sparita.
Rimasto solo è il ponte,
tagliato dalle sponde,
sospeso in alto in alto fra le nuvole
con le sue statue d’angeli grondanti.
Ma mentre la città mi si cancella
nel fumante diluvio
dentro la nube uno spiraglio ride
verso uno sfondo di monti sereni:
e dietro un vetro limpido e sottile
l’ultima pioggia un praticello splende
avvicinato in quell’ umida lente.
Fuori di porta è già tornato il sole.
da LINEA DELLA VITA

Sogno è città, da un disegno di Jan Fabre

Mario De Santis

Mario De Santis

Dove ci sono ancora case vuote, li finisce Roma
si lacera di strade senza targa, dove la notte
è solo mani di rissa e crudeltà di cani.
Guardo lasciando che nel buio
cadano gocce rumorose. L’acqua
che non ha spessore, che non è diretta,
porta il suo ritmo verso il niente,
diviene danza ossessiva di pianeti.
Nessuno sembra sveglio,qui, o sono tuttioltre frontiera
lungo le scale e i corridoi camminorespirando
tornando a casa a bocca aperta, iosolo testimone.
Qui la vittoria o la sconfittasono sconosciute
resta la ferocia delle cose. Non riconosco nulla
dalla finestra, tutto è uguale, è la polvereche vaga
dunque non c’è nient’altro dietro le nostre
vite: se non avessi l’ombra che si disegna sola,
quella di un cane a cui somiglio, sarei davvero
anch’io una cosa, abbandonata tra gli agguati,
di nuovo nel deserto della strada immobile
nel giorno identico a ieri
che arriva tardi, che non si sbaglia mai.
Mario De Santis (Roma, 1964), da La polvere nell’acqua (Crocetti, 2012)

Istruzioni

Lucio Mariani

Lucio Mariani

Lascia che ogni scintilla mangi l’aria
e arda il fuoco di sterpi e vecchi legni
che bruci e inventi il ballo delle lingue
nell’elenco scadito dai suoi rossi
mentre spietata fiamma ci riduca
in cenere ogni storia.
Purché rimanga inusto
sotto la pietra liscia
qualche brandello
di parola vera
che colpisca alla testa il mio lettore.

Lucio Mariani
Oratorio
Crocetti Editore 2016
Novità

 

 




E’ prima di conoscerla che la morte ci muta – Odisseas Elitis

Daniela Attanasio

Daniela Attanasio

2
Ci sono più vivi che morti
nel registro del tuo giardino
sono forme erette, li chiami: gli agapànto del giorno
ma sei al margine dell’aiuola, non c’è quasi più terra.
Ancora un’alba rosata
ancora un giro nel motore della piazza che si sostiene a fatica
sul peso dei suoi luridi portici
e poi comincerà la conta di chi non appartiene più alla vita
dirai, senza sapere a chi -ridammeli indietro, non li trattenere
così attoniti e muti
sarà definitivo più della morte
e più lento
come sfogliarsi un po’ alla volta
scuoiarsi
arrivare all’osso della pena per troppa mancanza.
DI QUESTO MONDO
Nino Aragno Editore, 2013

La cottura

Aldo Fabrizi

Aldo Fabrizi

I Nun è ‘na cosa tanto compricata,
però bisogna sempre fà attenzione
perché ce vò ‘na certa proporzione
tra tipo e quantità che va lessata.
Me spiego: quella fina e delicata
va bene tutt’ar più pe’ du’ persone,
ma si presempio se ne fa un pilone
basta un seconno in più che viè incollata.
Insomma, c’è ‘na regola importante:
fino a tre etti se pò fà leggera
poi più s’aumenta e più ce vò pesante.
Er sale è mejo poco, l’acqua assai,
un litro a etto, l’unica maniera,
perché la Pasta nun s’incolli mai.
II Un’antra cosa: mai bollilla stretta,
e quanno l’acqua è in piena bollitura,
se butta giù e la pila se riattura
pe’ fà riarzà er bollore in fretta in fretta.
Poi dopo un po’ s’assaggia: n’anticchietta;
appena è cotta, ancora bella dura,
se leva e je se ferma la cottura
coll’acqua fresca sotto la bocchetta.
Doppo girata un attimo, scolate:
quanno l’urtima gocciola viè fòri
conditela de prescia e scodellate.
Si c’è quarcuno attenti a controllavve:
« mangiate calmi, piano, da signori » ,
si state soli… attenti a nun strozzavve.

Efeso

Lucio Mariani

Lucio Mariani

Per questa terra abrasa i nostri occhi di cane
rovistano i gomitoli del tempo, tutte le età rapprese
nelle vene delle colonne morse, lungo il petalo bruno
d’una cavèa sonora, tra i nomi consumati sulla pallida
stele abbandonata all’abbraccio di oliastri. Battiamo
i piedi dove rovescia il furore dei Cimmeri, dove
la Grande Madre versa seme di toro e lacrime dell’ape,
dove sgorga il discorso di Eraclito, un rivolo di fuoco
e di lapilli che scavalca i millenni, e con le spine
e gli ossi del frammento ancora frusta di misteri la mente,
battiamo i piedi dove ripara Antonio a regalare
l’ultimo sorriso ai satiri e alle menadi.

Lucio Mariani
Canti di Ripa Grande (2010-2013)
postfazione a cura di Luca Canali
Crocetti Editore 2013

Cuci una foglia vicino alle parole, cuci le parole tra loro

Antonella Anedda

Antonella Anedda

Cuci una foglia vicino alle parole, cuci le parole tra loro, guarda una foglia come viene soffiata lontano.
Il tempo mentre scriviamo vola, noi moriamo a noi stessi mentre intorno cresce la vita e la realtà s’addensa, s’intreccia, diventa una radice che sale fino a un tronco e ridiventa foglio.
Da sempre mi mancano le parole e io ne ho nostalgia.
Per questo cucio, cucio, cucio.
Antonella Anedda (Roma, 1958), da Salva con nome (Mondadori, 2012)